Salvini e il festival di Sanremo, una ‘guerra’ lunga 10 anni

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Salvini e il festival di Sanremo, una ‘guerra’ lunga 10 anni
Salvini sui migranti

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Ogni febbraio, da un decennio a questa parte, in coincidenza con le canzoni in gara, anche Matteo Salvini intona la sua melodia

Sono quattro anni che Salvini se la prende col festival di Sanremo, basta non guardarlo“. Sbaglia Amadeus, involontariamente. Lui guarda al ‘suo’ festival, più volte attaccato e criticato dal segretario della Lega. Ma l’attrazione dell’attuale ministro delle Infrastrutture per Sanremo è cosa ben più antica e radicata. Puntualissima: ogni febbraio, da un decennio a questa parte, in coincidenza con le canzoni in gara, anche lui intona la sua melodia. Testo e musica di Matteo Salvini: “Ma è uno spettacolo o è un comizio del Pd?” (2013); “Sanremo è il peggio del peggio del radical chic” (2014); “Siani ironizzerà su Lega e Salvini. Con quel che costa spero faccia ridere” (2015); “Elton John non deve parlare delle unioni civili” (2016); “Amici, voi lo guardate Sanremo? Io no” (2017). Fino a questi giorni. Non gli garbano Blanco e Fedez, nemmeno Benigni e Mattarella, né Paola Egonu: “Non guardo Sanremo, ho cose più importanti da fare”.

Una pausa nel 2018, quando il festival capita in piena campagna elettorale. Di lì a breve Salvini andrà al governo con i Cinquestelle. Un’era politica fa, una fidanzata fa. A pochi giorni dal voto, il leghista a Sanremo sfila davvero: siede in sesta fila con Elisa Isoardi. Per motivi di par condicio non può essere inquadrato. Gli dispiace? “Sono disperato”, sorride. Le urne sono nell’aria: “Con il centrodestra puntiamo allo share del festival, almeno il 47%”. Si fermeranno al 37, dieci in meno. Della gara canora dice appena: “Un sacco di canzoni che parlano degli immigrati che scappano, arrivano, fuggono; magari l’anno prossimo ce ne sarà una sui terremotati”.

Quella edizione la conduce Claudio Baglioni, che bissa l’anno dopo, il 2019. Le cose cambiano. Dodici mesi dopo aver sfilato sul red carpet ligure, Salvini è ministro dell’Interno. Baglioni lo bacchetta sulla vicenda delle navi Sea Watch e Sea Eye e sui migranti rimasti per quasi 20 giorni in mare. “Baglioni mi piace quando canta, non quando parla di politica o di immigrazione. I cantanti cantano, i ministri fanno”. Non ministrano, per fortuna. La serata finale diventa quasi un incubo per il leghista.

“Moscow Mule e patatine, io e Fedriga a Trieste in attesa del vincitore di Sanremo- scrive su Twitter- secondo voi chi vince? Io dico Ultimo”. E invece trionfa Mahmood, cantante milanese figlio di un egiziano. “Mahmood… Mah…“, insiste sui social. Come non vedere nel testa a testa un complotto della sinistra? “Se gli italiani hanno votato in massa per un altro che ha perso e otto radical chic si son messi in salotto e hanno ribaltato il voto degli italiani…“. Non lo segue nemmeno Isoardi, che nel frattempo è diventata la ex: per lei Mahmood è “la dimostrazione che l’incontro di culture genera bellezza”.

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Amore e odio per Sanremo, un legame che chiama Nanni Moretti: “Mi si nota di più se non lo guardo o se lo guardo e commento?”. Dieci anni fa invita alla lettura, con maiuscole tutte sue: “Insieme a Fazio e alla Littizzetto, a Sanremo vedremo Bisio, Crozza, Carla Bruni, Serena Dandini, Pippo Baudo, Neri Marcorè, Ilaria d’Amico, Carlo Verdone. Ma è uno spettacolo o è un COMIZIO del PD? Trovo ALMENO 1.000 PERSONE che spegneranno la televisione e sceglieranno un buon libro???“. Due anni dopo litiga con Nino D’Angelo, e Sanremo c’entra sempre. La Lega in campagna elettorale usa ‘Jamme Ja’, il brano che il cantante napoletano ha portato all’Ariston nel 2010. Lui s’infuria: “Non li ho autorizzati a usare la mia musica. Chi si mette a cantare ‘Vesuvio lavali col fuoco’…”.

Dice Salvini che il suo cantante preferito è Fabrizio De Andrè. Ecco “la guerra di Matteo” allora: Fazio e Littizzetto, “compagni con i milioni”; Alessandro Siani; il rapper Junior Cally: “In un testo dice ‘ammazziamo i carabinieri’ e per me uno che dice una cosa del genere deve andare in galera, non sul palco“. E poi un altro giovanissimo cantante, semisconosciuto, Federico Braschi. Nel 2017 all’Ariston canta ‘Nel mare ci sono i coccodrilli’, una canzone dedicata al dramma dei profughi che muoiono in mare per sfuggire alla guerra. Salvini non la prende bene: “Voi Sanremo lo guardate, amici? Io no, ma se lo guardassi questo ‘cantante’ non me lo perderei per nulla al mondo…! P.s. Ti piace tanto l’invasione di immigrati clandestini? Accoglili tutti a casa tua!”. Poi, eliminato Braschi, ironizzò: “Che peccato, pubblico razzista e xenofobo…”. Sparagli Matteo, sparagli ora.

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E siamo all’era Amadeus. Nel 2020 è polemica con Junior Cally e tutto lo show: “Hanno già deciso che vinceranno tutti quelli politicamente corretti e di sinistra“. Per una volta ha ragione: al primo posto arriva Diodato. “Salvini cavalca l’odio- dice il cantante- io sono fan della ong Mediterranea”. Ma è anche l’anno di Rula Jebreal. “Non mi occupo di vallette“, dice lui. Ma di cantanti: “La sinistra ha scoperto un nuovo nemico del popolo che è Rita Pavone, perché sovranista. Lasciamo che giochino col festival di Sanremo”. Rita sì, Rula no.

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Nel 2022 i cattivi, a sentir Salvini, sono tanti. Le signore Muti, madre e figlia, La Rappresentante di Lista e Achille Lauro. Il vicepremier non gradisce: “Fra polemiche, spot alle droghe, saluti comunisti e ‘battesimi’ a petto nudo, l’unica certezza è lui: unico, semplice, inimitabile Fiorello”. Il “saluto comunista” è un rapido passaggio della coreografia del brano da La Rappresentante di Lista, uno dei maggiori successi dell’anno passato. Si canta e si balla, una possibile risposta a chi critica, instancabilmente immutabile: ‘Ciao Ciao’.

FONTE DIRE – www.dire.it

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