Colpo di scena al Consiglio di Stato: Rekeep subentra a Coopservice nell’appalto dell’ospedale Sant’Orsola a Bologna

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Colpo di scena al Consiglio di Stato: Rekeep subentra a Coopservice nell’appalto dell’ospedale Sant’Orsola a Bologna
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La giustizia amministrativa (Tar e Consiglio di Stato) sono spesso nel mirino delle critiche per sentenze ritenute criticabili da varie parti. D’altronde è noto che non vi sia gara per appalti pubblici che non venga contestata dai ricorrenti esclusi, spesso con ritardi di anni nell’esecuzione delle gare stesse.

Un caso, fra i tanti, che ci è recentemente capitato sott’occhi (peraltro già ripreso da altri organi d’informazione) risale al 21 di questo mese quando il Consiglio di Stato si è pronunciato sul ricorso in appello di Rekeep SpA (ex Manutencoop, controllante della società Servizi Ospedalieri SpA) contro l’AUSL di Bologna, dopo l’esito della gara vinta da Coopservice.

Il ricorso al supremo organo di giustizia amministrativa riguardava la riforma della sentenza del TAR dell’Emilia Romagna, presentato dalla Rekeep, relativamente all’esito della gara monstre da 120 milioni in 6 anni.
Una gara già giudicata anomala di suo perché, caso unico in Italia, prevede la gestione integrata di una pluralità di sotto-servizi, come pulizie, lavanolo ospedaliero, movimentazione, trasporto utenti e altri servizi. Tanto anomala che lo stesso Consiglio di Stato eufemisticamente la definisce di “carattere innovativo e non standardizzabile”. Praticamente quasi irripetibile.

Ma un altro ben più consistente dubbio su questa “riconosciuta” originalità “di carattere innovativo” sorge quando in sede di giudizio si scopre che l’impianto della gara è stato ideato dal cognato (fratello della moglie) del Presidente della cooperativa aggiudicataria: Coopservice.
Infatti Marco Storchi, il “facilitator” della gara, collaboratore alla stesura del capitolato, RUP e poi DEC della procedura, è il cognato di Roberto Olivi, Presidente di Coopservice.

Già qui qualche dubbio su un conflitto di interessi poteva anche sorgere con conseguenze che vedremo di seguito, anche se la faccenda è passata in cavalleria.
Ma torniamo alla sentenza del CdS, qui il giudice della terza sezione, presidente Roberto Garofoli, dopo aver letto le carte del ricorso conclude che di fatto Coopservice non ha allegato elementi in grado di fugare i dubbi circa il possibile vantaggio competitivo della sua offerta.
Da notare che in questa procedura i punteggi tecnici sono stati attribuiti col metodo del confronto a coppie, che consiste nella valutazione comparativa, da parte di ciascun commissario di gara, delle imprese concorrenti, prese due per volta, mediante la quantificazione del grado di preferenza di una rispetto all’altra.

Quindi, se uno degli operatori economici ha potuto godere di un vantaggio competitivo (occulto) ab origine, nella sostanza risulteranno conseguentemente distorte le valutazioni di tutti gli altri che sono stati posti in confronto a coppia con lui.
Inoltre era stata fissata una soglia minima per il punteggio tecnico, al mancato raggiungimento della quale gli operatori economici sarebbero stati esclusi.

In presenza di questo meccanismo di giudizio, stante il vantaggio “in casa” di Coopservice, sono stati esclusi ben due grandi raggruppamenti temporanei di imprese (il CNS con Hospital Service e Idealservice con SoGeSi SpA e la cooperativa Cfp), e sono rimaste in gara solo tre concorrenti: l’RTI Coopservice, Dussmann e Manutencoop.

Se gli altri due raggruppamenti esclusi alla gara avessero saputo che il RUP era anche il cognato del Presidente di Coopservice, avrebbero puntato su un ricorso avverso la propria esclusione o, ancora più probabilmente, avrebbero richiesto l’annullamento della procedura.
Resta il fatto che Rekeep, terza in graduatoria, ricorre prima al TAR e poi al Consiglio di Stato mentre le altre società escluse rinunciano di fronte all’abissale distanza nei punteggi tecnici creati dai confronti a coppie, anche se tutto l’impianto della gara, ma si saprà troppo tardi, è viziato dalle fondamenta visti i legami di parentela tra l’Ente appaltante e un operatore economico.
Alla fine della fiera, sorprendentemente, la gara non viene annullata, e a vincere il ricorso è la Rekeep che detiene il controllo di Servizi Ospedalieri SpA, ed è il secondo colosso di gestione di servizi no-core, dopo Coopservice.
Sempre guerra fra colossi è.

E qui ci si collega a tutt’altra storia, sempre di appalti ospedalieri e Consiglio di Stato, che riguarda la gara per il lavanolo della Regione Umbria, questa vinta da Servizi Ospedalieri (nb controllata da Manutencoop, stesso gruppo, quindi).
Anche in questo caso il giudice, di fronte al ricorso della seconda in graduatoria e sebbene in presenza di una valutazione non definitiva di una Commissione Tecnica appositamente incaricata all’esame dell’anomalia dell’offerta dell’aggiudicataria, decide che l’offerta di Servizi Ospedalieri è “meritevole di essere messa alla prova mediante l’affidamento del servizio posto a gara, fermo restando la necessità di un adeguato controllo amministrativo e di un efficace presidio giurisdizionale circa la successiva fase di esecuzione del rapporto contrattuale”.
Una sentenza sub condicione emessa dalla stessa sezione del Consiglio, la terza, con lo stesso Presidente, nei confronti dello stesso gruppo societario, (Servizi Ospedalieri controllata da Rekeep) che gestirà l’appalto del Sant’Orsola a Bologna.

Giuliano Longo

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