Governo, Salvini: «Sicuro che tra Meloni e Berlusconi tornerà l’armonia»

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Sono sicuro che anche fra Giorgia e Silvio tornerà quell’armonia che sarà fondamentale per governare, bene e insieme, per i prossimi cinque anni”. Matteo Salvini prevede la pace tra Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi e lo fa replicando agli attacchi subiti dai neopresidenti di Senato e Camera, Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana. “La sinistra non si rassegna e attacca con violenza la seconda e la terza carica dello Stato, appena democraticamente elette” dice il leader della Lega.

Ma cos’è successo? Si parla di un Silvio Berlusconi furioso in queste ore, tanto da da segnarsi gli aggettivi per descrivere Giorgia Meloni (non proprio dolcissimi). Sono i minuti del caos nell’aula di Palazzo Madama avvenuto ieri, con il voto su Ignazio La Russa, trasformato in una drammatica resa dei conti tra Fratelli d’Italia e Forza Italia, che ha votato scheda bianca per mandare un messaggio contro i veti nei confronti di Licia Ronzulli

Il pizzino di Berlusconi contro Giorgia Meloni

Nei fogli che il Cavaliere tiene sullo scranno, paparazzati e subito diventati virali, si leggono le accuse dell’ex premier alla futura presidente del Consiglio su un foglio di carta intestata “Villa San Martino”, sul quale il leader di Forza Italia ha scritto: “Giorgia Meloni. Un comportamento 1. supponente 2. prepotente 3. arrogante 4. offensivo. Nessuna disponibilità al cambiamento. È una con cui non si può andare d’accordo“.

Al centro di tutta la polemica ci sarebbe proprio lei, Licia Ronzulli. Doveva essere il “collante” nei rapporti con gli alleati di centrodestra, e invece ora sembra averli incrinati. Un anno e mezzo dopo quel gallone che Silvio Berlusconi le aveva assegnato, Licia Ronzulli diventa il pomo della discordia nella coalizione. “pasionaria” di Forza Italia, considerata ormai la consigliera più fidata del Cavaliere, domina di fatto lo scontro che va in scena al Senato per l’elezione di Ignazio La Russa-presidente.

Licia Ronzulli, un soldato nelle mani di Berlusconi

Lei si definisce “un soldato nelle mani di Berlusconi“. Lui oggi ricambia, muovendo battaglia agli alleati. Contro di lei, i veti di Giorgia Meloni che non la vuole (e probabilmente non l’avrà) nella squadra di governo. Berlusconi la difende e si impunta più volte per ottenere un ministero di rilievo. Fino alla “vendetta” finale in Aula, con il mancato voto di gran parte di FI.
È l’ultimo atto della parabola della senatrice, nata a Milano 47 anni fa e con un lavoro di infermiera alle spalle oltre che volontaria di una onlus per i bambini con gravi malformazioni e poi fisioterapista-manager all’ospedale Galeazzi di Milano. Alla politica approda nel 2008. Ma la prima avventura con il Popolo delle libertà non è fortunata: candidata nelle Marche, non viene eletta. Un anno dopo, la ruota gira: conquista oltre 40mila preferenze ed entra al Parlamento europeo. Iconica la sua foto in aula a Strasburgo con la figlia di poche settimane nel marsupio.

La crescita politica di Licia Ronzulli

E negli anni non mancano altre immagini che testimoniano, in sequenza, la crescita della bambina, spesso accanto alla madre al lavoro. “L’ho cresciuta in Parlamento”, ammette la senatrice che su Twitter si definisce prima di tutto “mamma di Vitty”. Man mano che cresce il suo impegno nel partito, aumenta la vicinanza a Berlusconi, presente anche al suo matrimonio con l’imprenditore Renato Cerioli (poi finito). Coinvolta nella querelle sulle cene ad Arcore, viene indagata nell’inchiesta Ruby ter, per aver reso falsa testimonianza in aula. Inchiesta poi archiviata. 

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Negli ultimi anni scalza di fatto la precedente fedelissima del Cav, Mariarosaria Rossi che forse non gradisce e un anno fa lascia FI. Ronzulli diventa la numero due del partito al Senato e affianca Berlusconi in tutti vertici politici. I più maliziosi raccontano che ne gestisce l’agenda e perfino le telefonate che arrivano ad Arcore o in Sardegna. È con lui nelle tavolate a Posillipo accanto alla compagna Marta Fascina fino a imporre quasi a fotografi e cameramen la location migliore per le interviste.

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A maggio la promozione a commissario di FI in Lombardia fa deflagrare i rapporti con Mariastella Gelmini, pezzo forte del partito proprio in quella regione e che non gradisce lo “scippo”. Ronzulli va dritta per la sua strada e quando la “rivale” dà l’addio al partito (come conseguenza dello “strappo” degli azzurri dal governo Draghi) non si trattiene. Un battibecco anima i corridoi del Senato, con la ministra che le chiede: “Contenta ora che hai mandato a casa il governo?” e la “pasionaria” che urla: “Vai a piangere da un’altra parte e prenditi lo Xanax”.

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