Al Nuovo cinema Aquila: “Cosa resta della rivoluzione”, film sulle inquietudini delle nuove generazioni

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Al Nuovo cinema Aquila: “Cosa resta della rivoluzione”, film sulle inquietudini delle nuove generazioni

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Riapre al Pigneto il Nuovo cinema Aquila nel più rigoroso rispetto delle norme anti-covid (con un programma interessante che illustreremo a parte) presentando in edizione originale francese (con sotto titoli in italiano) “tout ce qu’il me reste de la révolution” “cosa resta della rivoluzione” una pellicola realizzata nel 2018. Una commedia delicata che, contrariamente alle premesse del titolo, non indulge a nostalgie sessantottine pur richiamate con  musiche e immagini che, di per sè, paiono archiviare quell’esperienza a un passato che non torna.

Anzi la vicenda richiama temi di scottante attualità quali l’occupazione giovanile, le aspirazioni, talora confuse ma vive delle nuove generazioni in un contesto urbano, quello parigino, spesso degradato o sventrato dalla rapace speculazione edilizia.
Veniamo allo screen play. Angèle è una giovane urbanista disoccupata che eredita dalla famiglia  gli ideali del ’68 con un padre, dal quale si recherà a vivere, ridotto a macchietta di quel che resta della gauche e vive in una sorta di disordinata casa museo. Un ribelle rassegnato, nostalgico e deluso, mentre la  madre, Diane, l’ha lasciata quando era ancora piccola per ritirarsi a vivere in campagna. Questo abbandono l’ha segnata profondamente sino a quando scopre che la sorella (imborghesita ma nevrotizzata da un marito, tutto marketing e profitto, al limite del paranoico) era da sempre in contatto con la madre, mentre il padre le aveva nascosto, per paura di perdere la figlia, che l’ormai anziana intellettuale e scrittrice avrebbe sempre voluto mantenere i rapporti con lei.

Apparentemente ad Angèle le relazioni sentimentali non interessano, irrigidita nel rifiuto di valori borghesi quali amore, casa e famiglia. Arrabbiata e aggressiva limita il suo attivismo “rivoluzionario”  a qualche sporadica iniziativa di propagande (dai contenuti non ben definiti) nel quartiere con l’amica scultrice che per campare produce calchi dei piedi dei bambini. Una simpatica ribelle che dal padre e nel ricordo della madre già intellettuale dei “movimenti”, ha imparato che l’amore e la famiglia sono valori borghesi spesso di intralcio a chi è intenzionato a sposare ideali rivoluzionari.

Unica attività di “elaborazione e discussione” un piccolo gruppo, un po’ squinternato, più simile ad alcolisti anonimi che ad un collettivo di lotta, che tiene le sue riunioni nei locali di una scuola. Qui incontra un insegnante di sostegno, fantasioso e poeta, con il quale avvia una relazione delicata ma anche contrastata dal suo irrigidimento nell’accettare e gestire i sentimenti.
Almeno sino a quando riesce ad incontrare la madre che vive in una situazione di campestre isolamento, rigorosamente ecologico e campa facendo la venditrice ambulante di biancheria intima. Angèle a quel punto più che condividere accetta e comprende la scelta di isolamento ecologista della madre e si rende conto che anche i sentimenti sono importanti per vivere le difficoltà, le storture e le contraddizioni del presente, così si lascia andare ad un lieto fine con l’insegnate.
Judith Davis fa il suo esordio dietro la macchina da presa non rinunciando al suo ruolo di attrice protagonista e aderendo sia fisicamente che psicologicamente al personaggio di Angèle interpretandone, anche con frequenti primi piani, i dubbi, la rabbia e le frustrazioni delle giovani generazioni ma sempre con un tocco delicato e talora fortemente ironico.
Cosa resta dunque dopo la rivoluzione? La voglia di vivere e anche di lottare nella tolleranza verso gli altri, ma soprattutto la ricchezza dei rapporti umani e il valore dei sentimenti.

Regia Judith Davis
Distribuzione Wanted Cinema
Nazione Francia
Cast Judith Davis, Malik Zidi, Claire Dumas, Simon Bakhouche, Mélanie Bestel, Nadir Legrand, Mireille Perrier, Yasin Houicha, Jean-Claude Leguay, Emilie Caen

Giuliano Longo

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