Violenza su donne disabili, meno reati ma spesso commessi da persone vicine

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Violenza su donne disabili, meno reati ma spesso commessi da persone vicine

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“Un fenomeno particolarmente preoccupante”, così definisce la violenza nei confronti delle donne con disabilità il ‘Rapporto sulle donne vittime di violenza’ curato dalla Direzione centrale della polizia criminale e diffuso oggi, in occasione della Giornata internazionale della donna. Si tratta di vittime “che già vivono una particolare fragilità” e “subiscono una doppia discriminazione che le rende esposte a forme ulteriori e peculiari di sopraffazione. Molto spesso queste donne sono vittime di maltrattamenti- si legge nel Rapporto- stalking, violenze sessuali, commessi da tutori, amici, conoscenti, ma anche partner e familiari, sia dentro che fuori del contesto domestico”. “Le donne con disabilità sono vittime delle stesse forme di violenza che colpiscono le altre donne, ma la violenza nei loro confronti può realizzarsi anche attraverso ulteriori condotte legate alla stessa condizione di disabilità- spiega il Rapporto- come l’abuso farmacologico, che può consistere nel somministrare una dose maggiore o minore di farmaci o negare l’accesso a farmaci essenziali; il diniego di cure essenziali; la richiesta di prestazioni sessuali in cambio di aiuto o sostegno; la sottoposizione a sterilizzazione forzata e aborto coercitivo, pratiche che costituiscono gravi violazioni dei diritti umani”. Andando a vedere i tre reati spia della violenza di genere (maltrattamenti contro familiari o conviventi; violenza sessuale; atti persecutori) commessi nei confronti di donne con disabilità negli anni 2021 e 2022 e analizzati dall’Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori (Oscad), organismo interforze del Dipartimento della Pubblica Sicurezza, viene fuori che tali crimini, commessi anche nei confronti di minorenni, nei due anni di riferimento hanno subito una flessione. In particolare, nei periodi esaminati, sono stati riscontrati rispettivamente 128 e 112 episodi di maltrattamenti contro familiari o conviventi commessi nei confronti di donne con disabilità e numerosi casi di violenza assistita ai danni di minori disabili. Per quanto riguarda la violenza sessuale, sono stati registrati 27 e 24 casi, che colpiscono maggiormente le donne con disabilità di tipo cognitivo con difficoltà a riconoscere l’abuso e a denunciarlo. Nei casi di violenza sessuale su donne con disabilità fisica, invece, l’autore del reato molto spesso approfitta della difficoltà a fuggire o opporre resistenza della vittima.

“Sovente- continua il Rapporto- gli abusi sessuali vengono realizzati all’interno della famiglia o nelle strutture deputate alla cura e all’assistenza. Generalmente l’autore del reato è una persona vicina, che gode della fiducia della vittima, come un familiare, un amico, un operatore sanitario, un insegnante, un volontario o il caregiver”. Per quanto riguarda il reato di atti persecutori il Rapporto evidenzia che nei periodi presi in esame sono stati denunciati 14 e 9 episodi commessi da partner ed ex partner, ma anche da vicini o conoscenti della vittima. “L’approfittamento dello stato di disabilità avviene anche on line, nei confronti di giovani donne contattate sui social network, circuite e indotte a produrre materiale sessualmente esplicito- si legge nel documento- In alcuni casi si registrano richieste estorsive, anche di natura sessuale, sotto la minaccia di divulgare il materiale pornografico che ritrae la vittima”. “Va evidenziato, infine- conclude il Rapporto- che con riferimento a tale tipologia di reati, esiste una notevole cifra di sommerso per la difficoltà di denunciare da parte delle persone con disabilità, dovuta alla mancanza di alternative reali o percepite, alla paura di non ricevere sostegno, all’incapacità di chi riceve la richiesta d’aiuto di riconoscere quella particolare forma di violenza e documentarla in maniera adeguata. Bisogna, inoltre, considerare che la soddisfazione dei bisogni primari delle donne disabili è spesso affidata ad un’altra persona ed è proprio il timore di perdere questo supporto che pone le donne in una condizione di dipendenza e sottomissione, aumentando il rischio che le condotte violente rimangano celate”.

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