Usura: soldi a imprenditori dal Caf Portuense, 6 arresti a Roma

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Usura: soldi a imprenditori dal Caf Portuense, 6 arresti a Roma

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E’ in corso dalle prime ore di questa mattina un’operazione antiusura da parte della Squadra Mobile – Sezione “Reati contro il Patrimonio” – che, nell’ambito di una complessa attivita’ investigativa coordinata dal pool antiusura della procura di Roma, sta eseguendo sei misure cautelari emesse dal gip, dopo aver individuato e ricostruito le vicende criminose di soggetti che elargivano prestiti ad interessi usurari a diversi piccoli imprenditori e persone in difficolta’ economiche della zona sud-orientale della Capitale. Agli indagati, di eta’ compresa tra i 45 e gli 82 anni, che operano prevalentemente nel quartiere capitolino “Portuense” e sono stabilmente inseriti nel tessuto criminale romano, sono contestati i delitti di usura ed estorsione aggravate, lesioni aggravate nonche’ esercizio abusivo di attivita’ finanziaria. Le indagini, che hanno portato all’operazione “Sportello (Anti) Usura”, sono scaturite da alcune denunce raccolte da vittime nei quartieri Portuense-Marconi-Trastevere, in cui i principali indagati – individuati nelle persone piu’ anziane ed “esperte nel settore” – avevano istituito la loro base operativa presso lo sportello CAF di via Ettore Rolli, che insiste in zona, dove venivano fissati appuntamenti con i clienti, concessi materialmente i prestiti di denaro ed effettuate le riscossioni.

Tra le persone finite ai domiciliari ci sono anche B.S.G., 47enne incensurato impiegato nel settore della compravendita di autoveicoli, e D.R., 45enne romana con precedenti per reati contro il patrimonio e titolare di analogo sportello CAF a Fiumicino, dotati di consistenti capacita’ economiche dedotte dalla loro facilita’ nell’elargire frequentemente prestiti di denaro, mentre a carico dei romani S.F., 49enne, e C.M.C. 59enne, quest’ultima titolare di un’agenzia di servizi nella Capitale, denunciati in stato di liberta’, e’ stata eseguita una perquisizione domiciliare. All’esito delle investigazioni, condotte grazie all’attivita’ tecnica, realizzata attraverso intercettazioni, analisi dei video e approfondimenti bancari, sviluppatesi a cavallo tra la fine del 2019 ed i primi mesi del 2020, e’ stato possibile ricostruire le mansioni svolte da ciascun indagato, secondo un preciso progetto illecito consistente nella sistematica concessione di prestiti di denaro ad interessi usurari a soggetti in difficolta’ economiche, con l’aggiunta di eventuali maggiorazioni che venivano comminate in caso di ritardo nei pagamenti. Dagli approfondimenti investigativi e’ emerso che gli interessi praticati da corrispondere a cadenza mensile oscillavano tra il 20 ed il 40%.

La modalita’ di estinzione invece si basava sul modello cosiddetto “a fermo”, metodo notevolmente insidioso e vessatorio: la vittima, infatti, si vedeva costretta a pagare interessi fissi mensili che, sebbene altissimi, non andavano ad intaccare la quota capitale. Per estinguere il debito, quindi, era necessario pagare per intero la somma inizialmente ottenuta in prestito, pur avendo gia’ versato in interessi somme pari complessivamente al doppio, al triplo se non addirittura a cinque volte l’ammontare ricevuto. La resistenza delle vittime di usura veniva superata mediante estorsione, perpetrata con minacce ed aggressioni fisiche, facendo leva spesso sulla forza intimidatrice dettata dall’ingenerare nelle vittime la convinzione che soggetti appartenenti ad organizzazioni criminali “napoletane” e riconducibili alla famiglia dei “Casamonica” fosse sulle loro tracce, in quanto in stretti rapporti con gli arrestati. Il sistema operativo delittuoso ben collaudato, risalente nel tempo e ben articolato sul territorio della Capitale, nei quartieri Portuense e Marconi, non ha subito arresti neanche durante l’emergenza dettata dalla pandemia da Covid-19 e il vigore delle restrizioni imposte in base alle quali gli indagati hanno riorganizzato la propria attivita’ delittuosa.

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