Disagi in ortopedia, a Palestrina il post covid continua a essere un problema

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Disagi in ortopedia, a Palestrina il post covid continua a essere un problema

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Ora non si tratta più di una “criticità momentanea”, ma di un disservizio che dura da troppo tempo. Il post emergenza Covid all’ospedale di Palestrina è diventato un problema. Sotto la lente ora è finito il reparto di Ortopedia, privo da ormai da quattro mesi dei 4 posti letto originari, della sala gessi e dei medici specialisti. 

La realtà, a oggi, è che chi ha bisogno di visite e cure deve rivolgersi all’ospedale di Colleferro affrontando una vera e propria gimcana, tra attesa dell’ambulanza e code infinite in sala di attesa.

Dopo l’emergenza covid sono riparti il pronto soccorso e i servizi infantili, sono arrivati nuovi infermieri (+21), Oss (+10), ostetriche (+5) e medici (+3), ma alcuni servizi stentano ancora a ripartire.

Sul caso hanno preso posizione anche i sindacati della Cgil che in una nota stampa riportano i numeri impietosi del post covid nell’Asl Roma 5.

“Un anno di attesa per una mammografia; diciotto mesi per una ecografia; oltre un anno di attesa per un’operazione alla cataratta; non esiste un servizio per i diversamente abili adulti; assenza di Risonanza magnetica; tre mesi di attesa per un elettrocardiogramma e una visita cardiologica”.

“Gli unici che hanno trovato sviluppo di prestazioni e guadagni sono le strutture di diagnostica e specialistica ambulatoriale privata – dichiara la Cgil – che sostituiscono sempre di più quelle delle strutture pubbliche. Le liste di attesa si allungano sempre di più, non si fa programmazione, non ci si confronta con il sindacato come previsto con la commissione congiunta Azienda -Sindacato previsto da disposizione regionale, mai riunita. La CGIL chiede l’abbattimento dei tempi di attesa per le visite specialistiche e gli interventi, l’ampliamento degli orari dei servizi e degli ambulatori, l’utilizzo funzionale di tutti gli apparecchi diagnostici per l’utenza, un programma di assistenza sanitaria nel nostro territorio domiciliare per gli anziani e i diversamente abili e l’adozione di un piano organizzativo di rilancio ed ampliamento dell’assistenza sanitaria nel nostro territorio e normali e corrette relazioni sindacali”.

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