Coronavirus: nel fine settimana i decessi sono aumentati nella contea di Los Angeles, timori per le riaperture

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Coronavirus: nel fine settimana i decessi sono aumentati nella contea di Los Angeles, timori per le riaperture

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Lo scrive il Los Angeles Times che riporta il dato relativo a sabato e domenica scorsi quando nella contea si sono registrati 81 nuovi decessi correlati al covid-19. Il totale più alto riportato in un fine settimana da un mese, mentre il picco registrato in precedenza risale al 18 e 19 aprile, quando furono registrati 105 decessi. 

Le autorità sanitarie hanno segnalato che sempre nello scorso week end si sono verificati ben 3.000 nuovi contagi.

Quando le autorità hanno annunciato che la contea avrebbe riaperto più completamente le attività commerciali e i luoghi all’aperto, come spiagge e parchi – anche se il conteggio dei casi e il tasso di mortalità continuavano già a salire – hanno ribadito un messaggio ripetuto innumerevoli volte nelle settimane precedenti: il virus non è cambiato, l’unico cambiamento è stato nel comportamento delle persone e nell’impegno a praticare il distanziamento sociale.

Resta il fatto che migliaia di persone si sono riversate sulle spiagge dopo che la settimana precedente erano stati riaperti i ristoranti e la maggior parte delle aziende avevano avuto il via libera per riprendere le attività, suscitando la preoccupazione delle autorità sanitarie che riscontrano un aumento della velocità di trasmissione del virus man mano che le misure di contenimento venivano revocate. 

La dott.ssa Christina Ghaly, direttrice dei servizi sanitari per la contea di L.A. – riferisce il quotidiano californiano – stima che la “velocità di trasmissione effettiva” sia ora aumentata sopra 1 – il che significa che ogni persona infetta continua a infettare più di un altro individuo – e sta ancora guadagnando terreno.

Lunedì si sono verificati altri 10 decessi e 823 nuovi casi, portando il numero totale dei contagi a 64.644, anche se il lunedì i dati sono generalmente più bassi a causa di un minor numero di segnalazioni nel fine settimana.

Secondo il Los Angeles Times il recente incremento dei casi non può essere collegato alle migliaia di persone che sono scese in piazza la scorsa settimana per protestare contro l’uccisione di George Floyd da parte della polizia di Minneapolis e la disuguaglianza razziale. Infatti il periodo di incubazione del virus può richiedere fino a 14 giorni, quindi i numeri attualmente riportati riflettono le azioni di settimane precedenti, ciò non significa che le attività e le proteste non possano influenzare il conteggio dei casi nei prossimi giorni.

Le autorità hanno continuato a elogiare i manifestanti pacifici per aver esercitato i loro diritti sanciti dal primo emendamento e allo stesso tempo ricordando loro di rimanere cauti. Nel frattempo si sta verificando il tracciamento per individuare contagiati o soggetti portatori del virus sia durante le manifestazioni che in altri contesti pubblici, inclusi centri commerciali e ristoranti al coperto. 

Va ricordato che la California, fra i primi stati Usa, ha imposto severe condizioni di lock down attirandosi le critiche dello stesso presidente Trump che ha fatto pressioni per lo sblocco sui vari governatori Democratici (e non solo) che avevano adottato analoghe misure. 

Attualmente gli States registrano 2.029.633 contagi con 773.510 guariti e 113.225 decessi occupando il primo posto nella triste statistica della diffusione della pandemia seguiti da Brasile, Russia, Spagna, Regno Unito, India, Italia, Perù, Germania, Iran, Turchia, Francia e Cile. Mentre per quanto riguarda i decessi dopo gli Usa seguono, Regno Unito, Brasile, Italia, Spagna e Francia. 

Giuliano Longo

 

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