La mostra di Alberto Sordi per il suo centenario: le mille sfaccettature di un romano vero

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La mostra di Alberto Sordi per il suo centenario: le mille sfaccettature di un romano vero

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“Io so’ io, e voi non siete un cazzo!”: di certo una persona come Alberto Sordi non condivideva le parole del personaggio da lui interpretato in Il Marchese del Grillo. Riservato, tranquillo, legato, soprattutto nella fase finale della sua vita, alla sua ristretta cerchia composta dai suoi familiari e dagli amici intimi. Tuttavia è innegabile la portata della sua figura non solo nel cinema nostrano, ma anche nella cultura e nella storia d’Italia, in particolar modo nella città di Roma. Non limitatamente ai suoi film, per quanto molti di essi siano dei cult intramontabili, ma anche alla sua opera di beneficenza, in particolare verso i giovani disagiati, a molti dei quali ha donato denaro per permettergli di studiare.

Legata a Sordi è sicuramente la sua bellissima villa in Via Druso, oggi visitabile grazie all’impegno della Fondazione Museo Alberto Sordi, che, ereditata dalla sorella di Alberto, Aurelia, ha organizzato la mostra per il centesimo anniversario della nascita dell’attore romano.

Realizzato sulla base di un concorso che ha visto premiati i 3 migliori progetti realizzati da architetti under-30, il museo attiguo alla villa – restaurata per l’occasione – presenta un campionario dei migliori abiti e attrezzi di scena utilizzati da Sordi nel corso della sua lunghissima carriera, assieme a proiezioni di filmati di repertorio in una vera e propria rassegna multimediale della sua figura, affiancata anche dagli oggetti artistici e personali – compresa la documentazione epistolare – dell’attore, conservati nella sua villa.

L’abitazione è stata realizzata nel 1928-’29 dall’architetto di fama mondiale Clemente Busiri Vici – è sua l’Ambasciata d’Italia a Londra – per il ministro fascista Alessandro Chiavolini, a cui fu intitolata inizialmente. A colpire Alberto Sordi fu molto probabilmente la pace che traspariva da essa, con il suo giardino e la sua piscina, oltre alla sua sapiente organizzazione su quattro livelli fuori terra assieme al piano interrato, che la rendeva estremamente fruibile con spazi riservati alla zona giorno e alla zona notte e il suo perimetro a “L”, affacciandosi direttamente su via Druso e sulla scuola di San Sisto Vecchio, con la sua caratteristica chiesa corredata di campanile.

Al suo interno la villa presenta particolarità di ogni genere, pensata per essere non solo luogo di ristoro per Sordi, ma anche di lavoro: qui infatti riceveva attori – come Carlo Verdone, suo erede designato – e collaboratori, con i quali discuteva dei film che avrebbe dovuto girare. Celeberrimo è il suo studio, attiguo alla camera da letto, dove si rilassava e lavorava.

Il pezzo forte dell’intera abitazione è sicuramente il teatro personale di Alberto Sordi, fatto costruire da lui in persona dove un tempo si trovava la legnaia. Un vero e proprio gioiellino architettonico, modellato secondo i suoi gusti personali, veniva usato da lui per invitare amici e tenere piccoli spettacoli. Addirittura erano presenti quattro camerini dove gli attori potevano cambiarsi per entrare in scena. A spiccare sono senza dubbio il soffitto di stucco, con motivi che richiamavano le pellicole cinematografiche, le sette statue poste sulle pareti della sala delle “Allegorie delle Arti” –ovvero le sette arti liberali –, realizzate dal celebre scultore e ceramista Andrea Spadini, e infine il palcoscenico, con il suo fondale dipinto dal pittore cubofuturista Gino Severini e il suo pianoforte a coda C. Bechstein, usato tra l’altro da Piero Piccioni, il compositore autore di molte delle colonne sonore dei film di Sordi, che gli mostrava in anteprima i suoi pezzi per chiedergli un parere.

Uno spettacolo senza precedenti che ci fa ripercorrere tutta la vita dell’americano di Kansas City –al quale è stata data la cittadinanza onoraria per la celebrità resa ad essa in Italia col suo film Un americano a Roma –, fatta di grandi successi e gioie, ma anche dolori e tormenti, come quello della morte della sorella Savina nel 1972, che lo fece chiudere in se stesso, oppure i suoi tanti amori travagliati, in quanto sentiva il matrimonio troppo stretto per uno spirito libero come lui, per quanto cattolico osservante.

Una personalità non facile da decifrare, ma che cercava sempre di mostrarsi gioviale e affabile, ponendo l’accento sulla sua romanità – in primis il suo amore per la Capitale e la sua squadra di calcio –, rimanendo allo stesso tempo introverso e riflessivo, come emerge dalla sua verve intellettuale, esternata dai numerosi articoli che scrisse per Il Messaggero.

La villa di Alberto Sordi sarà aperta al pubblico fino al 31 gennaio 2021, e prima di allora non sarebbe male farci un pensierino su.

Simone Pacifici

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