Elezioni a Roma, sondaggio de Il Fatto: La Raggi va al ballottaggio con la Bongiorno in testa, Pd terzo

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Elezioni a Roma, sondaggio de Il Fatto: La Raggi va al ballottaggio con la Bongiorno in testa, Pd terzo

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Certo che Il Fatto Quotidiano non può essere accusato di faziosità perché essendo l’organo ufficiale dei 5 stelle (un po come la defunta’Unità ai tempi dei Pds Ds, Pd) ha deciso, per voce e anche per iscritto del suo direttore/ guru Marco Travaglio, che la candidata ideale alle Comunali degli evanescenti e un po confusi grillini e del popolo De Roma debba essere  Virginia, per i meriti di verità, giustizia e pulizia (in termini giustizialisti, ovviamente, e non di pubblica igiene). 

A poco vale l’opposizione interna del suo MoVimento guidata dalla capogruppo alla Pisana Roberta Lombardi che la vede come il fumo negli occhi e si tira dietro un bel pezzo del cosiddetto non partito. Anche perché Virginia ha già avuto l’imprimatur de “l’elevato” Grillo e del neo democristiano Di Mao.

Quindi il Travaglio pensa che il Pd ( già pericoloso e cattivo, se non mafioso,  come l’hanno definito i fratelli bandiera – rossa, Orfini e Barca) non potrebbe di meglio che far convergere i suoi voti sulla sindaca uscente e così, nell’estremo sacrificio,  purificarsi da corruzione e processi in una palingenesi tutta giustizialista.

A conforto di questa tesi, che Zingaretti giura e ri-giura non essere praticabile, il quotidiano di Marcolino ci appioppa sabato scorso un bel sondaggio, anche se Marco è refrattario a questo tipo di rilevazioni che danno  sempre il suo MoVimento in inarrestabile declino, anche se lui fra stridere le sue unghiette sullo specchio, convinto che loro hanno vinto il referendum e le regionali/amministrative politicamente non contano un c… 

Quindi, pur riluttante, riporta sul suo giornale una rilevazione elettorale affidata alla Noto Sondaggi, ufficialmente commissionata dallo sconosciuto think tank RiCostruiamoRoma. 

Parliamo di quel sondaggista, Noto, noto (scusate il bisticcio) per il suo sondaggio alle scorse Regionali che dava una grande visibilità di popolo e plebi all’ex sindaco di Amatrice (oggi meloniano) Sergio Pirozzi, tale da oscurare Zingaretti e Parisi (allora candidato del centro destra) e, sottinteso, con buone chances per la vittoria finale.

Che poi, se Pirozzi ha preso si e no il 5% dei consensi pazienza, in fondo l’elettorato è mobile qual piuma al vento.

Ma quello che conta sono le conclusioni del sondaggio perché risulterebbe che  l’avvocata  Giulia Bongiorno – già ministra giallo/verde e in quota Salvini- nel 2021 andrebbe al ballottaggio con Virginia. Ammesso che Giorgia Meloni, che a Roma conta ben più di Salvini, sia d’accordo.

Vediamo i numeri:  “secondo il sondaggio, il 37% degli intervistati prenderebbe in considerazione l’idea di votare per l’ex ministro della Pubblica Amministrazione, al momento la candidata più accreditata per la coalizione di centrodestra ( ma lo dice solo il Fatto Quotidiano che evidentemente ha fonti riservate a destra, ndr) , mentre il 33% per Virginia Raggi, terzo Fabio Rampelli di Fratelli  il 27%.” 

A seguire distaccati 3 esponenti del Pd: la senatrice Monica Cirinnà(27%), Roberto Morassut (26%)Michela Di Biase (22%). Peraltro tola la Cirinnà che si è candidata alle primarie, Morassut ha già fatto marcia indietro dopo aver esternato un suo programma di governo giallo scorso anno e la Di Biase ci va molto cauta essendo già esposta come moglie di Franceschini. 

Un disastro per la sinistra a meno che il Pd trovi un nome da guerre stellari da candidare. 

Eh si perché, scrive il “Travagliato” Fatto quotidiano “il ministro degli Esteri Luigi Di Maio recentemente ha parlato di ‘un patto delle cinque città’ esplicitando la volontà del Movimento di fare accordi con gli alleati di governo a Bologna, Napoli, Milano, Torino, oltre che Roma”,

E aggiunge “ il Pd non ha ancora risposto a questo appello ma, più volte il suo segretario Nicola Zingaretti ha detto di essere fermamente contrario ad appoggiare la ricandidatura di Virginia Raggi”. 

