La versione di Buzzi nelle 450 pagine del suo libro “Se questa è mafia”

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La versione di Buzzi nelle 450 pagine del suo libro “Se questa è mafia”

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Del ponderoso libro (450 pagine) spesso fortemente polemico, come ovvio per chi è stato condannato,  con la Procura della Repubblica di Roma e il sistema dei media, abbiamo parlato con Salvatore Buzzi, protagonista, insieme a Massimo Carminati, di quel boom giudiziario che fu definito dai media  “mafia capitale” per poi, dopo la sentenza della Cassazione, venire derubricato a “mondo di mezzo” secondo la definizione originale presente nelle carte della Procura. 

“Se questa è mafia” Buzzi lo ha scritto nel carcere di Tolmezzo in regime di alta sicurezza dove doveva scontare una condanna a 18 anni e 4 mesi comminatagli dalla  Corte d’Appello in secondo grado di giudizio. Ma nel giugno di quest’anno la sentenza della Cassazione ha annullato l’aggravante mafiosa scarcerando Salvatore Buzzi e Massimo Carminati riconoscendo loro due distinte associazioni “semplici” non mafiose,  e rinviando il procedimento alla Corte d’appello per la ridefinizione della pena.

“Se questa è mafia”, terminato  prima della scarcerazione e curato dal giornalista de Il Tempo Stefano Liburdi,  doveva venir presentato alla sede del Partito Radicale in via di Torre Argentina proprio il giorno dell’inizio del lockdown, pertanto la presentazione pubblica da parte dell’editore Mincione e degli autori è avvenuta il 13 settembre alla Arena Farnesina, alla presenza di Rita Bernardini, presidente della associazione per i diritti dei carcerati “nessuno tocchi Caino”    e del direttore del Tempo Franco Bechis.

In apertura dell’intervista abbiamo chiesto a Buzzi  a che punto sono le sue vicende giudiziarie

L’8 settembre abbiamo iniziato il nuovo processo di appello dove l’auspicio è che si possa trovare un accordo tra le parti per concordare una pena e così il processo si chiude a dicembre con l’obiettivo di evitare ancora il carcere.

Altrimenti? 

Altrimenti si rifà il processo d’appello. 

 Come è nata l’idea di questo libro a metà fra una testimonianza e una ponderosa memoria difensiva?

E’ nata dopo la sentenza di appello con la quale sono stato condannato con l’aggravante di mafia dopo il diverso parere dei giudicanti in primo grado.  Allora, giocoforza, ho voluto rendere pubblica la mia versione dei fatti e sottolineo che ho finito di scriverlo prima della sentenza della Cassazione che “cassava” appunto, l’associazione mafiosa e rinviava il tutto alla Corte d’Appello. 

Perchè è stata necessario l’intervento del giornalista Liburdi?

In verità l’ho scritto tutto da solo, ma venivano fuori 700 pagine che Liburdi ha snellito per non renderlo solo una memoria difensiva, ma un racconto vero e proprio.

In una intervista recente a Radio Radio lei ha detto che le verrebbe voglia di scrivere un altro libro, su quale argomento?

Sulla fine che ha fatto la nostra cooperativa sociale 29 giugno, che io ho lasciato il 2 dicembre 2014 al mio arresto, con 110 commesse di lavoro, 30 milioni di patrimonio e 20 milioni sui conti correnti e sul fatto che dopo 3 anni la cooperativa è fallita in mano agli amministratori giudiziari che oltre ai compensi previsti dal tribunale, hanno percepito un milione a testa. Per poi pagare, oltre alle parcelle dei loro studi, una pletora di addetti assistenti ecc, molto più numerosi del personale amministrativo delle nostre cooperative.

Su questo aspetto lei ha già parlato in altre interviste, ma secondo lei  perchè gli amministratori giudiziari non hanno salvato, mi consenta di dire, il suo impero?

Guardi, non voglio aggiungere altro, ma le segnalo che la radicale Rita Bernardini dell’associazione a difesa dei carcerati “nessuno tocchi Caino” sta facendo proprio una inchiesta sugli amministratori giudiziari che dimostrerebbe, come altri quotidiani hanno riportato, che vengono consegnate loro aziende sane che poi in genere falliscono. Il risultato comunque è che delle 1200 persone occupate nelle nostre cooperative la maggioranza sono oggi precarie o disoccupate. 

In ogni caso, sulla base di metodi corruttivi emersi dall’indagine e dai processi, è stato smantellato un sistema di cooperazione sociale che si occupava di immigrati, rom sino alla cura del verde e la raccolta dei rifiuti. Insomma un bel business. 

