Pedofili in Europa, la replica di “Rete Abuso”

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Pedofili in Europa, la replica di “Rete Abuso”

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Diritto di replica ex art. 8 l. 47/1948

In riferimento all’articolo dal titolo “Abusi sui neonati e 19 milioni di pedofili in Europa, la denuncia di don Di Noto, prete da decenni sul fronte antipedofilia” pubblicato dalla Vostra testata a firma di Gilda Tucci, per il quale si chiede diritto di replica secondo ex art. 8 l. 47/1948.

TESTO DI RETIFICA

-Premesso che nell’articolo in oggetto non viene citata fonte alcuna del dato da voi divulgato a mezzo stampa ovvero, che in Europa ci siano 19 milioni di pedofili (dato che richiediamo per il momento in sede bonaria di documentare) facciamo notare, secondo i dati diffusi da Telefono Azzurro nel maggio 2019 che le cifre della pedofilia, non solo online, ma abusi in generale (casa, chiesa, ambienti sportivi ecc.), parlano di 18 milioni di vittime in Europa e non di 19 milioni di pedofili, che produrrebbero qualora il dato fosse vero ben più vittime che gli abitanti della sola penisola italiana. 

A produrre questo dato non siamo noi, ma due studi fatti da due colleghi del sacerdote da voi intervistato. Il primo è Richard Sipe, secondo il quale un pedofilo, è in grado di produrre 200 vittime. Il secondo è Andrew M. Greeley secondo il quale ne produrrebbe 50. Facendo il calcolo, sulla base del dato “terroristico” da voi fornito (19.000.000 di pedofili), nel primo caso otterremo 3.800.000.000 vittime e nel secondo 950.000.000. Solo per avere un’idea e poter fare un riscontro, la penisola italiana ha poco più di 60.000.000 di abitanti, l’Europa 741.000.000.

-In riferimento alla dichiarazione secondo la quale grazie a papa Benedetto XVI”… si fa notare che allo stato attuale non solo la situazione non è affatto cambiata, il rapporto del Comitato Onu sui diritti dell’infanzia del 2014 lamenta che «La Commissione è fortemente preoccupata perché la Santa Sede non ha riconosciuto la portata dei crimini commessi, né ha preso le misure necessarie per affrontare i casi di abuso sessuale e per proteggere i bambini, e perché ha adottato politiche e normative che hanno favorito la prosecuzione degli abusi e l’impunità dei responsabili». L’Onu si riferisce al periodo che va dal 1991 al dicembre del 2013 quindi è molto azzardato affermare che “grazie a papa Benedetto XVI , per la prima volta la Chiesa  ,come Stato sovrano,  è  intervenuta in maniera forte ,chiara , trasparente ,celere” visto che tra il 1991 e il 2013 lui è stato prima prefetto della Congregazione per la dottrina della fede e poi pontefice. Riguardo a Bergoglio sottolinerei il fatto che la Santa Sede avrebbe dovuto presentare il primo settembre 2017 una memoria difensiva per le accuse del 2014, che a Ginevra stanno ancora aspettando.

Le attuali norme introdotte da Papa Francesco, omettono al momento la denuncia alle autorità civili, quindi gli abusi continuano ad essere gestiti internamente, con la complicità delle gerarchie. Le stesse direttive non prevedono alcun indennizzo alla vittima.

A fronte di tutto ciò e contrariamente alle raccomandazioni dell’ONU, ci troviamo nella più totale assenza di provvedimenti in aiuto alle malcapitate vittime, come documentato ampliamente nel libro edito da CHIARELETTERE “Giustizia divina”, in tutela dei preti criminali, la chiesa ha realizzato sul solo territorio italiano, la bellezza di 23 centri per la loro accoglienza, cura e recupero. Nulla invece per le vittime. I dati statistici prodotti nei vari paesi ove sono state fatte commissioni di inchiesta, valutano la pedofilia nella sola categoria dei preti cattolici, tra il 4 e l’8% contro l’1,2% delle altre categorie. In Italia, tolto il sommerso, contiamo circa 150 preti cattolici condannati in via definitiva e altrettanti in attesa di giudizio. 

Il Presidente della Rete L’ABUSO (Associazione sopravissuti agli abusi sessuali del clero) 

Francesco Zanardi

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