Code all’alba, poi su bus e metro affluenza distanziata

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Code all’alba, poi su bus e metro affluenza distanziata

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Le maggiori criticita’ all’alba poi quasi il deserto alle fermate di bus e metro. Il ritorno dei romani sui mezzi pubblici dopo la fine del lockdown ha avuto due volti:
quello delle file per prendere la metropolitana (in particolare nelle stazioni ‘periferiche’ di Ponte Mammolo e Anagnina), e poi il semideserto sia alle fermate che sui bus nel resto della mattinata. Armati di mascherina e pazienza i lavoratori della Capitale, soprattutto quelli che abitano nella parte piu’ esterna della citta’, si sono messi diligentemente in fila per tentare di raggiungere in orario (obiettivo non sempre centrato) il proprio posto di lavoro usando i mezzi pubblici.
Nonostante la presenza delle forze dell’ordine e del personale addetto alla vigilanza e alla sicurezza all’ingresso delle stazioni, non sempre e’ stato possibile garantire la distanza di sicurezza di almeno un metro prevista dall’ordinanza regionale.
“Rispetto alla scorsa settimana c’e’ stato un aumento del 50/60% di utenti”, ha spiegato all’agenzia Dire un dipendente dell’Atac alla stazione della metro B Monti Tiburtini. Ma l’aumento del carico non e’ stato uniforme in tutta la citta’: “La situazione e’ la stessa della scorsa settimana, prevedo piu’ persone nei prossimi giorni”, ha riferito un altro esponente dell’Atac fuori dal semivuoto capolinea della metro B di Rebibbia. Stesso scenario all’esterno della fermata della metro di Ponte Mammolo, dove, passato il picco delle prime ore del mattino, ai capolinea degli autobus non c’erano passeggeri in attesa di salire e l’unico ‘assembramento’ era quello formato dagli ausiliari del traffico che stavano indossando le pettorine per prendere servizio.

Con l’assenza di turisti, le scuole chiuse e ancora tanti lavoratori in smart working, nonostante il fisiologico aumento medio dei passeggeri la situazione sembra avere sostanzialmente retto, almeno in una buona parte della citta’. Anche se i problemi non sono mancati, specie su quelle linee di bus che fermano in corrispondenza delle metro o dal centro vanno in periferia. E’ il caso del 46 e del 916, entrambe partono da piazza Venezia, la prima termina la sua corsa a via Mattia Battistini (periferia ovest di Roma), la seconda a Primavalle. “Per queste due linee il lockdown non c’e’ mai stato”, ha raccontato alla Dire un autista dell’Atac. “Mi e’ capitato di vedere salire insieme anche 12/13 persone con l’autobus che non era affatto vuoto”. E il distanziamento sociale? “E’ una buffonata dire che abbiamo il potere di non fare salire le persone, quel compito spetta alle forze dell’ordine”, ha attaccato un autista.
“Noi- gli ha fatto eco un suo collega- possiamo dire alle persone di indossare la mascherina ma non abbiamo il potere di farle scendere perche’ l’autobus ha superato la meta’ della capienza come previsto dall’ordinanza regionale. Potremmo caricare fino a una quarantina di persone o anche di piu’, in base alla capacita’ del mezzo, tra posti a sedere e in piedi, e gia’ cosi’ e’ complicato garantire il distanziamento. Ma poi come faccio a sapere, mentre il mezzo e’ in marcia, che dentro ce ne sono 36 piuttosto che 45? E come faccio a sapere che nel gruppo di persone che sta per salire ce ne sono alcune che non potrebbero perche’ fanno superare il limite?”.
Che pero’ sembra girino la competenza all’azienda: “Mi e’ capitato di avere il mezzo con tante persone ho incontrato una pattuglia, gli ho chiesto cosa dovessi fare e mi hanno risposto di parlare con il mio datore di lavoro”. Un altro ha aggiunto:
“Dall’azienda ci dicono di chiamare la centrale, quando pensiamo che il mezzo non possa fare salire altre persone, per capire come comportarci ma tra il tempo di chiamata, quello di risposta e la decisione magari il mezzo si e’ svuotato o siamo arrivati al capolinea”.

Gli autisti si sarebbero aspettati di trovare del personale alle fermate proprio per garantire un eventuale contingentamento dei passeggeri: “Fino ad ora io non li ho mai visti”.
In questa confusione, c’e’ anche chi si e’ assunto delle responsabilita’: “Non potendo fermarmi ogni 100 metri per verificare quanti passeggeri ci fossero, anche per non essere accusato di interruzione di pubblico servizio, quando ho ritenuto che il mezzo non potesse ricevere altri utenti mi e’ capitato di decidere di non fare sosta alla fermata per fare salire altre persone e ho tirato dritto”.
Per evitare il sovraccarico dei mezzi Roma Capitale ha deciso di mettere in strada 70 pullman privati, una scelta che ha fatto discutere: “Viaggiamo con la cosiddetta prima riduzione, cioe’ da ogni deposito parte il 75% dei mezzi. Atac aveva le 70 vetture da mettere in strada, perche’ allora ci si e’ rivolti a un privato?”, si e’ domandato retoricamente un autista mentre sfregava pollice e indice, a indicare questioni economiche meglio inquadrate da un altro dipendente della municipalizzata dei trasporti: “In questo modo e’ stato consentito a un privato in particolare di evitare di mettere in cassaintegrazione del personale. Ma gli autisti per fare quel servizio lo avrebbe avuto anche Atac, visto che le corse notturne sono state tolte”.
Fuori fa caldo e il prossimo timore degli autisti si chiama aria condizionata. L’uso negli uffici e’ stato fortemente sconsigliato ma per quanto riguarda i mezzi pubblici “ancora non ci e’ stato detto nulla- ha spiegato un altro autista fermo al capolinea della stazione Termini- Anche mia moglie fa l’autista all’Atac e l’anno scorso un’ora dopo avere staccato dal servizio e’ tornata a casa con 41 di febbre. Siamo andati di corsa allo Spallanzani, dove gli hanno diagnosticato un’infezione legata proprio all’aria condizionata”.

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