Coronavirus, in Serbia le bugie di stato

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Coronavirus, in Serbia le bugie di stato

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Da Belgrado Antonela Riha per Obc (Osservatorio Balcani e Caucaso, periodico on line) scrive che a più di tre mesi dall’annucio dell’epidemia di coronavirus, in Serbia si registra un drammatico aumento di contagi e decessi da Covid 19. 
La Serbia è uno di quei 14 Paesi nell’elenco per i quali il nostro governo ha imposto il blocco dei voli e l’accesso in Italia dei cittadini provenienti da quel Paese, ma tocca vedere se indipendentemente dai voli, siano controllabili gli accessi porosi dal confine orientale dove il flusso dai Balcani rimane costante.

“La brusca impennata di nuovi casi di coronavirus – prosegue l’articolo – ha coinciso con la campagna elettorale per le elezioni politiche, tenutesi lo scorso 21 giugno, durante la quale sono state revocate quasi tutte le misure di contenimento del contagio”. Ma nel frattempo sono emersi nuovi dati sui pazienti contagiati e morti da Covid 19, che divergono da quelli diffusi dalle autorità. 

In Serbia lo stato di emergenza a causa della pandemia di coronavirus è stato proclamato lo scorso 15 marzo ed è stato revocato lo scorso 6 maggio comportando il posticipo delle elezioni politiche, inizialmente fissate per il 26 aprile, nel corso delle quali il Partito progressista serbo (SNS) guidato da Vučić, ha ottenuto una vittoria schiacciante dopo una campagna elettorale con numerosi comizi e alle elezioni politiche, in Serbia sono stati organizzati numerosi comizi elettorali, concerti. e una partita di calcio con 16mila tifosi sugli spalti, senza alcuna misura di protezione. 

“Nel sud-ovest della Serbia – scrive ancora Antonella –  nella regione del Sangiaccato, dove vivono molti bosgnacchi, di fede islamica, un primo aumento del numero di contagi si è verificato dopo la festa di fine Ramadan celebrata lo scorso 24 maggio. Successivamente nel Sangiaccato sono stati organizzati diversi comizi elettorali a cui hanno partecipato numerosi cittadini, senza alcun dispositivo di protezione. Subito dopo le elezioni è stato reso noto che 20 medici e 40 infermieri dell’Ospedale generale di Novi Pazar, la più grande città della regione, sono stati contagiati dal coronavirus e a quel punto è emerso che il numero di pazienti con sintomi gravi stava crescendo ormai da giorni”.

Contagio che da Novi Pazar si è esteso alle città vicine di Tutin e Sjenica, mentre in tutta la regione i medici denunciano la mancanza dei più basilari dispositivi e farmaci, dalle mascherine ai guanti, dall’ossigeno ai respiratori, ma anche personale medico. 
A destare ulteriore preoccupazione nei cittadini del Sangiaccato è stata la notizia secondo cui le autorità locali avrebbero indetto una gara d’appalto per l’acquisto di bare di metallo, il cui uso non è previsto dal rito funebre dei bosgnacchi, suggerendo che le autorità si stavano preparando al peggio. Le immagini dei pazienti sdraiati nei corridoi degli ospedali hanno ricordato quanto accaduto in Italia e Spagna. 

“Quando, lo scorso 30 giugno, la premier Ana Brnabić e il ministro della Salute Zlatibor Lončr si sono finalmente recati a Novi Pazar – prosegue l’articolo – i cittadini li hanno accolti con fischi e urla, gridando: “ladri” e “mafia”, mentre alcuni medici hanno voltato loro le spalle in segno di protesta”. 
Il giorno dopo le elezioni, lo scorso 22 giugno, il portale di giornalismo investigativo BIRN, citando dati provenienti dal sistema nazionale di informazione sul Covid 19, ha riportato che in Serbia il numero di contagiati e morti da coronavirus è superiore a quello riferito dall’Unità di crisi istituita dal governo, infatti tra il 19 marzo e l’1 giugno 632 persone sono decedute per Covid 19, una cifra superiore a quella ufficiale, pari a 244 unità. Nell’ultima settimana prima delle elezioni, il numero di nuovi contagi oscillava tra 300 e 340 al giorno, numeri molto superiori a quelli comunicati dalle autorità, che parlavano di 97 nuovi casi.

La premier Ana Brnabić ha cercato di spiegare queste divergenze nei dati ufficiali affermando “diciamo che ho i sintomi, vado in un ambulatorio Covid, mi fanno il tampone e risulto positiva. […] Poi presento complicazioni, decido di andare alla Clinica di malattie infettive e vengo investita da un autobus. […] Pensate che io debba essere registrata come morta per coronavirus? E di casi come questo chissà quanti ce ne sono…”, ha affermato la premier.
“Non si sa quanti cittadini serbi siano stati investiti da un autobus durante la pandemia – prosegue  la giornalista – ma è altrettanto difficile stabilire quante siano le persone contagiate dal coronavirus, e una parte dell’opinione pubblica dubita della veridicità delle informazioni ufficiali sul numero di decessi”.

Entro la fine della scorsa settimana in dieci città serbe è stata dichiarato lo stato di emergenza  che comprende il divieto di assembramenti e sanzioni per chi non rispetta l’obbligo di indossare la mascherina nei luoghi chiusi. E il governo continua a ripetere che la situazione è sotto controllo, che le condizioni degli ospedali serbi sono “come in Germania” e incomparabilmente migliori rispetto ad altri paesi della regione. I funzionari statali negano che l’aumento di contagi e morti abbia a che fare con la campagna elettorale ed evitano di commentare certe notizie, come quella secondo cui almeno 11 funzionari dell’SNS e stretti collaboratori di Vučić, tra cui anche la presidente uscente del parlamento serbo Maja Gojković, avrebbero contratto il coronavirus durante una festa organizzata nella notte delle elezioni per celebrare la vittoria dell’SNS.

In ogni caso l’ennesima decisione del governo è stata anche quella di chiudere le residenze universitarie a Belgrado, dove vivono gli studenti provenienti da tutta la Serbia che ha suscitato una rivolta degli studenti che sono scesi in strada per protestare. La decisione è poi stata revocata per evitare nuovi disordini e gli studenti sono rimasti a Belgrado, ma i disordini con assalto alle sedi governative sono proseguiti anche due sere fa con una vera e propria guerriglia di strada scattata dopo l’annuncio del nuovo lockdown. 
Giuliano Longo

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