DPI e DPC: quali sono? Come usarli? A chi spetta l’acquisto e la consegna?

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DPI e DPC: quali sono? Come usarli? A chi spetta l’acquisto e la consegna?

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Con la sigla DPI sono venute in contatto, negli ultimi mesi, anche persone che non hanno mai dovuto utilizzarli per ragioni di lavoro. Vista l’attuale situazione emergenziale la mascherina è ad oggi il più importante strumento di difesa personale dalle infezioni respiratorie, ma in questa categoria di strumenti in realtà sono compresi moltissimi oggetti. 

Caso ancora diverso è quello dei DPC, cioè i dispositivi di protezione collettiva, che vengono usati non per proteggere i singoli individui ma per proteggere una moltitudine di persone, lavoratori e/o anche visitatori. 

Vediamo insieme qualche informazione su questi due tipi di dispositivi, prendendo ispirazione anche dal chiaro articolo pubblicato sul sito specializzato in sicurezza sul lavoro sicurya.net.

DPI: cosa sono

DPI significa “dispositivo di protezione individuale”. E’ uno strumento utilizzato dai singoli lavoratori per evitare l’esposizione ad agenti esterni potenzialmente pericolosi. Sono DPI, per esempio: 

  • Caschi
  • Coperture e tappi per le orecchie
  • Occhiali, visiere, maschere 
  • Mascherine, maschere filtranti di vario genere a seconda del tipo di sostanza maneggiata
  • Abiti di protezione
  • Guanti, più o meno spessi e in diversi materiali a seconda della sostanza maneggiata e del tipo di lavoro eseguito
  • Scarpe antinfortunistiche, antiscivolo o che evitano la folgorazione
  • Imbracature e funi per i lavori in aerea

I DPI necessari in un luogo di lavoro sono indicati sul documento di valutazione dei rischi dell’azienda (DVR). E’ sempre il datore di lavoro a dover consegnare ai propri dipendenti DPI appropriati e a fare formazione sul loro uso. Di contro il dipendente dovrà averne cura, pulirli in modo adeguato e segnalare eventuale usura o malfunzionamento. 

DPC: cosa sono

I DPC sono “dispositivi di protezione collettiva”. Non vengono usati dai singoli lavoratori ma sono applicati all’ambiente di lavoro, e difendono: 

  • L’ambiente
  • I prodotti
  • Le persone

I DPC funzionano esclusivamente se correttamente scelti e installati, se viene eseguita una frequente manutenzione e se i lavoratori sono formati nel giusto modo in merito al loro uso. 

Fanno parte dei DPC, per esempio: 

  • Filtri e cappe aspiranti, che evitano la contaminazione chimica o microbiologica degli ambienti e l’inalazione delle sostanze tossiche
  • CAPI e CAI, cioè “scatole” trasparenti dotate di guanti fissati alla parete, che custodiscono in sicurezza i prodotti più pericolosi. L’operatore usa i guanti, perfettamente isolanti, rimanendo distante dal prodotto
  • Armadi e contenitori di sicurezza, in cui vengono raccolti rifiuti (come quelli ospedalieri) oppure strumentazione e materie prime pericolose, che non possono essere lasciate in vista su banchi di lavoro o scaffali esposti e liberi
  • Parapetti provvisori e reti che prevengono i rischi dovuti alle cadute
  • Dispositivi di rilevamento del monossido di carbonio (presente negli incendi), delle radiazioni (causate dalla presenza di materiale radioattivo), delle sostanze chimiche tossiche o a rischio esplosione (come metano e idrocarburi)

Questi strumenti rendono più sicuro l’ambiente di lavoro ed evitano lo sviluppo di malfunzionamenti o danni che possono diventare fonte di pericolo per le persone o i prodotti realizzati. 

Anche in questo caso è il datore di lavoro a doversi far carico della corretta scelta ed installazione dei DPC, facendo formazione ai dipendenti sul loro uso corretto e raccogliendo le segnalazioni di usura o malfunzionamento. 

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