Ayrton Senna, la leggenda e quell’accordo mai realizzatosi con la Ferrari

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Ayrton Senna, la leggenda e quell’accordo mai realizzatosi con la Ferrari

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Difficilmente Milton da Silva e sua moglie Neide Senna avrebbero potuto immaginare quel 21 marzo 1960 che il loro piccolo Ayrton avrebbe sconvolto non solo il Brasile, ma il mondo intero.

Il fratello di Viviane e, in seguito, di Leonardo, era un bambino molto vivace, tanto che il padre, capendo il suo desiderio di mettersi costantemente alla prova, gli costruì all’età di soli quattro anni un piccolo kart col motore di un tosaerba. Questi sono stati i primi passi della leggenda di San Paolo, che da quel momento non avrebbe mai smesso di correre.

Ayrton rinunciò addirittura agli agi della sua benestante famiglia e a un futuro come imprenditore per tentare la strada dell’automobilismo. L’inizio della sua carriera comportò ovviamente delle rinunce per finanziare le sue prime gare, tanto che portarono alla rottura del suo matrimonio con Lilian de Vasconcelos Souza, anch’essa figlia dell’alta società brasiliana.

Ayrton decise di rinunciare a correre col cognome del padre, comune in Brasile e che dunque avrebbe portato la gente a confonderlo con altri eventuali Ayrton da Silva, per adottare quello della madre, Senna. Ben presto il giovane scalò le gerarchie delle categorie minori, e nel 1984 debuttò con la piccola Toleman, e nonostante la scarsa competitività del mezzo conquistò ben tre podi, dei quali uno a Monaco, dove sfiorò la vittoria sotto una pioggia torrenziale in una gara purtroppo fermata un attimo prima che potesse sferrare la zampata finale al leader della corsa Alain Prost, i cui destini da quel momento sarebbero rimasti legati.

Tutto ciò bastò alla Lotus per metterlo sotto contratto nel 1985, e nei successivi tre anni Senna mise in mostra la sua incredibile classe, conquistando ben 16 pole position e 6 vittorie, attirando dunque l’attenzione della McLaren, che lo ingaggiò nel 1988, anno in cui conquistò il suo primo campionato del mondo. Da qui iniziò la sua famosa rivalità con Prost, suo compagno di squadra, che infiammò la Formula 1 per anni. Polemiche si susseguirono dal 1989, quando a Suzuka, in Giappone, i due ebbero un incidente che consegnò il titolo al francese. Furibondo, il paulista ritenne di essere vittima di un complotto del suo nemico, che avrebbe innescato la collisione deliberatamente, e del suo connazionale, nonché presidente della FIA, Jean-Marie Balestre.

Il brasiliano meditò a lungo la vendetta, e la ebbe nel 1990, quando di nuovo a Suzuka si trovava in vantaggio in classifica mondiale su Prost, nel frattempo passato alla Ferrari. Bastava concludere la corsa davanti a lui per aggiudicarsi il titolo con una gara d’anticipo, ma, in preda alla rabbia e alla paura di una nuova congiura, lo urtò deliberatamente alla prima curva del Gran Premio del Giappone, di nuovo a Suzuka, ottenendo la sua seconda iride. Solo un anno più tardi, ancora alla conferenza stampa della gara nipponica, dopo la conquista del suo terzo campionato del mondo, Senna avrebbe ammesso di aver innescato deliberatamente l’incidente con Prost.

Proprio il francese impedì la nascita di quello che sarebbe stato forse il più grande binomio automobilistico di quel decennio, quello Senna-Ferrari. Infatti nel 1990 il brasiliano era entrato in contatto con il direttore sportivo di Maranello, Cesare Fiorio. Gli accordi per la stagione 1991 sembravano ormai fatti. A frapporsi vi fu però Prost, preoccupato per la possibilità che il suo acerrimo rivale corresse nuovamente in casa sua, e non solo fece saltare l’accordo, ma addirittura convinse in seguito la dirigenza della Ferrari a tagliare la testa di Fiorio. Cosa che gli si ritorse contro, in quanto un anno più tardi Alain fu licenziato dalla scuderia di Maranello per aver paragonato la propria vettura, dopo una stagione senza vittorie, ad un camion.

Senna fu dunque costretto a continuare con McLaren per il 1992 e il 1993, prima di poter passare finalmente alla Williams, la squadra dominatrice in quel momento, nella stagione 1994, pur mantenendo un occhio sulla Ferrari, forse intuendo che, dopo alcune stagioni di magra, stava tornando competitiva. Luca Cordero di Montezemolo, allora presidente del Cavallino, avrebbe rivelato nel 2014 che tra lui e Ayrton c’erano stati dei contatti, tanto che il 27 aprile 1994, alla vigilia del Gran Premio di San Marino, i due si erano incontrati nella sua casa bolognese, valutando una possibilità di accordo una volta scaduto il contratto del pilota con la Williams a fine 1995.

Sarebbe stato un binomio vincente? Senna sarebbe riuscito a riportare il titolo alla leggendaria Scuderia dal 1979? Questo non lo potremo mai sapere.

Tutta colpa di quel dannato muro all’esterno della curva del Tamburello, sul circuito di Imola, quel 1 maggio 1994.

Simone Pacifici

 

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