Migranti a Rocca di Papa, “in pochi vogliono restare in Italia”

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Ancora non hanno capito che cosa è successo sulla nave Diciotti, perché dopo essere stati salvati in mare, hanno aspettato cinque giorni sul molo di Catania, senza poter scendere. Ma quando ieri, alcuni di loro a tarda notte, i 100 migranti sono arrivati in pullman da Messina nel centro accoglienza “Un mondo migliore” di Rocca di Papa e gli altri ospiti li hanno applauditi, “hanno avuto un po’ di serenità e si sono sentiti finalmente a casa”. Francesco Spagnolo, dell’Ufficio Comunicazione della Caritas, racconta che cosa è successo nella cittadina sui colli vicino Roma. Sono 100, 92 uomini e 8 donne, il più piccolo di loro ha 18 anni, arrivano tutti dall’Eritrea. Un lungo viaggio. C’è chi è dal 2016 che è in viaggio, prima la fuga da un paese che è uscito spezzato dalla guerra – molti degli uomini arrivati sono obiettori di coscienza – poi la traversata del deserto del Sudan, e i campi libici. Alcuni di loro per cinque volte sono stati portati e trattenuti in questi campi. La traversata in mare, il salvataggio il 16 agosto, il 20 l’arrivo a Catania sulla nave della Guarda costiera italiana Ubaldo Diciotti, cinque giorni fermi sul molo di levante a Catania senza poter scendere, e la sera del 25 finalmente lo sbarco con il viaggio in due pullman da Messina ai Castelli Romani. “Erano molto stanchi, il viaggio è stato molto lungo e non hanno parlato molto, ma quando gli altri ospiti del centro li hanno applauditi hanno finalmente sorriso”, racconta Spagnolo. Stanno bene, nessuna malattia infettiva, le tracce di scabbia guarite, ancora un po’ malnutriti ma oggi per loro ci sarà un pranzo sereno. Le proteste di ieri sera davanti ai cancelli della comunità di accoglienza non li hanno raggiunti, non hanno ben capito cosa ben succedesse e poi “a Rocca di Papa sono più di diciottomila persone, ieri sera qui davanti c’erano sparuti gruppi, una parte protestava e un’altra invece era lì per accoglierli”, sottolinea il rappresentante della Caritas. A Rocca di Papa comunque rimarranno poco tempo, il tempo necessario perché la Caritas e i loro mediatori culturali capiscano quali sono le loro esigenze specifiche, se hanno familiari o amici da qualche parte che possono raggiungere e per organizzare un altro viaggio: 30 diocesi italiane hanno dato la disponibilità ad accoglierli, una parte sarà accolta anche dall’Associazione Giovanni XXIII: “Sono 30 diocesi in tutta Italia, da Milano, Torino, Napoli, Firenze ma anche piccole diocesi come Como, Conversano o Cefalù, dal Nord al Sud d’Italia ma molte sono le diocesi del Nord che li accoglieranno”. In quelle diocesi rimarranno per tutto il tempo necessario per le pratiche della richiesta di asilo, ieri infatti i mediatori e il personale della Caritas ha spiegato loro quali sono i loro diritti, e anche i loro doveri, e che “sono finalmente liberi”, ma dovranno rimanere in Italia per tutto il tempo necessario alla concessione dello status. In realtà “quando gli hanno chiesto se volevano rimanere in Italia, pochi di loro hanno alzato la mano”. Intanto, in tempi brevi, sottolinea la Caritas, la loro destinazione a piccoli gruppi di due-tre persone, saranno le diocesi italiane. “Saranno accompagnati, non spediti come pacchi, saranno assistiti anche dal punto di vista legale”, e – sottolinea Spagnolo – “tutte le spese saranno interamente a carico della Caritas, con l’8 per mille alla Chiesa italiana”. Nel centro accoglienza “Un mondo migliore” erano già ospitate 370 persone, di 34 nazionalità diverse, ma il centro ne può ospitare tranquillamente fino a 600 e i 100 migranti della Diciotti “ora hanno capito che la loro odissea è finita”.

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