Emergenza Covid, uno sguardo al presente e al futuro della giustizia. Intervista al magistrato Giuseppe Travaglini

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Sulla sua scrivania sono piovute in questi mesi decine di denunce riguardanti diverse strutture sanitarie della provincia. Ma la sanità è solo una delle tante facce della complessa emergenza Covid che sta affrontando la magistratura del tribunale di Velletri. Lo sa bene il sostituto procuratore Giuseppe Travaglini, che parla di “una crisi senza precedenti, un evento che ha sconvolto il nostro lavoro, così come la vita delle persone. I tribunali sono un po’ come uno specchio delle società, qui si cerca di dare un ordine alle cose. Anche noi però oggi siamo frastornati da tutto quello che è accaduto”.

Nonostante i proclami qualcosa è andato storto. Da una parte c’è l’eccezionalità dell’evento dall’altra l’errore umano. Dove sta la verità in un giudizio?

Bella domanda. È come se tutti gli aerei cadessero insieme in un determinato momento. È evidente che siamo di fronte a un evento del tutto eccezionale, ma è chiaro che non può essere una giustificazione per tutto. Ciascuno ha i propri ruoli e le proprie responsabilità nell’emergenza in corso.

È vero che ci sono diverse denunce riguardanti diverse strutture sanitarie della provincia?

Sì è vero, ma essendoci delle indagini in corso non posso rilevare particolari.

Parliamo allora del vostro lavoro all’interno del tribunale. Come è cambiato?

C’è stato un grande cambiamento in tutte le procedure dettate esclusivamente dai protocolli sanitari a cui ci siamo attenuti tutti doverosamente.

Ci sono state novità?

Sì, ad esempio nelle nuove forme di processo, che però a mio avviso lasciano il tempo che trovano, perchè il contatto, la relazione con la persona che abbiamo di fronte la reputo essenziale nell’accertamento di una verità processuale. Dal modo in cui si pongono le domande e si danno le risposte spesso cambia tutto il significato e questo è impossibile attraverso altre forme.

D’altra parte ci sono stati anche problemi. Un mese fa qui gli avvocati manifestavano in questa sede…

Sì è vero e credo che avessero tutte le ragioni per farlo. Il presidente del tribunale ha ampliato alcune attività ma è chiaro che c’è stata una drastica riduzione del lavoro e questo non fa bene certo alle attività. Ma purtroppo si tratta solo di dispositivi per la sicurezza pubblica. 

È chiaro che avete accumulato una grosse mole di lavoro. Il Guardasigilli ha proposto uno stop alle ferie per i magistrati, secondo lei è una strada percorribile?

Gli studi legali e i magistrati da sempre concentrano le ferie ad agosto a seguito di una norma. Ora si può rivedere tutto, ma il problema, soprattutto per la giustizia penale, è che ad agosto sarà difficile rintracciare testimoni e operatori attivi coinvolti nel processo. Ci sarebbe cioè un problema di applicabilità.

In questi giorni si parla anche di riforma della giustizia. Lei cosa pensa di questo dibattito in corso?

Non vorrei essere certo nei panni di chi sta scrivendo la norma perchè non è assolutamente semplice coniugare le esigenze di velocità dei processi ai principi di garanzia che regolano la nostra giustizia. È una questione da sempre al centro del dibattito, ma credo sia difficile tagliare un sistema garantista come il nostro che ha delle precise regole e che bisogna rispettare.

Il prossimo 10 luglio lei parteciperà a un convegno sulle criticità ambientali a Colleferro, una questione su cui la legge non è riuscita sempre a intervenire in maniera adeguata. Secondo lei esiste un modo?

Oggi per fortuna si è molto più sensibili a questa tematica, e questa sensibilità sicuramente si traduce anche in una serie di produzioni normative anche in campo penale che sono volte a dare una maggiore tutela. Il problema è che questa tutela esclusivamente sansionatoria è residuale. La tutela di determinati beni giuridici, e tra questi l’ambiente, dovrebbe essere una tutela essenzialmente preventiva perchè la funzione del diritto penale è essenzialmente repressiva. Solo in epoca recente si sono adattati a un’esigenza per così dire ripartiva. Allora si finisce con avere delle situazioni spesso parallele: un disastro, un processo, passano gli anni, il processo fino ad epoca recente finiva in prescrizione e i cittadini per decennio si trovavano con quella situazione di disastro da poter ammirare senza che nessun’altro intervenisse per recuperare quella parte di ambiente. Il legislatore nel 2016 è intervenuto in maniera tale che entro centri limiti ed entro certi casi l’autorità giudiziaria possa in qualche maniera operare un’attività di recupero del territorio.  

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