Coronavirus a Roma, pericoloso cluster epidemico fra una comunità migrante dalla miseria del Bangladesh

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Coronavirus a Roma, pericoloso cluster epidemico fra una comunità migrante dalla miseria del Bangladesh

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Qualche anno fa l’organizzazione umanitaria Terre des Hommes Italia lanciava una guida per preparare i migranti bangladesi alla migrazione verso l’Italia, seconda meta europea per i cittadini del Bangladesh. Due ricerche mostravano come giunti in Italia, burocrazia e misere condizioni di lavoro, spesso irregolare, costituivano una grande disillusione per i migranti oggi aggravata dal contagio di Covid-19 che obbliga le nostre istituzioni a misure radicali come il blocco dei voli diretti e indiretti dalla capitale Dakka. 

Allo scopo di sgretolare ogni forma di razzismo nei confronti di questa comunità spesso laboriosa, va precisato che tale immigrazione avviene da uno dei Paesi più poveri del mondo e si dirige prevalentemente verso  il Medio Oriente e il Sud-Est Asiatico, ma l’Italia rimane uno degli approdi preferiti, attualmente con circa 160mila presenze a livello nazionale delle quali ben 60mila a Roma , dove peraltro si stima la presenza di 15mila irregolari che possono sfuggire alle maglie della prevenzione epidemiologica. 

Molti lavoratori migranti del Bangladesh – secondo le ricerche condotte da Terre des Hommes – sono esposti ad un elevato rischio di sfruttamento e abusi nei Paesi di transito e di destinazione quando decidono di  partire sull’onda di un’idea mitizzata della destinazione. Così  l’organizzazione internazionale rileva che “spesso   viaggiano senza documenti validi per l’espatrio e pagano ingenti somme a mediatori, detti “Dallal”, per poter intraprendere il viaggio”. 

Fuggono da un Paese dove la metà della popolazione (prevalentemente di religione musulmana) vive al di sotto della soglia di povertà, il 45% dei bambini è malnutrito ed è uno dei paesi al mondo più minacciati dai cambiamenti climatici. 

All’inizio del 2016 i cittadini del Bangladesh emigrati all’estero erano più di otto milioni. Con i suoi 161 milioni di abitanti che vivono in un territorio grande come metà dell’Italia  stretto tra India, Birmania e golfo del Bengala è il settimo Paese più popoloso del Pianeta. Tanti abitanti quanti se ne trovano in Russia, che però è 120 volte più grande. 

Mohamed Taifur Rahman Shah, presidente dell’associazione ItalBangla, in questi giorni ha spiegato all’agenzia di stampa AdnKronos che gli errori sono stati commessi tanto da Dakka quanto da Roma perché il governo del Bangladesh “ha lasciato passare tutti” ma quello italiano “non ha controllato chi entrava in Italia“. “Nel nostro Paese – ha detto- la situazione legata ai contagi è un disastro, non ci sono cure mediche e la gente sta cercando di scappare con ogni mezzo”.

Non solo, ma come riportato dal Messaggero, la corruzione alligna con l’acquisto diffuso dei necessari certificati sanitari per l’espatrio addirittura nelle tabaccherie.

Più che giustificata quindi la preoccupazione del Governo italiano e delle nostre autorità sanitarie soprattutto del Lazio, ma come arrivano questi migranti nel nostro Paese?

I più fortunati arrivavano con regolari voli aerei pagati con risparmi di anni delle famiglie o dai congiunti già residenti in Italia, transitando anche dagli Emirati arabi e dalla Turchia, ma vi è una rotta libica, quella dei barconi o dei salvataggi, sempre più limitati, delle ONG. 

Ottenere un permesso di soggiorno in Italia è difficilissimo il che spiega l’alta percentuale di irregolari clandestini come riconoscono gli stessi esponenti della comunità bangladese in Italia.

Per concludere citiamo l’ultimo rapporto del Ministero del Lavoro del primo gennaio 2018 che parla di 139.409 cittadini bengalesi in Italia (in aumento in questi ultimi tre anni) pari al 3,8% del totale dei cittadini non comunitari. La comunità risulta ottava per numero di presenze tra i cittadini non comunitari. 

Il settore prevalente di occupazione è il commercio che ne accoglie complessivamente il 59%, segue il settore industriale con il 23,3%. Le donne rappresentano solo il 27,3%  e  l’età media degli appartenenti alla comunità è pari a 29 anni, nettamente inferiore a quella rilevata sul complesso della popolazione non UE (34 anni). 

Il 47% delle presenze complessive  si concentra nel Nord Italia, ma la prima Regione di insediamento è il Lazio, che ne accoglie il 29,4% del totale, seguono la Lombardia con il 15,5% e il Veneto con il 14%. 

Sono 31.109  i titolari di imprese individuali pari all’8,3% degli imprenditori non comunitari presenti nel nostro Paese. La prima provincia per numero di imprese a titolarità di cittadini nati in Bangladesh è Roma, con oltre 13.300 imprese (quasi il 43%), seguono Napoli con il 10%, Milano con il 9,7%, e Palermo con il 6,8%. I

Il 55% è titolare di un permesso per soggiornanti di lungo periodo. Tra i rimanenti permessi a scadenza, il 44,8% è rilasciato per motivi di lavoro, mentre il ricongiungimento familiare ne motiva il 31%. 

 Il Bangladesh è il primo Paese destinatario delle rimesse inviate dall’Italia. Nel corso del 2017 sono stati inviati in Bangladesh oltre 532,6 milioni di euro, pari al 12,9% del totale delle rimesse in uscita. 

Giuliano Longo

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