Il ritorno delle shopper di carta: svolta green per aziende e grandi marchi

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Il ritorno delle shopper di carta: svolta green per aziende e grandi marchi

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Correva l’anno 1965 quando in Svezia l’ingegner Thulin, tecnico della Celloplast di Norrkoping, brevettò insieme a due colleghi le buste di plastica a “t shirt”, ovvero i famigerati sacchetti con i manici, oggi simbolo dell’usa e getta che crea disastri ambientali. Il prototipo dello shopper in plastica venne mostrato per la prima volta alla fiera Ipack Ima di Milano, dove Bob “Bagsey” Siegel intuendo le enormi potenzialità del prodotto ne acquistò il brevetto fondando la Celloplast USA. Da qui l’enorme escalation nell’utilizzo di questa “straordinaria invenzione” diffusasi a macchia d’olio in ogni parte del mondo. Dai supermercati, ai negozi di ogni genere le buste di plastica diventano l’unico “mezzo di trasporto” delle merci appena acquistate, dal punto vendita a casa. Gettate nella spazzatura appena svuotate, o riutilizzate altre due o tre volte e infine, per poi finire disperse nell’ambiente. 

Chissà se l’ingegner Thulin avrebbe mai immaginato la catastrofe ambientale che a distanza di qualche decennio sarebbe derivata proprio da quella sua invenzione? Il suo intento, da quanto riferito da lui stesso, era quello di creare delle buste più resistenti di quelle allora in uso di carta, e a giudicare dai dati ci è riuscito per davvero: le buste di plastica sono talmente resistenti da impiegare circa 20 anni per distruggersi. Anche se, in realtà, non scompaiono completamente: il polimero che le compone si separa in piccolissimi pezzi (le cosiddette micro e nano-plastiche) di cui sono invasi gli oceani e le aree più sperdute della terra, come la Siberia. 

Anche se oggi nel nostro Paese le buste di plastica non sono ancora sparite del tutto, negli ultimi anni le cose vanno decisamente meglio: la grande distribuzione utilizza buste di plastica compostabili in linea con la normativa europea e anche i negozi di abbigliamento, come pure i ristoranti/ tavole calde/ fast food per il take away pare abbiano imboccato la via dell’eco-sostenibilità, scegliendo shopper in carta personalizzate. Una scelta virtuosa, finalizzata a ridurre l’impatto ambientale e salvaguardare la natura circostante. Le shopper in carta personalizzate, a differenza di quelle in plastica, presentano notevoli vantaggi dal punto di vista ambientale come la rinnovabilità della materia prima, il legno, i tempi ridotti di biodegradabilità del prodotto finito e il loro riutilizzo visto che ne esistono svariati modelli molto resistenti, molto lontani dai vecchi modelli che circolavano ai tempi dell’ingegner Thulin. 

Molte aziende e grandi marchi scelgono le shopper in carta personalizzate anche per rafforzare la propria brand identity,  lanciando un messaggio green si attenzione e rispetto per l’ambiente. Scegliere di tingere di verde l’ultimo gradino della filiera, è una mossa fondamentale per percorrere in modo completo ed efficace il sentiero della sostenibilità e i clienti attenti apprezzano sempre questo tipo di scelte.

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