Mentre Zingaretti aveva annunciato che avrebbe dato urbis et orbis il nome del candidato dopo le regionali e il referendum, lasciando il popolo di sinistra in trepida passata già una settimana.

Potremmo quindi dire che il sondaggio di Noto arriva a fagiolo per supportare la tesi di Travaglio (Marco) per la quale la ri-candidatura delle Raggi schiuderebbe orizzonti per l’eterna alleanza PD/grillini, ovviamente a guida pentastellata, magari senza i sinistri Fico e Lombardi, ma con lo stesso Di Maio. Si proprio lui, una sorta di Giano bifronte con il cuore che batte a destra  e una faccia  rivolta opportunisticamente a sinistra. Disponibile a cavalcare qualunque attimo fuggente se non si romperà i denti contro l’avvocato del popolo e premier Giuseppi .

Quello che forse ignora il Fatto è che il Pd non ha quel colabrodo che si chiama piattaforma Rousseau di Casaleggio jr, con la quale in pochi click, si possono decidere (per finta) le sorti dell’Italia, ma (aimè) per statuto il Pd deve affrontare comunque le primarie dove, minimo ci va qualche decina di migliaia di cittadini.

Al momento, oltre alla Cirinnà concorrono Caudo (già assessore con Ignazio Marino)  e uno sconosciuto giovane ex renziano, mentre si attendono altre candidature (rumors precedenti indicavano anche in corsa l’on. Fassina fervente  sostenitore dell’alleanza “storica” con i grillini). 

Certo di nomi ne circolano altri, ma nessuno si vuole bruciare in una competizione dove, alla fin della Fiera, decide Zingaretti e quando il capo indica il nome, è quello che vince le primarie.

Quanto alle presunte intenzioni di Di Maio per le altre grandi città si dubita fortemente che Sala a Milano, come ha già dichiarato pubblicamente, intenda allearsi con i grillini per la sua ri-candidatura e tanto meno a Bologna dove  Bonaccini ha vinto le Regionali senza di loro, anzi contro.

Non parliamo di Napoli dove De Luca the sceriff stra-vittorioso in Regione,  le mani sul Comune ce le vuol mettere LUI e non permetterà mai questo tristo connubio. Visto che da anni addita e irride i 5 stelle come buffoni della politica, da loro contraccambiato con epiteti ingiuriosi. 

Forse qualcosina si potrebbe fare a Torino visto che la Appendino, che è una persona seria,  non si ricandiderà. Colà, sotto Mole Antonelliana, l’eterno, immarcescibile e manovriero Piero Fassino potrebbe pure portare a casa un accordicchio. 

In ogni caso e anche di fronte all’incombente pericolo di una vittoria della destra (senza centro e trattino)  ci vuole ben altro per convincere il Pd che la Raggi è la mejo der bigoncio. Se ne parlerà  semmai all’eventuale ballottaggio dove, secondo il sondaggio,  Virginia ci arriva e il Pd no.

Un filo di speranza (si fa per dire) resta ai Dem. 

Se infatti nel 2016 dopo la vicenda Buzzi/Carminati al ballottaggio delle comunali, anche a scapito di Giorgia, ci è arrivato Giachetti che non brillava certo per facondia, idee e sprint, non si capisce perché un bel nome di sinistra non possa ambire alla poltrona di sindaco.

Un nome, magari, non necessariamente partorito dal dalle viscere burocratiche del Pd, ma espressione della società civile o dalle intelligenze creative e produttive di questa città, in grado di battere una figura della destra che sia la Bongiorno o il manager Cattaneo da Milano, ipotizzato da Salvini.

E tanto per sgombrare il campo, non pensiamo certo a l’ex ministro Calenda che al più verrebbe sostenuto da un po di voti da Confindustria, da qualche ordine professionale e dalla gauche caviar, ma forse nemmeno da Caltagirone.

Semmai, quel sondaggio pur sempre commissionato, ci conferma una cosa chiara come il sole e riportata anche da Pagnoncelli sul Corriere della Sera dove scriveva che se oggi si dovesse andare a votare con qualsiasi sistema elettorale vincerebbe la destra. Eccolo il convitato di pietra.

Il che vale a livello nazionale, ma nei Comuni c’è il ballottaggio che sarebbe cosa buona e giusta anche a livello nazionale rispetto a qualsiasi nuova legge elettorale  pasticciata, calibrata e spartita sulle esigenze di partiti e partitini. 

Ma questa è un’altra storia.

Giuliano Longo

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