CGIL: COSENTINO POLIZIOTTO PLURIDECORATO AI DOMICILIARI, CHIEDIAMO GIUSTIZIA

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“Salvatore Cosentino, Sovrintendente della Polizia di Stato in quiescenza, poliziotto per due volte riconosciuto ‘Vittima del Dovere’, più volte insignito di premi e ricompense come lodi ed encomi per meriti in servizio, decorato dal Presidente della Repubblica con medaglia d’argento al merito civile, promosso per merito straordinario, il 13 maggio 2008, a seguito di un’informativa di reato redatta dal R.O.N.I., ha subito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dalla Procura della Repubblica di Roma che prevedeva gli arresti domiciliari per 69 giorni, 5 mesi di obbligo di firma e 4 mesi di obbligo di dimora, per i reati di trattamento illecito di dati, corruzione, accesso abusivo al sistema informatico, rivelazione di segreti d’ufficio ai sensi degli art. 167, 23,123 dlgs196/03, art. 12 della L. 121/81, 319-321,326,615 ter n.1 e terzo comma 81 cpv,110 c.p.. Per strana coincidenza, l’ufficiale responsabile di questa inchiesta è lo stesso Colonnello Lorenzo Sabatino, coinvolto nel caso Cucchi, attualmente querelato da Cosentino, insieme ad altri Carabinieri, per aver mistificato le indagini che lo accusavano, omettendo volutamente, elementi che provano chiaramente la sua estraneità ai fatti contestati. Con detta ordinanza, venivano mosse nei suoi confronti contestazioni riguardo una interrogazione S.D.I. che avrebbe effettuato per ottenere profitti personali. Ulteriori contestazioni sono state avanzate per avere tenuto 560 contatti telefonici circa, con un suo confidente. Nell’informativa del 7 aprile 2008, i carabinieri scrivono di aver acquisito rilevanti elementi a suffragio del coinvolgimento del Soprintendente Cosentino nelle attività illecite del sodalizio criminale, asserendo che si sarebbe prestato, dietro compenso, ad effettuare una illecita interrogazione alla banca dati delle forze di Polizia. Dall’analisi delle intercettazioni nel periodo in cui il telefono del confidente era sottoposto a intercettazione, emergeva in maniera chiara e inequivocabile che tutte le telefonate del Sovrintendente Cosentino, hanno sempre riguardato esclusivamente la concreta possibilità di portare alla luce attività penalmente rilevanti poste in essere da organizzazioni criminali. Dai brogliacci d’intercettazione sottoscritte dagli stessi carabinieri operanti emerge che il soggetto contattato al telefono fosse un ‘confidente della Polizia di Stato’. Al fine di poter dimostrare la propria innocenza il Sovrintendente Cosentino, da esperto investigatore, era costretto ad estrapolare, con una mole enorme di lavoro fatto a proprie spese, tutte le intercettazioni che lo riguardavano, poiché, come emerge nell’atto di querela contro i Carabinieri operanti, quest’ultimi commettevano gravi errori e omissioni che hanno caratterizzato l’attività investigativa. Ragione per cui il Pm e il Gip hanno fondato il loro convincimento sulla acquisizione di indizi di colpevolezza alterati e/o comunque carenti, dove i Carabinieri inquirenti non solo hanno omesso, ma addirittura hanno strumentalizzato una parte degli atti al fine di aggravare il quadro indiziario per ottenere un provvedimento restrittivo nei confronti del Cosentino. Solo grazie alla tenacia e alle investigazioni personali del Cosentino, il 16 ottobre 2015, quindi dopo anni di oblio, dopo aver perso la casa di proprietà per sostenere le spese legali, essere stato sospeso per tre anni dal servizio a metà stipendio, essersi ammalato, il Tribunale di Roma lo ha assolto ai sensi dell’art.530 comma 1 ad eccezione del capo in contestazione ex art. 12 L.121/81 per “Indebita comunicazione di un dato” per cui è pendente gravame. Il Capo della Polizia a seguito degli atti comprovanti l’estraneità ai fatti del Cosentino, su segnalazione del Dirigente della Squadra Mobile di Roma Vittorio Rizzi e del Questore di Roma Francesco Tagliente, ha disposto la sua riammissione in servizio nei ruoli della Polizia di Stato. Alla luce della gravità di questi fatti chiediamo giustizia nei confronti di un poliziotto pluridecorato perché se le gravissime responsabilità contestate ai Carabinieri operanti fossero confermate in sede processuale, come emergerebbe dagli atti che documentano l’accusa, saremmo di fronte a soggetti pericolosi socialmente, proprio in ragione delle potestà che esercitano. Cosa inammissibile in una Repubblica democratica”. Lo scrive in una nota questa Cgil Romae Lazio.

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