Coronavirus, dal 4 maggio riaprono i parchi: ecco le nuove regole

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Coronavirus, dal 4 maggio riaprono i parchi: ecco le nuove regole

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È una delle novità più attese della Fase 2: dal 4 maggio, i parchi e le ville storiche potranno riaprire, come stabilito dal Dpcm che entrerà in vigore lunedì. Il decreto fissa però una serie di paletti che renderanno complicato usufruire dei parchi nello stesso modo del periodo precedente all’emergenza COVID-19.

L’altra grande novità è il jogging libero. Da lunedì 4 salta la “prossimità dell’abitazione” per rendere possibile l’attività motoria e sportiva. Si può correre, passeggiare, andare in bici senza limitazioni salvo quella del farlo in forma individuale e rispettando la distanza interpersonale di un metro (per l’attività motoria) e di due (per quella sportiva).

Si riaprono dunque anche ville, parchi e giardini comunali che potranno avere però accessi “contingentati” per evitare assembramenti. Restano chiuse le aree gioco attrezzate per bambini.

L’APP IMMUNI

«Non so se le App servirà o meno, non spetta a me dirlo, il mio compito è quello di implementarla e fare in modo che sia compatibile con le norme di sicurezza, di riservatezza e di privacy. Potete essere tranquilli su questo».
Il commissario all’emergenza Domenico Arcuri nel corso di una audizione davanti alle commissioni riunite Finanze e Attivita’ produttive ha risposto così ad una domanda su ‘Immuni‘. «La App dovrebbe servire ad accorciare se non ad azzerare i tempi – ha sottolineato Arcuri – oggi in caso di contagio vengo intervistato dall’Unità sanitaria locale che mi chiede con chi sono stato in contatto e questo richiede un certo tempo; se a dirmelo è la App i tempi sono molto più veloci».

Volontarietà nello scaricamento, nessuna sanzione per chi non vorrà averla nel proprio cellulare, anonimato dei dati e nessuna geolocalizzazione. Nel decreto giustizia (che prevede norme sulla scarcerazione in epoca di Covid) che dovrebbe approdare tra stasera e domani in Consiglio dei ministri il governo ha anche infilato le norme sulla app Immuni, il dispositivo di tracciamento sviluppato da Bending Spoon, che dovrebbe caratterizzarsi come uno dei pilastri della Fase 2, insieme a una strategia sui tamponi e sulle analisi sierologiche.

Il testo – si legge  sull’Huffpost che lo ha potuto visionare – individua il ministero della Salute quale «tenutario della piattaforma e del trattamento dei dati, e stabilisce una serie di paletti a garanzia dell’utente che scaricherà “su base volontaria” la app sul proprio smartphone. “Il trattamento effettuato per il tracciamento dei contatti – si legge – è basato sul trattamento di dati di prossimità dei dispositivi, resi anonimi oppure, ove ciò non sia possibile, pseudonimizzati”. Inoltre si specifica che ”è esclusa in ogni caso la geolocalizzazione dei singoli utenti”, dunque tra i dati tracciabili non si potrà in alcun modo risalire agli spostamenti dell’utente. La app immagazzinerà i codici anonimi degli smartphone all’interno dei quali è installata la app, allo scopo di avvisare in modo anonimo chi è entrato in contatto con un caso riconosciuto di Covid-19. Il decreto prevede infatti che “i dati personali raccolti dall’applicazione sono esclusivamente quelli necessari ad avvisare gli utenti dell’applicazione di rientrare tra i contatti stretti di altri utenti accertati positivi, nonché ad agevolare l’eventuale adozione di misure di assistenza sanitaria in favore degli stessi soggetti”.

I dati raccolti, che non potranno essere utilizzati per scopi diversi da quelli previsti dal decreto, saranno “conservati, anche nei dispositivi mobili degli utenti, per il periodo strettamente necessario al trattamento”. Un lasso di tempo limitato ma ancora non stabilito, “la cui durata sarà stabilita dal ministero della Salute”. I dati verranno “cancellati in modo automatico alla scadenza del termine”. In ogni caso tabula rasa verrà fatta nel momento della “cessazione dello stato di emergenza” e comunque “non oltre il 31 dicembre 2020”.

Il decreto esplicita che chi non vorrà Immuni sul proprio smartphone non incorrerà in nessun tipo di sanzione: ”Il mancato utilizzo dell’applicazione di cui al comma 1 non comporta alcuna limitazione o conseguenza in ordine all’esercizio dei diritti fondamentali dei soggetti interessati ed è assicurato il rispetto del principio di parità di trattamento”».

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