Veda,  anche la Lega delle Cooperative ha preso le distanze da noi nonostante che io il 4 dicembre, due giorni dopo l’arresto, avrei dovuto venir eletto vice presidente della Lega Lazio. Sin qui tutto normale, ma il fatto vero che questo sistema è stato sostituto dal nulla come facilmente riscontrabile ad occhio nudo per rifiuti e verde pubblico. Questo perché un rispetto ossessivo delle regole burocratiche paralizza tutto, basta dire che per il ponte di Genova si è dovuto sospendere il codice degli appalti. Un altro esempio calzante riguarda il verde pubblico. La sindaca Raggi ha nominato un dirigente della Procura della Repubblica di Roma a sovrintendere questo settore importante per il decoro urbano, un funzionario che giustamente ha fatto rispettare tutte le procedure, ma lei dopo tre mesi lo ha cacciato perché era tutto paralizzato. Certo io pagavo un po’ tutti, non solo per far lavorare le mie cooperative, ma anche per sollecitare pagamenti dovuti dalla pubblica amministrazione che non arrivavano mai. Non solo bustarelle, ma assunzioni che mi chiedevano tutti.

Scusi, ma questa affermazione implica una concezione per la quale le regole non debbono essere rispettate dando spazio alla corruzione.

No, il problema non sono le regole, ma un eccesso di regole che sono il brodo di coltura della corruzione. Questo problema lo aveva affrontato l’assessore alla Legalità di Ignazio Marino, il magistrato Alfonso Sabella,  il quale aveva rilevato che a Roma esistono 100 centri di costo con 100 funzionari che possono decidere la spesa, se questi non vengono centralizzati siamo a caro amico.

Passiamo ad altro. Nelle sue interviste e in alcuni stralci del libro lei vuole apparire come una vittima della Procura, ammetterà che nessuno mette in moto una macchina investigativa così possente e costosa se non si hanno più che fondati motivi, e certamente non supposizioni o teoremi.

Guardi che io non voglio fare il martire, ma sottolineare  che la Procura ha fatto come il Brunelleschi facendo apparire grandi fatti piccolissimi e viceversa. Le faccio un esempio. Io affermo di aver dato a Franco Panzironi (già amministratore delegato di Ama e di Multiservizi, cassiere della fondazione di Alemanno Nuova Italia, ndr ) 500mila euro, la Procura gliene contesta meno di 300. Comunque è tutto scritto nel libro e risulta dagli atti giudiziari. 

Vabbè , ma questo mi sembra un particolare anche se non irrilevante,  il discorso è altro e riguarda soprattutto l’impianto accusatorio per mafia?

Ebbene mi assumo la responsabilità di quanto le sto dicendo.  Di fatto, visti gli esiti politici successivi con la vittoria di Virginia Raggi e dei 5 Stelle,  è  stata un’inchiesta contro la destra e la corrente bersaniana  del Pd  e l’ho detto pure al processo. Alemanno si è salvato per miracolo, ma ha preso 6 anni in primo grado, idem Luca Gramazio (capogruppo Pdl in Consiglio comunale con Alemanno sindaco e successivamente capogruppo di Forza Italia al Consiglio regionale, ndr)  cui ho dato 15mila euro di contributo elettorale più l’assunzione di 8 persone, ma condannato solo perché conosceva Carminati. Poi arrestano Giordan Tredicine (vicepresidente del Consiglio comunale di Roma e vice-coordinatore di Forza Italia,) a cui ho dato 20mila euro di contributo elettorale con il quale non ho mai avuto nemmeno una telefonata. E via via altri personaggi di destra: Pucci (direttore commerciale di Eur spa con Mancini amministratore delegato, ndr) Franco Testa (imprenditore vicino ad Alemanno già nel cda di Enav, ndr)   e altri ancora. A sinistra arrestano Daniele Ozzimo (già assessore alle politiche abitative con la giunta Marino, ndr)  che era anche un amico e gli ho dato 20mila euro di contributo elettorale. Un assessore  che bandisce una gara da 5 milioni di euro e nemmeno lo vengo a sapere, altro che bandi su misura detti “sartoriali”. Viene arrestato anche  Pedetti ( dal 2013 consigliere comunale e presidente della commissione consiliare patrimonio e politiche abitative, ndr) perché mi aveva detto che un suo amico aveva degli appartamenti da vendere e io li acquisto aggiungendoli ai 110 appartamenti che avevo già affittati per l’emergenza abitativa dei nuclei famigliari disagiati. In tutti questi casi dov’è la corruzione e l’aspetto mafioso?

In ogni caso mi sembra molto avventata la sua affermazione anche se lei vuole raccontare al sua verità. Ma è indubbio che  lei utilizzava persone influenti per raggiungere i suoi obiettivi economici come nel caso di Odevaine (ex capo di gabinetto del sindaco Pd Walter Veltroni, al momento dell’arresto membro del Tavolo per l’emergenza profughi al Viminale)

Veda, Odevaine era sicuramente un punto di riferimento per quanto riguarda le istituzioni che si occupano di immigrazione, ma le faccio notare, non ha mai avuto l’aggravante di mafia perché in questa aggravante sono caduti solo quelli che conoscevano Carminati.

