Forse anche nel Lazio la prospettiva di un governo giallo/rosso

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Una cosa è certa, Nicola Zingaretti che rifiuta qualsiasi incarico ministeriale nel governo Conte, intende mantenersi alla guida della Regione Lazio. Tirano un sospiro di sollievo Assessori, consiglieri regionali, personale di staff, consiglieri di amministrazione delle varie regionalizzate ecc, rassicurati dal fatto che non si andrà a breve alle urne obbligando il Governatore ad optare per un seggio in una delle due Camere lasciando la poltrona sulla Cristoforo Colombo. 

Anche l’opposizione alla Pisana, fuori dai proclami, non brama certo riandare  alle urne nell’incertezza di un quadro politico radicalmente mutato. 

Ma nelle intenzioni del segretario del Pd c’è un elemento che va ben oltre la sopravvivenza della sua amministrazione e quella della sinistra in Consiglio Regionale, sinora garantita dai soli 2 voti dei consiglieri, Cangemi e Cavallari, convinti “responsabilmente”(ca va san dire) ad entrare in maggioranza, il primo da Forza Italia e il secondo dalla Lega, ma con un passato vicino ai fratelli della Meloni.

Infatti  Zingaretti alla fine della direzione del Pd conclusasi con una standing ovation e prima di salire al Colle sottolineava che «davanti a noi abbiamo elezioni difficili in diverse regioni. L’Umbria, poi Calabria, Veneto Toscana, Emilia Romagna». Quindi «dobbiamo fare ogni sforzo per costruire in ciascuna di queste realtà l’offerta politica e programmatica più credibile. Anche, naturalmente, sul versante delle alleanze che il nuovo quadro politico potrà favorire». 

La speranza ( o forse qualcosina di più) di Zingaretti è che con i 5 Stelle possono anche nascere  intese a livello locale tali da salvare alcune regioni dall’onda bruna di Salvini. 

Una speranza che per ora i grillini ovviamente non alimentano, alle prese con la definizione della squadra di governo e in attesa del giudizio di qualche decina di migliaia di attivisti sulla piattaforma Rousseau, al di fuori di ogni logica istituzionale certo, ma coerente con i corposi interessi della Casaleggio&associati. 

Sciolti questi nodi, il discorso nel Lazio si presenta più facile visto che la capogruppo 5stelle Roberta Lombardi, si è da subito schierata con l’ipotesi di un governo giallo/rosso creando qualche mal di pancia ai suoi, soprattutto al consigliere pentastellato Barillari che minaccia sfracelli per una soluzione contraria ai principi (sic) del MoVimento.

Che dalle elezioni regionali dello scorso anno sia già in corso, (ovviamente sui “contenuti”) una “fruttuosa” collaborazione con i 5stelle è noto, ma se questa per ora è solo una “entente” più o meno “cordiale”, lo scenario politico nel Lazio potrebbe rapidamente mutarsi in una collaborazione più organica di cui fonti grilline non disdegnano sussurrare. Creando qualche apprensione nelle fila del centro sinistra perché un ingresso effettivo nella maggioranza dei pentastellati comporterebbe un prezzo.

Forse non tanto elevato in Consiglio regionale alla Pisana, dove sarebbe sufficiente  la concessione di qualche  presidenza delle commissioni consiliari, ma sicuramente più alto se i nuovi alleati rivendicassero assessorati, presidenze nelle società e negli enti regionali o addirittura la vice presidenza della Regione.

Qui comincerebbe un nuovo gioco dell’oca sulle poltrone, che tutti disdegnano in nome dei prioritari interessi reali del popolo, ma che di fatto è nella logica delle spartizioni quando muta il quadro politico.

Per ora solo voci, illazioni cui tuttavia non si può negare una logica politica, se l’esperimento Conte dovesse procedere secondo le intenzioni, più o meno travagliate, di Pd e 5stelle.

Eppure queste voci ed illazioni già cominciano a destare qualche preoccupazione nell’entourage Zingarettiano poco propenso a mollare le vantaggiose posizioni di potere ed economiche ottenute in questi anni.

Giuliano Longo

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