“La dodicesima notte” al Silvano Toti Globe Theatre di Roma

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“La dodicesima notte” al Silvano Toti Globe Theatre di Roma

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La dodicesima notte, commedia di Shakespeare del tardo periodo, scritta intorno al 1600, si svolge nei dodici giorni del periodo di festeggiamenti più importanti dell’epoca elisabettiana, ossia quelli che vanno da Natale all’Epifania, in un paese, l’esotica Illiria, non particolarmente caratterizzato se non per l’atmosfera dionisiaca e ebbra di vino e di pulsioni amorose.

La regia curata, anche per traduzione e adattamento da Loredana Scaramella, regista di spettacoli shakespeariani di grande successo, inconfondibile per classe, ritmo e musicalità è in scena dal 23 al 27 settembre e con repliche straordinarie dal 9 all’11 Ottobre al Silvano Toti Globe Theatre di Roma.

In questa regia è coadiuvata dall’esperienza di Alberto Bellandi per i movimenti scenici, Fabiana De Marco per le essenziali scene, Susanna Proietti per gli eccentrici costumi fuori dal tempo, solo per citare alcuni dei molti collaboratori.

Parodia, eros, violenza e follia si mescolano e si manifestano in ciascuno dei personaggi che interagiscono con ritmo sempre più frenetico, tutti un po’ folli, sublimati dalla ironica dialettica shakespeariana, mossi dai classici immancabili equivoci e scambi di persona.

Nella commedia, precedente all’Amleto, troviamo il più affascinante dei buffoni shakespeariani, Feste, il quale, sapendo di essere folle, risulta il personaggio più savio e il più libero. Il clown, alla corte della contessa Olivia, la brava Carlotta Proietti, è interpretato dalla coinvolgente versatilità di Carlo Ragone. Canta a richiesta della corte e danza con maestria, ma, stanco di dover mostrare i propri talenti, si esprime con battute intelligenti ed argute, dando l’impressione di avere un’alta visione della vita, scevra da moralità precostituite.

La follia (che “se ne va in giro per il mondo e come il sole, splende ovunque”), lo scorrere inesorabile del tempo, un qualche tipo di amore ricercato spasmodicamente e la musica sono i protagonisti dell’opera.

Come nel testo originale la musica, “d’amore l’alimento”, è presente con canzoni, qui scritte da Mimosa Campironi e interpretate da Carlo Ragone, Carlotta Proietti e Antonio Sapio (nel ruolo di Valentino). Le musiche, un sorprendente mix di generi, sono scritte e suonate dal vivo dal quartetto William Kemp (Adriano Dragotta, al violino, Daniele Ercoli, al contrabbasso, Duccio Luccioli, alle percussioni, e Daniele De Seta, alle chitarre).

Dominano sul palco dodici sedie in circolo, una per ogni attore (sono tutti sempre presenti, tranne Feste, battitore libero), a formare un grande orologio che permette anche il distanziamento; coreografie ritmate ripetute scandiscono i cambi scena.

Le soluzioni registiche, imposte dai regolamenti del periodo, li integrano completamente nello spettacolo, amplificando il clima surreale: gli attori mimano danzando ripetutamente il lavarsi le mani, gli slanci d’amore non possono essere fisici, ma distanziati, onirici, un abbraccio fraterno può avvenire solo tramite braccia che si allungano irrealisticamente.

Shakespeare parte da situazioni tristi e luttuose per raccontarci una società in cui i potenti pensano all’amore, ma in modo superficiale (il duca Orsino, Diego Facciotti , vuole Olivia e finisce per sposare la naufraga Viola, Elisabetta Mandalari, mentre Olivia, prima in lutto, sposerà il fratello di Viola, Sebastiano, Giulio Benvenuti,) e le classi inferiori si divertono prendendosi gioco della persona più seria, il maggiordomo Malvolio, Federigo Ceci, ridicolizzandolo, con grande divertimento del pubblico.

Spassose le gag che vedono coinvolti Maria, Loredana Piedimonte, Sir Tobia, Mauro Santopietro, Fabian, e Paolo Giangrasso e Andrea Guangiamolla, Federico Tolardo.

In un vorticoso gioco di equivoci, scampati duelli e rivelazioni si arriverà al rocambolesco lieto fine. Nella scena finale, dondolando sbeffeggiante su un’alta altalena, Feste canterà malinconicamente che la pioggia potrà ancora cadere sulla felicità raggiunta; il saluto di un buffone al pubblico come epilogo del folle spettacolo della vita.

Stefania Brigazzi

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