A proposito di Carminati, lei afferma che le sue cooperative doveva incassare  somme rilevanti da Eur spa che non pagava e lei si rivolge a Riccardo Mancini uomo di fiducia di Alemammo allora amministratore delegato della società e Mancini le presenta, guarda caso,  Carminati, a che titolo?

Le spiego, come anche ho scritto nel libro, noi vinciamo la prima gara ad Eur spa nel 2000, nel 2003 mi viene consigliato dall’allora AD di fare la gara con un società australiana, nel 2005 niente australiani, ma la gara la devi fare con Caio Tizio ecc. Nel 2009 arriva Mancini che aveva anche rapporti conflittuali con Alemanno ….

Calma, Mancini era stato l’organizzatore della campagna elettorale di Alemanno nel 2008 non mi pare fosse tanto “conflittuale” con il sindaco….

Comunque sia lui, che avevo conosciuto in carcere (condannato per tentata estorsione nell’inchiesta su una presunta tangente da 600mila euro versata per la fornitura di 45 bus a Roma Metropolitane) mi dice: la gara del 2011 la devi fare con Carminati che è un ex detenuto e ha bisogno de lavorà…

Beh, mi pare un discorso un po’ debole questo del Carminati disoccupato e bisognoso. Dalle intercettazioni si evince invece che Carminati avesse delle attività economiche e quindi il vostro rapporto era d’affari.

Vero, ma il nostro rapporto nasce nel 2011 perché prima non lo conoscevo.

Si ma comunque era un uomo d’affari anche se lei nelle interviste dice che non aveva più pendenze penali  e aveva già scontato quello che doveva scontare.

Ma se io non avessi fatto la gara Eur, con lui non l’avrei vinta.

Quindi Carminati era un imprenditore e non un bisognoso e che attività aveva secondo lei?

Lo sanno tutti che lui aveva attività con Finmeccanica.

Quella è roba vecchia, come anche la storia dei suoi rapporti con i Servizi.

Embè, era un operatore economico tanto che ricordo che quando Gramazio non riusciva a parlare con Marchini si rivolge a Carminati e l’appuntamento lo ottiene…

Evidentemente perché era un personaggio d’affari importanti e magari godeva anche la fama di essere uno che a Roma comandava,

D’affari, ma non criminali, tuttavia quali fossero non glielo so dire .

Dalle intercettazioni risulta che le sue cooperative  gli dovevano dare 200mila euro.

Quelli sono soldi che doveva avere dal bando Eur e dal campo nomadi di Castel Romano che avevamo realizzato. Per questi due casi la Procura non ha trovato reati perché erano rapporti d’affari correnti. Poi succede che Massimo mi dice: tienili tu questi soldi  che per ora non mi servono, perchè lui campa già tranquillamente di suo. Io ho già detto che addirittura Massimo   avrebbe dovuto inserirsi nel passivo del fallimento della cooperativa, perché 900mila euro erano suoi.

In che senso?

Erano gli utili della operazione Eur di 9 milioni di euro.  Quindi io faccio i lavori, detraevo tutte le spese e gli oneri finanziari e restavano gli utili stimati nella prospettiva di anni. Tutto in chiaro, ma la contabilità della cooperativa la Procura non l’ha voluta nemmeno vedere. Le risulta che una attività mafiosa voglia esibire la propria contabilità? E questo il mio commercialista l’ha spiegato in appello . E le sottolineo il mio gruppo  ha fatto con Carminati solo due commesse su 110 che avevamo in ballo.  Per quanto riguarda Mancini le segnalo che dopo il breve arresto è uscito dalla inchiesta del “mondo di mezzo”.

Però dalle intercettazioni risulterebbe che dopo il suo arresto Mancini fosse considerato poco affidabile da Carminati, perché disponibile a “spiattellare” sotto il peso della carcerazione.

Non è vero. Lui s’era fatto 3 mesi di galera per la storia dei filobus Menarini e poco prima di quell’arresto erano state messe delle microspie nello studio del suo avvocato dove parlavano Carminati e Pucci  preoccupati delle sue eventuali esternazioni su questa vicenda, non sui rapporti tra me e Carminati. Perché Mancini prende dei soldi per quei filobus che non sono finiti a lui….( condannato a 5 anni di carcere  per una mazzetta da 600 mila euro pagata nel 2009  per la fornitura dei bus del corridoio della mobilità Laurentina, ndr.) 

