Bettini querela La Verità di Belpietro per diffamazione

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Bettini querela La Verità di Belpietro per diffamazione
22/09/2011 Roma, festa dei Valori del Lazio. Nella foto Goffredo Bettini PD

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Gofferedo Bettini è sicuramente l’autorevole esponente del Pd romano fautore, ante litteram,  di quel “campo largo” della sinistra che avrebbe dovuto includere, almeno in parte, il movimento dei 5stelle. Una linea che ha ispirato la strategia di Zingaretti anche se ormai certe ipotesi unitarie e collaborative sembrano raffreddarsi di fronte a palesi mal di pancia nel suo partito che si è visto sbattere le porte in faccia (tranne che in Liguria) dai grillini per alleanze soprattutto in Puglia e Marche dove la sinistra rischia di grosso. 

Senza considerare che mentre cresce a sinistra l’orientamento verso il No per il referendum sul taglio dei parlamentari, il Si (più o meno sostenuto da Zingaretti)  consentirebbe ai grillini di sventolare la loro tradizionale bandiera anti-casta in caso di  prevedibile vittoria.

Insomma, a conti fatti la linea dei Democratici punta decisamente sulla difesa del   Governo, la governabilità e il sostegno dell’Europa  come  ribadito da Segretario alla recente direzione del Pd.

 Sin qui ogni commento è sicuramente lecito e le cronache delle più autorevoli gazzette debordano sia a destra che a sinistra, ma l’altro ieri il quotidiano La Verità diretta da Belpietro, pubblicava un articolo che tracciava una biografia di Bettini quale uomo di collaudati legami con i poteri forti, economici e finanziari. Che potrebbe anche venir considerato un merito per chi ha contribuito a quel “modello Roma” che incoronò prima Rutelli e poi Veltroni, ma quello che a Goffredo non va giù è già annunciato nel titolo del quotidiano:  “Bettini vuole barattare il Colle col Raggi bis”.

In sostanza, scriveva l’articolo, il baratto riguardava un accordo del Pd con la Raggi per le prossime comunali in cambio del sostegno grillino alla candidatura  di Walter Veltroni alla presidenza della Repubblica nel 2022. 

Ragion per cui su Facebook Bettini annunciava ieri “Ho dato mandato ai miei legali di procedere alla querela per diffamazione, essendo tutto l’articolo privo di fondamento”. 

Lui, che da quanto ci risulta, è sempre stato restio a questo tipo di risposte legali e che , in generale,  gode di buona stampa ad esempio sul Corriere, La Repubblica e L’Huffington e non solo.

A nostro avviso la reazione sarebbe giustificata dal fatto che La Verità ha voluto mettere i piedi sul piatto di un passaggio delicato del Pd romano e nazionale per la scelta del candidato alle prossime comunali, che comunque avverrà con le primarie cui si sono già candidati, per ora la senatrice Monica Cirinnà, l’ex assessore di Marino l’urbanista e docente Giovanni Caudo, mentre circolano altri nomi in attesa dell’esito non tanto dell’esito del referendum, quanto delle elezioni regionali.

Ritornando a Bettini, lui un candidato, nella Persona di Davide Sassoli presidente del Parlamento Europeo, l’aveva indicato, proposta decisamente declinata dall’interessato, ma è evidente che l’obiettivo  dell’articolo de La Verità  di Belpietro tende a destabilizzare il Pd creando un clima di incertezza nel partito e, perché no?, nell’elettorato della sinistra più in generale.

Se sotto il profilo politico, e non solo penale, la reazione di Bettini appare quindi ampiamente giustificata, va anche detto che oggi il Pd è un colabrodo di indiscrezioni, gossip, ricostruzioni, retroscena ecc,  che provengono dal suo interno. Situazione che ha denunciato lo stesso Zingaretti che si ritiene oggetto di manovre, manovrine, spifferi alle sue spalle  che hanno l’unico intento di delegittimare la sua segreteria.

Quale migliore occasione per che gettare il sasso nello stagno grazie al quotidiano leghista di Belpietro? 

Per questa somma di motivi non riteniamo che l’articolo su Bettini sia frutto solo della fervida  immaginazione della giornalista che l’ha scritto perché l’esperienza ci insegna che c’è sempre una manina che guida questo tipo di danze e non è detto che questa manina non bazzichi proprio dalle parti del Nazzareno o in qualche centro di potere del Governo.

Ma fuori dalle nostre illazioni, far credere di scoprire le carte di Bettini è oggettivamente un colpo a Zingaretti che già ha dichiarato che non ci sarà alcun accordo con la Raggi da lei contraccambiato con un secco no anche in sede di eventuale ballottaggio (come se il Pd fosse certo di arrivarci).

Ci si consenta un’ultima notazione che forse può spiegare le pulsioni interne ai Democratici che non è sfuggita ai commentatori nei giorni scorsi. 

Qualche settimana fa, di fronte alle evidenti difficoltà del Pd a gestire un rapporto con i recalcitranti grillini,   sul Foglio di Cerasa/Ferrara  proprio Bettini lanciava l’idea di una coalizione a tre punte, con Pd, M5S e una «terza gamba moderata e liberale» da affidare a Matteo Renzi. O meglio, proponeva a Matteo  di fare il «federatore» di un’area «che conta nell’opinione pubblica il 10%», individuando «i leader più adatti a guidarla».

Posizione che Nicola non ha gradito rispondendo: «Con franchezza devo dire che su questo punto con lui non la pensiamo allo stesso modo». E aggiungeva: «Per me è il Pd la forza del riformismo italiano, incontro tra culture diverse per cambiare il Paese». Quindi «Goffredo è una persona libera, autonoma e generosa. C’è tra noi un ottimo rapporto e uno scambio continuo di idee». 

Insomma, par dire il Presidente della Regione, amici si ma questa volta non ci sto.

Giuliano Longo

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