Coronavirus, uno studio dell’Imperial College di Londra disegna scenari inquietanti

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Coronavirus, uno studio dell’Imperial College di Londra disegna scenari inquietanti

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Diverse agenzie di stampa e alcuni quotidiani riportano un documento dell’imperial College di Londra niente affatto rassicurante per gli sviluppi della pandemia da Covid-19. Lo studio comunque va tenuto presente vista l’autorevolezza della fonte e le previsioni, o i timori, espressi anche da molti virologi e ricercatori di fama del nostro Paese.

Secondo l’Imperial per l’Italia, prima ad aver affrontato la pandemia in Europa, non è da escludere una seconda ondata di contagi e decessi a seguito dell’allentamento delle rigorose misure di contenimento di questi mesi. Per evitarla è assolutamente necessario mantenere le misure di distanziamento sociale, insieme ai test, al tracciamento dei contatti e all’isolamento delle persone contagiate.

Sin qui nulla di nuovo, ma i ricercatori dell’Imperial propongono tre scenari su come il virus si comporterà: a) se il Paese fosse rimasto in quarantena, b) se gli italiani riprenderanno a muoversi al 20% dei livelli pre-lockdown c) e se arriveranno al 40%.

Ebbene, anche se gli italiani tornassero ad appena il 20% della loro normale routine questo porterebbe a un incremento delle morti anche maggiore rispetto alla prima ondata nel giro di tre settimane, tra i 3 mila e i 5 mila decessi in più rispetto ai 29.315 registrati sino ad oggi; se invece a ritornare alla normalità fosse il 40% degli italiani le nuove vittime potrebbero essere fino a 23 mila in più. Infatti nonostante il gran numero di decessi registrati da noi la percentuale di popolazione che è stata contagiata è ben “lontana dalla soglia di immunità di gregge”.

Mitica opzione del presidente UK Boris Johnson duramente pagata da lui stesso e soprattutto dai suoi concittadini che oggi devono registrare un numero di decessi (29.497) di poco superiore al tragico dato del nostro Paese

Il modello dell’Imperial stima che il numero medio di riproduzione (una misura dell’intensità di trasmissione) sia attualmente inferiore a uno per tutte le regioni italiane, e in modo significativo per la maggior parte di esse.

Ma dopo l’allentamento del lockdawn l’aumento del numero dei decessi verrà osservato dall’intensità di trasmissione e quindi una seconda ondata non sarà immediatamente evidente con il monitoraggio giornaliero dei decessi, per questa ragione la trasmissione di SARS-CoV-2 e la mobilità devono essere monitorate attentamente nelle settimane e nei mesi a venire, perché solo allora si potranno rilevare le curve del contagio. 

Lo studio avverte che le «stime devono essere viste come proiezioni pessimistiche» perché non tengono conto delle azioni di contrasto all’infezione che il nostro Governo e noi stessi metteremo in campo contro il Coronavirus. Prima di tutto tamponi e test per la popolazione, poi l’uso di app di tracciamento come Immuni, l’uso responsabile di mascherine e guanti che «contribuiranno verosimilmente alla riduzione della trasmissione».

 Questo modello matematico, naturalmente, resta un modello, che servirà da guida alla comunità scientifica e tecnica per consigliare il nostro Governo e quelli di altri Paesi durante questa nuova e delicata, fase. Ma non si discosta dalle analisi e dagli studi dei nostri ricercatori e soprattutto dalle raccomandazioni del Governo e dell’Istituto Superiore di Sanità.

Quanto basta per farci capire che la danza non è finita e molto dipenderà da noi e dai nostri comportamenti.

Giuliano Longo

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