Imballaggi e Packaging: il futuro del riciclo dopo la pandemia

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Imballaggi e Packaging: il futuro del riciclo dopo la pandemia

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L’emergenza Coronavirus ha avuto delle ripercussioni anche nel settore del packaging e degli imballaggi. Questi comparti produttivi hanno subito un forte stress negli ultimi mesi, a causa della crescente domanda di produzione. L’emergenza sanitaria, il lockdown e la chiusura di molte attività di vendita al dettagliato hanno infatti spinto le persone ad acquistare di più online o a rivolgersi a servizi di consegne a domicilio. Tutto questo ha avuto e sta avendo delle ripercussioni anche a livello ambientale, aspetto per nulla trascurato dai consumatori. Molti si aspettano, infatti, maggiori caratteristiche di sostenibilità dagli imballaggi utilizzati e dal packaging dei prodotti, mostrando maggiore attenzione e interesse verso l’impatto ambientale e la riduzione dell’inquinamento.
La richiesta di packaging e imballi sostenibili riguarda sia la grande distribuzione, sia altri importanti settori come il mondo e-commerce che, nell’ultimo periodo, ha toccato il + 73% di introiti rispetto all’anno precedente.
È, quindi, chiaro come le necessità produttive, che devono soddisfare la crescente richiesta, debbano andare di pari passo alle pressanti esigenze di sostenibilità, elemento ormai imprescindibile per moltissimi consumatori. 

Questi fattori hanno favorito, specialmente nell’ultimo anno, il mercato italiano dei materiali compostabili. I consumatori, infatti, sono sempre più propensi a cercare e trovare materiali ecosostenibili, alternativi alla plastica. Un dato che avvalora questa tendenza, sono i numeri evidenziati da Assobioplastiche che riportano un aumento del + 150% la produzione italiana di imballaggi compostabili (dato relativo agli ultimi 7 anni).

L’impatto della pandemia sul settore del packaging e degli imballaggi

Il settore del packaging e degli imballaggi nel nostro paese gode di buona salute. Le statistiche, a livello nazionale, confermano una crescita del fatturato del 5%. Si registra, infatti, un leggero aumento dei consumi e, come abbiamo già accennato, uno spostamento verso un nuovo modo di concepire il confezionamento (tendenza che già era nell’aria prima della pandemia). Nonostante il periodo di crisi economica causato dal Covid-19, questo settore sta reagendo abbastanza bene, traendo beneficio dalla crescita dei consumi alimentari e degli acquisti online su e-commerce e grandi marketplace. Una forte spinta alla crescita è arrivata anche dal comparto chimico, dei prodotti beauty e dell’igiene personale: tutti ambiti che sono riusciti a fronteggiare la crisi e a rimanere forti sul mercato.

L’impatto sconvolgente e inaspettato dell’emergenza coronavirus ha sicuramente inciso sulle strategie di molte aziende e settori industriali, compreso quello degli imballaggi e del packaging.
In quest’ultimo caso, il lockdown nazionale ha causato una crescita esponenziale degli acquisti di prodotti di prima necessità (soprattutto alimentari) e di prodotti per la cura della persona. Oltre ad una maggiore attenzione verso la qualità degli acquisti, le persone hanno sviluppato un maggior sensibilità verso packaging e imballaggi. 

In particolare, è aumentata l’attenzione verso la capacità degli imballaggi di mantenere inalterate le qualità dei prodotti nel lungo periodo. Soprattutto nell’ambito del food delivery, che durante i mesi di lockdown ha sperimentato un vero e proprio boom di richieste, la possibilità di mantenere inalterato il cibo durante tutte le fasi di trasporto, la cura e la sicurezza nel prevenire qualsiasi tipo di contaminazione esterna sono condizioni imprescindibili, che possono essere garantite dall’utilizzo dei giusti materiali, in primis polietilene e polistirolo. Come ci spiega Poliplast dalle pagine del suo sito www.poliplast.it gli imballaggi per prodotti alimentari in polistirolo e polietilene devono essere progettati per assicurare l’integrità delle pietanze e facilitarne il trasporto fino al consumatore finale. L’aumento della domanda per i servizi di delivery e cibo d’asporto ha ovviamente impattato positivamente sulle aziende che producono e vendono questi imballaggi per la conservazione degli alimenti. 

L’emergenza Covid-19 ha determinato anche una forte impennata degli acquisti online. L’indotto legato agli e-commerce, ovvero trasporti e imballaggi, ha avuto e sta avendo tuttora delle ripercussioni potenzialmente rischiose anche dal punto di vista ambientale. In particolar modo, stiamo assistendo ad un aumento della produzione di rifiuti (il packaging e l’imballaggio di prodotti acquistati online comportano, infatti, un maggiore impiego di materiali rispetto ai negozi fisici).
Questa sfida può trasformarsi in una grande opportunità per le aziende specializzate in imballaggi e packaging. Infatti, l’effetto della crisi attuale potrebbe tradursi in una spinta verso la progettazione e realizzazione di soluzioni innovative e più sostenibili. L’obiettivo deve essere quello di realizzare packaging completamente riciclabili e riutilizzabili, nel pieno rispetto dell’ambiente, e imballaggi che mettano in risalto le esigenze di tutte le tipologie di clienti.

L’impatto della pandemia sul riciclo dei rifiuti da imballaggi

L’emergenza sanitaria, nonostante le tante difficoltà, non ha fermato le aziende che si occupano del riciclo degli imballaggi in Italia. Secondo rapporti e dati ufficiali di istituti specializzati, come Conai (Consorzio nazionale imballaggi), la pandemia ha ovviamente condizionato anche l’attività di riciclo. Le aziende che si occupano di gestire e riciclare i rifiuti non ovviamente mai interrotto le proprie attività, tuttavia, il calo della domanda di materiale riciclato ha complicato l’attività di raccolta, stoccaggio e consegna. Ma troviamo anche alcune note positive: una delle cause dell’emergenza pandemica è stato l’aumento di oltre il 7% della raccolta differenziata dei rifiuti da imballaggio. Nello specifico, si registra una crescita di circa il 6% di rifiuti in vetro e in plastica e del 10% di quelli in carta, cartone e acciaio (come abbiamo visto ha inciso molto, in questi dati, l’impennata degli acquisti online). È invece rimasto pressoché uguale il dato sugli imballaggi in alluminio.

Confortante è l’aumento dell’1% del riciclo degli imballaggi che è passato dal 70% del 2019 al 71% nel 2020 (cioè 9 milioni di tonnellate di imballaggi riciclati). Significativo, per questa crescita, è stato il riciclo dei rifiuti di imballaggio di origine domestica, che hanno compensato il calo della raccolta derivante dal circuito Ho.Re.Ca.

Gli scenari futuri

Sempre dai dati forniti dal Conai, possiamo avere una previsione sui dati del riciclo degli imballaggi anche per l’anno in corso. Sperando in un miglioramento dell’emergenza sanitaria mondiale, nel 2021 si prospetta un ulteriore miglioramento dei già buoi risultati dello scorso anno. Infatti, si prevede un netto incremento della produzione e del consumo di imballaggi e, di conseguenza dei quantitativi di rifiuti immessi nel sistema di riciclo, con una percentuale che, a fine anno, dovrebbe raggiungere il 71,4%, ovvero circa 9 milioni e mezzo di tonnellate di packaging riciclati.

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