Venezia film: Si può vivere senza memoria? Lo racconta “Le mele” presentato nella sezione Orizzonti

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Venezia film: Si può vivere senza memoria? Lo racconta “Le mele” presentato nella sezione Orizzonti

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Il  film  Mila (Le mele), dell’esordiente Christos Nikou  interpretato da Aris Servetalis ( coproduzione greco/polacca) ha aperto il programma della sezione Orizzonti al Festival del Cinema di Venezia.  Un film dedicato al senso della memoria che si può anche  volutamente perdere dopo un grande dolore pur ricostruendosi, passo passo una vita nel presente. 

Si può vivere senza la memoria del proprio passato anche recente? Questo il quesito e il senso di “Mele” che segue passo passo la vicenda del protagonista vittima di una sorta di pandemia che si è improvvisamente diffusa fra la gente. Ricoverato in una ormai affollata clinica psichiatrica  viene dimesso per condurre la sua nuova vita in un modesto appartamento fornito dalle autorità mediche, sottoponendosi ad un programma di recupero scandito quotidianamente  da una voce registrata (un grande fratello?)  che gli indica quello che deve fare giorno per giorno, per ricostruire una nuova memoria, sostanzialmente fittizia.

E sono i momenti di questa nuova vita che lui deve documentare fotograficamente munito di una polaroid  in una quotidianità di solitudine e molti silenzi  che il protagonista è costretto a vivere nell’oblio, una vita scandita dal sapore delle mele (Mila in greco) che lui consuma in misura quasi compulsiva. 

La terapia non prevede e non suscita le emozioni del protagonista, anche quelle sentimentali e sessuali con una ragazza affetta dal suo stesso disturbo che vive nelle sue stesse condizioni e segue il suo stesso programma. Una sorta di blocco relazionale che già accenna alla conclusione della storia.

Ma il nostro smemorato vuole veramente recuperare la sua memoria? Quando il fruttivendolo gli dice che le mele aiutano a rafforzarla, il protagonista ne abbandona volutamente il consumo ed è questo un’altro segnale di una amnesia forse voluta sin dall’inizio della vicenda, segnali che costellano lo svolgersi della pellicola. Un desiderio di oblio assoluto e radicale, come si capirà nel finale, scatenato dalla morte della sua compagna con la visita alla tomba, che sarà l’atto conclusivo di un recupero alla realtà  e alla sua vita precedente. 

Se questo è il messaggio, o meglio, la filosofia del film, la sceneggiatura appare interessante anche se va vista proprio nei dettagli per ricomporre il puzzle del film che apparentemente risulta lineare e forse scontata nella sua conclusione, ma che può risultare ostica e noiosa allo spettatore disattento.

Destinato a non suscitare emozioni anche nel pubblico , ma riflessioni, “Mila”  si appiattisce, come il suo taciturno personaggio, in una fotografia fatta più di ombre che di luci, nello  scavo del  volto e della scarna gestualità  di un protagonista che appare quasi assente dalla, tutto sommato, straordinaria vicenda che lo coinvolge, lui stesso privo di emozioni come di memoria, forse volutamente. 

Giuliano Longo

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