A quando l’annunciato compound industriale a Colleferro?

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A quando l’annunciato compound industriale a Colleferro?
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Nell’illustrare il piano rifiuti alla Pisana, l’assessore Valeriani ancora una volta ha spiegato che è centrale il compound industriale che nascerà a Colleferro , un impianto che dovrà lavorare i rifiuti indifferenziati a freddo senza combustione.

La Regione, sulla spinta dell’amministrazione di Colleferro, guidata dal partito democratico, ha chiuso il termovalorizzatore, dopo aver buttato al vento oltre 10 milioni per i macchinari acquistati ai fini del revamping, ha chiuso la discarica, che era ancora capiente, e ha annunciato la costruzione  di un impianto definito compound, che sta diventando una specie di araba fenicia perché nessuno sa cosa sia.

In un documento, allegato al bilancio di Lazio ambiente del 2018, si parlava di un piano industriale che prevedeva la realizzazione a Colleferro di un impianto di vetrificazione, con una capacità di 25MWT, che doveva comportare la riconversione dell’attuale impiantistica di termovalorizzazione in un’altra tipologia, volta a perseguire il recupero di materia nel rispetto dei principi comunitari dell’economia circolare.

Successivamente si è parlato di una fabbrica di multimateriale con una capacità ricettiva di almeno 500.000 tonnellate all’anno di Fos e scarti non combustibili, per il successivo recupero in materie prime seconde (MPS), sottoprodotti e prodotti con rilascio “rifiuti zero”.

A Dicembre del 2019 l’assessore Valeriani e il presidente di Lazio ambiente, Daniele Fortini, che nel frattempo è stato nominato da De Magistris nel cda di Asia, la società gestione rifiuti di Napoli, hanno presentato in pompa magna nel palazzo di via Cristoforo Colombo l’impianto in questione descrivendolo come “l’impianto del futuro per ricavare materia dai rifiuti, eliminando o minimizzando il ricorso a discariche e inceneritori.

Valeriani e Fortini ci tennero a precisare che l’impianto non tratterà 500 mila tonnellate l’anno di rifiuti ma poco meno di 220mila, esattamente la stessa quantità di rifiuti che erano autorizzate a lavorare le due linee del termovalorizzatore.

Valeriani con tono trionfale ebbe a dichiarare che nel nuovo impianto “arriverà il sottovaglio di prima tritovagliatura dei rifiuti urbani, cioè l’80’% di quelli che entrano in un Tmb e che sarebbero destinati a discariche e inceneritori. Il restante 15% potrebbe costituire combustibile solido secondario da destinare come prodotto a cementifici e centrali elettriche in sostituzione dei combustibili fossili”.

Sempre Valeriani aggiungeva che “dall’80% si possono subito estrarre all’inizio della lavorazione, matrici omogenee, biogas da trasformare in biometano per autotrazione dal trattamento anaerobico della frazione organica, anidride carbonica per uso industriale e combustibile solido secondario da impiegare in cementifici e centrali elettriche

Non vorrei che chiuso il termovalorizzatore adesso si voglia costruire un impianto che produca Css che si può bruciare nei cementifici o nelle centrali elettriche, così come io denuncio da anni essere il vero obiettivo dell’amministrazione Zingaretti.  E così come risulta anche da una risposta dell’assessorato competente ad una interrogazione in sede di sindacato ispettivo.

In quell’occasione il Presidente di Lazio Ambiente annunciò “l’investimento di 54 milioni, la pubblicazione del bando, entro Gennaio 2020, per selezionare la migliore fra le società di ingegneria per la redazione del progetto definitivo. La presentazione del progetto entro Maggio 2020 ed entro Novembre la pubblicazione del bando per la cessione di Lazio Ambiente, incorporante il valore del progetto realizzato”.

Siamo a Luglio e nessuno ha visto un solo atto, una sola carta.

Lo stesso Fortini però auspicava che fosse l’Ama  a comprare Lazio Ambiente con dentro il progetto autorizzato in modo da evitare la gara e velocizzare le cose.

Evidentemente le parole di Fortini e Valeriani non hanno convinto l’Ama, nel frattempo Lazio ambiente è stata smembrata, parte dei lavoratori trasferita al consorzio Minerva e gran parte alle società partecipata della Regione. 

Così come non hanno convinto i sindacati che dopo l’audizione in commissione del maggio 2020 si stanno ancora chiedendo di che impianto parlano Valeriani e Fortini

Ho letto e riletto diverse volte le relazioni di Valeriani e Fortini, ho consultato persone più esperte di me nel settore rifiuti, alcune anche di sinistra e non ostili all’amministrazione Zingaretti, nessuno mi ha saputo dire di che impianto si tratta.

Caro assessore Valeriani visto che si sta discutendo in Aula il piano rifiuti puoi spiegarci questo compound industriale che impianto è, puoi presentare un piano, un progetto, una qualche documentazione e indicarci anche se esista in qualche parte del modo un impianto simile?

Roma, martedì 28 luglio 2020

Donato Robilotta

(Già consigliere e assessore della Regione Lazio) 

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