Traffico di rifiuti tra Roma e Latina. Il gip: costi enormi per la collettività

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Traffico di rifiuti tra Roma e Latina. Il gip: costi enormi per la collettività
Acilia, bonificata l'area a ridosso di piazza dei Sicani

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“Vi sono enormi costi, non solo sociali ed ambientali, posti a carico della collettivita’, dovuti al fatto che l’illecita e irregolare ripulitura dei rifiuti genera danni per l’ambiente e la salute pubblica, si pensi ai roghi tossici nei campi rom, provocati spesso per ripulire il rame e altri metalli dalle guaine o altro, con conseguente immissioni nell’ambiente di sostanze tossiche come le diossine, ma anche costi per bonificare le aree e rimuovere i rifiuti”. A
scriverlo il gip Nicolo’ Marino, nell’ordinanza di applicazione di misure cautelari nei confronti di 27 persone coinvolte, a vario titolo, in un traffico illecito di rifiuti tra Roma e Latina. “A questo – scrive il giudice – si deve aggiungere anche un danno all’economia, poiche’ il modello di gestione dell’azienda studiato da Leopoldo Del Prete costituisce un’illecita concorrenza a fronte di aziende che in maniera regolare gestiscono i rifiuti con i relativi costi che, contrariamente a quanto fa Del Prete, non vengono scaricati sulla collettivita’”.

“Per comprendere la straordinaria gravita’ dell’illecita condotta di Leopoldo Del Prete e degli altri indagati – scrive ancora il gip – si ponga mente ai gravissimi danni prodotti all’ambiente e alla salute pubblica attraverso la sommatoria di tutti i casi riscontrati dagli inquirenti e documentati in atti. Anche l’intesa analisi a campioni documenta una attivita’ d’impresa in toto improntata a una gestione palesemente illecita e priva di scrupolo alcuno”.
Quanto al coinvolgimento di intere famiglie provenienti dai campi rom dislocati tra Roma e Latina, il giudice definisce “emblematiche le immagini delle entrate al Centro Rottami in cui in alcune ore si hanno carovane di mezzi carichi di ogni sorta di rifiuto con vari equipaggi intenti a selezionare la merce o ripulirla. E’ altresi’ chiaro di fronte a soggetti che nel corso dell’anno conferiscono decine e decine di volte incassando migliaia di euro, che siamo di fronte a delle vere e proprie attivita’ imprenditoriali illegali, a volte in mano a interi nuclei familiari che gestiscono enormi quantita’ di rifiuto”. “Il tutto – prosegue il giudice – in violazione delle piu’ elementari norme a tutela dell’ambiente e della sicurezza pubblica che necessariamente debbono, vista la mole dei conferimenti, essersi dati un’organizzazione stabile che coinvolge piu’ soggetti che con piu’ operazioni quotidianamente provvede alla raccolta e alla ripulitura dei rifiuti. A seguito dell’attivita’ di monitoraggio e’ stato evidenziato che esiste una vera e propria filiera del rifiuto che va dalla raccolta, alla cernita, ripulitura, vendita e trasporto per poi conferirli al Centro Rottami dove frazionano le modalita’ di pagamento in contanti sotto i 3 mila euro con fatture e autofatture”.

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