Vabbè questa è materia delicata e riguarda un personaggio morto nel giugno 2018,   oggetto di altre indagini,  Comunque Mancini viene successivamente arrestato per l’indagine sul “mondo di mezzo”.

Si perché nell’interrogatorio conferma di aver preso dei soldi per questa vicenda Eur,  non pensando di venir arrestato e comunque , ripeto, viene poi rilasciato poco dopo e tenuto fuori da questa indagine. Secondo me l’intenzione della procura era quella di puntare sulle due braccia operative e finanziarie di Alemanno, appunto Mancini e Panzironi. 

Su questo mi permetta di avere forti dubbi perché costruire teoremi è facile, dimostrarli molto difficile . In fondo lei accusa la Procura stessa di questo teorema solo che per quanto riguarda le indagini ci sono migliaia e migliaia di carte processuali e di intercettazioni.

Ci sono le intercettazioni che lo dimostrano, ma la mia impressione è che alla fine  Panzironi verrà assolto perché in termini di associazione a delinquere di stampo mafioso  conosceva solo me quindi è possibile che la sua posizione verrà derubricata  da corruzione in traffico di influenze  perché quando prende i soldi da me non ha più alcun incarico in AMA, e li prende come un qualsiasi privato.

Intanto si è fatto due anni di carcere, ma passiamo ad altro. Lei in una intervista rispetto ai suoi processi, dice di aver vinto, eufemisticamente, due a tre per quanto riguarda l’associazione mafiosa, una volta in primo grado e la seconda in Cassazione. Allora come spiega le condanne pesantissime che ha avuto in primo grado per corruzione?

Personalmente penso sia stato una sorta di compromesso rispetto alle richiesta di condanna per mafia da parte della Procura. E poi non sarebbe la prima volta di condanne dure  come per Angelo Scozzafava ( condannato per turbativa d’asta  nell’appello del processo di Mafia Capitale nel maggio 2019, a 2 anni e 3 mesi perché avrebbe comunicato a Salvatore Buzzi e al manager Fabrizio Testa le intenzioni  della commissione aggiudicatrice per la gara regionale del RECUP, ndr) ,  D’altra parte le faccio presente che la pena comminatami in primo grado per corruzione è stata ridotta in appello, nonostante il riconoscimento della associazione mafiosa.  

Quando fu eletto Alemanno ricordo che le sue cooperative iniziarono una catena di scioperi contro la nuova amministrazione, evidentemente i rapporti debbono essere cambiati se come dice lei, gli arresti sono stati più numerosi a destra che a sinistra. Però di fatto la sua vicenda ha fatto cadere la giunta Marino.

Eh, mica so stato io, lo chieda a Matteo Orfini (commissario del Pd nel periodo della bufera del “mondo di mezzo, ndr).  Ma secondo lei dopo questa vicenda a Roma è cambiato molto? Guardi che in  tema di corruzione o mancette per oliare le ruote le faccio un piccolo elenco  dei casi che si sono susseguiti dopo di me: Parnasi, Lanzalone (consulente della Raggi per la vicenda dello stadio della Roma, ndr) lo stesso De Vito  (presidente dell’assemblea capitolina, ndr)  che io ritengo innocente.vComunque di quello che ho fatto in termini corruttivi non me ne vanto e ho pagato con 5 anni e 6 mesi di carcere, ma all’inizio dell’intervista, le ho anche spiegato che ciò è causa anche della pletora di leggi e regolamenti e della assurda lentezza della pubblica amministrazione.

Un ultima domanda un po’ brutale e personale, lei come campa adesso?

Mia moglie lavora, ha uno stipendio, ho una piccola casa di proprietà, mi hanno sequestrato i due appartamenti, per il resto mi sono mangiato i miei risparmi.

Allora il tesoro di Buzzi non esiste?

Ma quale tesoro, l’unico tesoro erano le cooperative per le quali mi pagavo 18 mensilità come presidente mentre i dipendenti se ne prendevano fra le 14 e le 16. E poi per concludere mi permetta di citare il passo del Vangelo che introduce il libro dedicato alle mie figlie Elettra e Maria Francesca. “ chi è senza peccato scagli la prima pietra…”

Gia che siamo in tema di citazioni vorremmo riportare anche quella che si riferirebbe ad un colloquio con persona “non meglio identificata”  della fondatrice della omonima casa editrice  Mariangela Mincione  proprio all’inizio del libro:

“ Fossi in te starei attenta”

M – “e perché”

“ Beh Mary, pubblichi il libro di un criminale”

M – “ quindi?”

Come se la letteratura internazionale non debordasse di romanzi, testimonianze, memoriali, autobiografie ecc. di criminali e addirittura di serial Killer, alcuni risultati poi innocenti.  E allora dove sarebbe lo scandalo?

Giuliano Longo

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