«NON È SOLO IL COVID CHE STA UCCIDENDO LA COOPERAZIONE SOCIALE», LA DENUNCIA

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«NON È SOLO IL COVID CHE STA UCCIDENDO LA COOPERAZIONE SOCIALE», LA DENUNCIA

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La prossima vittima del Covid potrebbe essere la Cooperazione sociale”: così scriveva qualche giorno fa Francesca Danese, Portavoce del Forum Terzo Settore Lazio, in una lettera aperta alla stampa.

Lo scrivono in un comunicato l’AGCI, Confcooperative e Legacoopsociali

Nel pieno di una gravissima crisi economica – prosegue la nota – con servizi chiusi e fatturati già scesi del 40%, purtroppo non è solo il Covid a mettere a rischio il futuro delle Cooperative sociali del Lazio.

L’80/85% dei costi sostenuti dalle Cooperative sociali sono rappresentati dagli STIPENDI: all’aumentare del costo del lavoro devono necessariamente aumentare le tariffe corrisposte dagli Enti pubblici per i servizi resi. Se questo non avviene, si genera una sofferenza economica che porta a misure non certo auspicabili per i lavoratori.

Il mancato adeguamento delle tariffe – prosegue – dei servizi all’aumento del nuovo CCNL minaccia il futuro di un intero settore, sebbene il tema sembri ormai essere passato in secondo piano rispetto alle più stringenti preoccupazioni legate all’emergenza.

L’aumento, deciso con la firma del nuovo CCNL a maggio 2019, valorizza la dignità del lavoro stabile per oltre 30.000 lavoratori delle Cooperative sociali del Lazio, che assicurano la tenuta del welfare garantendo servizi a migliaia di persone. Un aumento giusto, dovuto e forse anche insufficiente rispetto all’impegno enorme messo in campo dai lavoratori, che prevede tre tranche ed una quota forfettaria unica all’entrata in vigore del nuovo Contratto.

Un accordo fino ad oggi onorato dalle Cooperative, nonostante il mancato adeguamento delle tariffe da parte delle stazioni appaltanti, che si scontra adesso con l’impossibilità di continuare ad aggravare le imprese di ulteriori costi in un momento di così grave crisi economica.

Leggi e i provvedimenti parlano chiaro: l’affidamento dei servizi sociali deve assicurare il rispetto dei Contratti Collettivi Nazionali e dev’essere rispettoso dei costi del lavoro. Salvaguardare l’occupazione di questo settore così delicato è, infatti, l’obiettivo primario di tutta la normativa di riferimento.

Nonostante le migliori intenzioni tutto ciò è rimasto lettera morta, tranne poche eccezioni.

Proprio per arginare eventuali problemi derivanti dal mancato adeguamento delle tariffe o da problemi economici straordinari, lo stesso CCNL, all’art. 77, prevede la possibilità di un accordo fra le Parti firmatarie del Contratto per posticipare di qualche mese l’applicazione dell’aumento previsto.

Un accordo transitorio per salvaguardare le imprese cooperative e, di conseguenza, il futuro degli stessi lavoratori. La proposta ad oggi non ha tuttavia raccolto il via libera da parte delle Parti firmatarie, con le Organizzazioni Sindacali regionali ferme sull’impossibilità di concedere la proroga. 

E’ alla luce di questa impasse che il Covid, pur nella sua drammatica attualità, diventa solo “uno dei problemi”: le imprese cooperative non possono sostenere il peso economico di servizi essenziali e di pubblica utilità, dovendo far fronte ad un aumento del costo del lavoro che dovrebbe essere assicurato dalla previsione di tariffe adeguate.

Le Organizzazioni Sindacali hanno preso l’impegno a compiere un percorso comune ed incisivo per rimuovere gli ostacoli burocratici ed amministrativi delle PA, che ad oggi non hanno ancora provveduto agli atti necessari per l’adeguamento dei costi del lavoro.

Si tratta di mettere in campo strumenti per rendere esigibili tariffe adeguate ad assicurare diritti e rispetto del Contratto.

Alla dichiarazione d’impegno – concludono le tre organizzazioni della cooperazione sociale – è necessario far seguire decisioni ferme e azioni concrete da tutte le parti. Auspichiamo un patto di responsabilità comune per la garanzia di servizi essenziali a migliaia di utenti e la tutela dei lavoratori che li svolgono.

In ballo c’è il futuro, il futuro di tutti.

 

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