Roma. Caritas: “Il problema sicurezza alla Stazione Termini non sono i poveri”

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Roma. Caritas: “Il problema sicurezza alla Stazione Termini non sono i poveri”

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“In una città dove ogni notte più di 8.000 persone dormono in strada o in alloggi di fortuna è immorale affermare che il problema della sicurezza alla stazione Termini sia l’Ostello Don Luigi Di Liegro della Caritas di Roma che dal 1987 ospita 180 senza dimora tra uomini e donne. Non c’è contrapposizione tra l’accoglienza dei poveri, l’esigenza di maggiore sicurezza e tutela dei legittimi interessi economici nell’area della stazione Termini”. Così il direttore della Caritas di Roma, il diacono Giustino Trincia, commenta in una nota le dichiarazioni di Federalberghi Roma “che vedono nella struttura per senza dimora situata in via Marsala una delle cause del degrado in cui versano le strade limitrofe al principale scalo ferroviario nazionale”. “Da trentacinque anni l’Ostello è un presidio di solidarietà e di legalità- continua Trincia- opera fuori dalla stazione Termini e in una zona periferica rispetto a quella degli alberghi, in cui si è concretizzata la collaborazione tra le istituzioni, in modo particolare Roma Capitale, le Ferrovie dello Stato, azienda che in tutta Italia ha fatto delle politiche d’inclusione un elemento strategico della sua responsabilità sociale, e le tante forze di volontariato”. “Già nella seconda metà degli anni Novanta- ricorda Trincia- la struttura della Caritas è stata inserita in una processo di riqualificazione del quartiere che ha visto il suo trasferimento dalla sede provvisoria di via Giolitti a via Marsala. In quegli stessi anni, è stato ristrutturato e riaperto il Teatro Ambra Jovinelli, riqualificata l’Ala Mazzoniana della Stazione, ristrutturati il Mercato dell’Esquilino, il parco di Piazza Vittorio e l’Acquario Romano ora Casa dell’Architettura”. La stessa Caritas di Roma nel 2015 ha ulteriormente qualificato i locali di via Marsala grazie a vari donatori. “Per riqualificare una città, in termini di decoro e sicurezza, occorre essere inclusivi, avere idee e collaborare. Chi rivendica solo esclusioni e chiusure, purtroppo, ha altri interessi e non il bene della città e di chi soffre nell’emarginazione”. Infine: “I poveri, i senza dimora, non vanno nascosti, portati lontano perché danno fastidio al ‘decoro’ e agli interessi economici, ma vanno ascoltati, accolti e messi in grado di uscire dalle loro emergenze, grazie all’aiuto di tutti, albergatori e soggetti economici compresi, oltre che delle istituzioni pubbliche”. 

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