Romaeuropa festival: all’Argentina “Familie di Milo Rau”, cronache di un suicidio di gruppo

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Romaeuropa festival: all’Argentina “Familie di Milo Rau”, cronache di un suicidio di gruppo

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Ammettiamolo, fa una certa impressione assistere allo spettacolo in un teatro Argentina con posti distanziati ogni 4 in platea e nei palchi ammessi solo per uno spettatore, con tanto di gel mascherine e raccomandazioni del personale. Ma tant’è, il teatro e la cultura sono più forti del covid così nello storico teatro romano per  va in scena   per il Romaeuropa  Festival 2020Familie.

Ultimo capitolo di una trilogia ideale che il regista svizzero Milo Rau  rappresenta con un dramma familiare avvenuto nel 2007 a Calais, quando un’intera famiglia si toglie simultaneamente la vita. Nessun motivo apparente giustifica la morte di due genitori e dei loro due figli se non una lettera con le seguenti parole: “Siamo andati troppo lontano, scusateci”. 

Sulla scena una vera famiglia di attori (An Miller, Filip Peeters e le loro figlie adolescenti Leonce e Louisa) ricostruisce le tappe di questo misterioso caso. Scenicamente le scene famigliari, i dialoghi e monologhi vengono riprese e proiettate sullo schermo sopra il palco che evidenzia dialoghi, primi piani e interni con una tecnica audiovisiva che ormai si va affermando nel teatro internazionale. 

Ma Rau scava in questa famiglia borghese, apparentemente appagata nella sua quotidiana banalità fatta di frasi consuete, di piccole abitudini di ordine, pulizia, culinaria e studio delle due ragazze. Scene che sembrerebbero per assurdo evocare quella “banalità del bene” che uccide quanto quella del male di Hannah Arendt.

Solo che sotto il filo di questa quotidianità serpeggia il male oscuro esistenziale. “Siamo andati troppo lontani, scusateci” scrive la lettera di addio prima che i quattro si impicchino atrocemente con i due genitori morti con il collo spezzato e le figlie per soffocamento, come riporta la cronaca nera dell’epoca, come al solito ferocemente.

Qualche critica ravvisa in quei dialoghi e gesti banali nella quotidianità una sorta di poesia famigliare, l’impressione che invece ho ricavato da questa validissima piece, è un senso di disgregazione della “famiglia” dove i sentimenti alla fine sono senza passione e la quotidianità diviene un’ angosciante e perdita di senso.

Laddove il tutto nucleo familiare patisce la stessa sottile metastasi esistenziale è inevitabile che il gruppo si auto dissolva. “ Scusateci” forse siamo andati troppo avanti in un rapporto che non aveva radici solide e vitali, ma che si nutriva della quotidianità di uno scontato “lessico Familiare”.

Bastava tutto ci a giustificare l’assurdità di questo gesto collettivo? Rau non commenta, non giudica e non spiega semmai lascia intuire alla libertà di giudizio dello spettatore. 

La recitazione e la gestualità degli attori è composta tranne in una scena finale quando la figlia più piccola tenterà di resistere alla madre mentre la più grande si limiterà s chiudere la faccenda con un laconico “facciamolo”.

E i quattro lo faranno penzolando dai cappi come inutili manichini.

Giuliano Longo

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