Per Repubblica sono “7 nani” gli attuali candidati alla Primarie del PD per le comunali

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Per Repubblica sono “7 nani” gli attuali candidati alla Primarie del PD per le  comunali
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Per quanto possa preoccupare la vicenda alla gente costretta a girare con le mascherine e a mantenere le rigorose distanze sociali, dobbiamo ammettere che l’articolo pubblicato oggi da Repubblica in cronaca di Roma ha un titolo piuttosto curioso se non umiliante per gli interessati: «Centrosinistra senza big alle “primarie dei 7 nani”».

Ora i 7 nani, ammesso che Zingaretti sia Biancaneve, sarebbero quei poveracci che già si sono candidati alle primarie del Pd per l’elezione del sindaco alle Comunali del prossimo anno. 

Vediamo un po’ chi sarebbero questi malcapitati – almeno agli occhi dei  superinformati frequentatori dai caminetti o salottini Democrat.

“I partecipanti – scrive i quotidiano- tra autocandidature e ipotesi in campo, sono 3 presidenti di Municipio (Sabrina Alfonsi, Giovanni Caudo, Amedeo Ciaccheri), una senatrice (Monica Cirinnà), due consiglieri regionali (Michela Di Biase e Paolo Ciani) e il giovane attivista dem Tobia Zevi”.

Certo, sono nomi che impallidiscono a fronte dei rumors sulle candidature che riguardavano il presidente del Parlamento Europeo Davide Sassoli, peraltro supportato dal “privilegiato consigliere di Zingaretti Goffredo Bettini, o quello dell’ex presidente del consiglio Enrico Letta (l’ex presidente del Consiglio del campanello quasi buttato là al successore Matteo Renzi).  Per non parlare del prestigioso nome di Franco Gabrielli, capo della Polizia che forse in questo momento ha ben altro da fare che il sindaco di Roma.

Ma è pur vero che di nomi ne fioriscono tanti nel giardino di Zingaretti che, fra elezioni regionali e ballottaggi non se la passa davvero male, anzi.

Fuori dal Pd a sinistra (perché se n’è andato dal partito sua sponte per farsene uno partito piccoletto tutto suo, ovviamente dopo essersi cuccato il seggio a Strasburgo con i voti del Pd), circola il nome dell’ex ministro Carlo Calenda, visto tanto bene da alcuni fra i poteri che contano e da qualche giornale liberal democratico a corrente alternata.

A nostro modesto ed insignificante avviso, il problema non sta nella ridda dei nomi, ma dall’intoccabile meccanismo delle “primarie aperte” che è molto di più di qualche click sulla piattaforma Rousseau, che peraltro parte dei grillini vorrebbero in qualche modo rottamare, ma anche meno di una reale competizione del”vinca il migliore”.

Per il semplice motivo che il migliore sarà già indicato dallo stesso governatore e segretario del Pd dopo una ricerca e magari, una faticosa mediazione con la direzione del suo partito.

E allora gli altri che corrono a fare se quello che sta prima ha già 10 minuti di vantaggio?

Una spiegazione in puro politichese la dava domenica scorsa la stessa senatrice Cirinnà, sentite un po: Le primarie sono “centrali» per il Pd e hanno “in questa fase politica delle funzioni importanti: provare a riunire il popolo del centro sinistra così deluso, rassegnato e disgregato, ma anche quella di offrire a coloro che non si riconoscono ne nel ‘disastro Raggi’ nè nella prospettiva populista della destra, un luogo di ascolto, dia logo e partecipazione dove ripensare il futuro di Roma”.  

Che detta così parrebbe un bel party di massa con tanto di baci e abbracci al vincitore pre-designato e tante pacche sulle spalle agli altri, primo secondo terzo ecc., contenti di aver partecipato. Che potrebbe essere quello che conta davvero nel caso un domani si debba far pesare il pacchetto di consensi ottenuti…si sa mai.

Dato per scontato che fra i 7 nani qualcuno si ritirerà prima, tocca vedere, come dice la Cirinnà, se il rito sarà soddisfacente perché comunque un po di gente del popolo di sinistra ai gazebo ci andrà.

Sempre meglio che auto-candidarsi come ha fatto la Raggi che nemmeno ha consultato la sua base. Una base che peraltro nemmeno esiste più a Roma, tanto che il semplice consigliere di un municipio nemmeno sa quanto sono gli iscritti alla Piattaforma di Casaleggio che vivono sul suo territorio. Con chi parlo?… Alla faccia della democrazia diretta.

E allora? Allora “stai bene così” dicono Roma e diciamocelo francamente, dopo i risultati ottenuti, alle amministrative, Nicola se la può anche prendere con calma sebbene avesse dichiarato che il fatidico nome sarebbe uscito dal suo magico cilindro subito dopo il referendum e le regionali, mentre son già passati i ballottaggi.

Ma un nome vincente può uscire solo quando ha concrete possibilità di andare almeno al secondo turno e qui entrano in ballo due fattori.

Il primo riguarda il candidato della destra che verrà sicuramente imposto da Giorgia Meloni, quindi Salvini abbassi le penne e metta la mascherina.

Il secondo riguarda i rapporti con i 5stelle in vista di un eventuale ballottaggio, nonostante Virginia strilli che non farà mai accordi con il Pd, sa benissimo che, se nemmeno arriva al ballottaggio  i vertici pentastellati (Grillo e il neodemocristiano Di Maio), conterà come il due di briscola.

E poi, permettetemi di avanzare un altro dubbio, sono sicuri nel Pd che gran parte dei residui (15%?) voti grillini che nel 2016 sono andati alla Raggi, confluiranno sul candidato democrat al secondo turno?

Per questo ci sono esperti, analisti, sondaggisti e frequentatori dei vari siparietti Tv, ma per il popolo della sinistra vanno benissimo le primarie, almeno per far vedere che c’è e conta tanto.

Tutto il resto è nelle mani degli dei, anzi, del Covid.

Giuliano Longo 

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