Al Circo Massimo il Rigoletto in tempi di Covid

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Al Circo Massimo il Rigoletto in tempi di Covid

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Certo che qualche tradizionalista dell’opera lirica avrà storto il naso nel vedersi il Rigoletto di Giuseppe Verdi in un proscenio fra macchine usate di grossa cilindrata, roulotte e dove i personaggi vestono e si atteggiano come gangster di periferia degli anni ’70.

Nè avranno apprezzato le mises da cubiste delle interpreti femminili o alla John Travolta del Duca e dei suoi amici, con un Rigoletto che più che un buffone gobbo, con tanto di berretto somiglia a un corpulento soggettone alcolizzato, malvestito e trasandato.

Ma qui sta la bellezza di questa rappresentazione con notevole dispiego di video e riprese dal vivo, realizzate dalla Indigo Film che, su quello schermo enorme, danno una perfetta visibilità dello svolgimento della vicenda esaltando i primi piani dei personaggi principali. 

Ma andiamo per ordine. Il Teatro dell’Opera di Roma è il primo in Europa a riaprire i battenti con la sua stagione estiva che con la serata di ieri ha concluso la rappresentazione del Rigoletto. L’orchestra è diretta da Daniele Gatti e la regia di Damiano Michieletto su un palcoscenico di 1500 metri quadri  progettato per gli spazi del Circo Massimo che, con rigorose misure anti – Covid, riesce ad accogliere un pubblico distanziato di 1400 spettatori. Il coro è diretto da Roberto Gabbiani e per far rispettare le distanze sociali, i coristi sono sui due lati della grande fossa dell’orchestra, mentre sul palco, sono coreograficamente sostituiti da comparse e mimi.

Sulla storia del buffone gobbo, della sua vendetta fallita contro il duca di Mantova e la sua  corte rinascimentale non ci soffermiamo, possiamo però dire che questa rappresentazione fra sogno e realtà viene evidenziata da video di ricordi, sprazzi onirici quasi a contrastare lo squallore voluto della scena ambientata negli spazi di una immaginaria periferia, fra spacciatori, prostitute, ruffiani, scherani anziché negli sfarzi di una raffinata e dissoluta corte.

La sonorità della rappresentazione è eccellente considerando la dispersione dei grandi spazi, ma nessun interprete è microfonato ed i personaggi vengono ripresi dal telecamere mobili che inviano le immagini direttamente sul grande schermo che sovrasta il palcoscenico, mentre le didascalie del testo (in italiano e inglese) appaiono alla sinistra dello stesso. Impegno non da poco questo della diretta, che implica una regia non solo intelligente ma che si muove con grande capacità professionale nell’uso dei new media.  In ogni caso la critica è concorde nell’affermare che si tratta della migliore produzione di Michieletto e della sua squadra.

Veniamo agli interpreti: il ruolo del buffone di corte è impersonato da Roberto Frontali, Ivan Ayon Rivas è il Duca di Mantova, Rosa Feola Gilda la figlia oltraggiata di Rigoletto, Riccardo Zanellato è il killer Sparafucile, Martina Belli Maddalena, Gabriele Sagona il Conte di Monterone, Alessio Verna è Marullo, Pietro Picone è Borsa e Matteo Ferrara il Conte di Ceprano. Irida Dragoti, uno dei giovani talenti selezionati per la seconda edizione del progetto Young Artist Program dell’Opera di Roma, interpreta il ruolo di Giovanna. 

Spettacolo innovativo ed eccellente negli spazi suggestivi in una notte romana che valeva la pena spendere nella maestosità del Circo Massimo.

Giuliano Longo

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