Coronavirus: il vicedirettore dell’OMS Ranieri Guerra fa chiarezza sulla diffusione del virus e le modalità per contrastarlo

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Coronavirus:  il vicedirettore dell’OMS Ranieri Guerra fa chiarezza sulla diffusione del virus e le modalità per contrastarlo

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Quotidianosanità.it pubblica oggi una interessante intervista firmata da Camilla de Fazio al vicedirettore della OMS Ranieri Guerra e membro del Comitato tecnico scientifico per l’emergenza Covid del Governo italiano, che  fissa alcuni punti fermi sulla situazione e le prospettive di contrasto al Coronavirus. Vediamone in sintesi gli aspetti più significativi in parte già noti e meno noti. 

Uno degli argomenti più discussi  è  l’uso di test sierologici, previsti massicciamente anche nel Lazio,  per determinare l’immunità dei singoli individui. Per Ranieri Guerra si tratta  di un virus nuovo e solo dopo quattro mesi di esperienza “non si può dire se esista un’immunità di lunga durata. Le evidenze cliniche disponibili al momento però suggeriscono che probabilmente non si sia mai verificato un caso di effettiva re-infezione”. Infatti – prosegue-  “i casi osservati sono state probabilmente recidive dovute al fatto che il virus fosse presente nell’organismo del paziente in forma latente e che si sia poi riattivato”. Quindi i test sierologici sviluppati di recente “ al momento non presentano una sensibilità e una specificità adeguate” inoltre “visto il numero di falsi positivi e di falsi negativi non credo siano utilizzabili per definire lo stato immunitario individuale”. Tuttavia se questi test non possono attribuire patenti rassicuranti “la tecnica è comunque interessante per condurre studi su larga scala, a livello di popolazione, come verrà fatto per l’inchiesta nazionale sulla siero-prevalenza che partirà a breve”.

Ci si chiede anche se questi test permettano di fare chiarezza sulla letalità del virus, ma sino ad ora per valutare prevalenza e letalità “abbiamo usato come denominatore i risultati ottenuti con i tamponi, senza prendere in considerazione il resto della popolazione che non è stata sottoposta a test. Questo ha portato naturalmente a stime imprecise, che in alcuni casi sono state rivalutate, come nel caso della letalità in Cina e della differenza osservata nella mortalità tra uomini e donne che  sembra non sussistere” contrariamente all’opinione diffusa.

Ma come si trasmette il Covid-19? Ranieri Guerra dubita che il virus possa venir trasportato dalle polveri sottili che inquinano molte città soprattutto al Nord, semmai “il problema delle polveri sottili non consiste nel fatto che possano favorire la diffusione del virus, quanto nel fatto che i nostri polmoni comunque risentono all’esposizione all’inquinamento”. Lo stesso discorso vale per la trasmissione del virus a partire da superfici infette. “`E vero – prosegue- che i droplet ( le goccioline emesse con la respirazione, starnuti e tosse, ndr) possono atterrare sugli oggetti e che se, dopo averli toccati, si porta la mano agli occhi, alla bocca o al naso, ci si potrebbe infettare. Occorrono però condizioni particolari, una carica virale sufficiente ad infettare. Per quanto teoricamente possibile, non è una modalità di trasmissione che finora è stata osservata”. D’altra parte in vice direttore dell’OMS dubita anche che il caldo possa far arretrare il virus nonostante alcune ricerche che tuttavia non hanno conseguito approvazione scientifica .

Altra notizia che proviene da uno studio francese e ha sollevato grande giubilo fra i fumatori è che le nicotina potrebbe proteggere dal virus ma per Ranieri Guerra se è vero “ che ci sono osservazioni empiriche che potrebbero permettere di formulare l’ipotesi che chi fuma e consuma pasticche di nicotina guarisca prima o si ammali di meno”  al momento queste ipotesi “non sono state dimostrate da nessuno studio serio e controllato. Ciò che sappiamo per certo è che il fumo danneggia in modo importante i polmoni e che chi presenta difficoltà al livello respiratorio resiste di meno al virus”.

Sulla utilità delle mascherine è in corso una discussione così Ranieri Guerra spiega  “teniamo presente che per venire contagiati bisogna trovarsi a meno di un metro (o di un metro e ottanta se la persona ha il raffreddore) da un soggetto infetto ed essere esposti alle particelle virali per un certo periodo di tempo”.  E fa un esempio “passando semplicemente accanto a una persona che starnutisce, la probabilità di infettarsi è estremamente bassa. Quindi negli spazi aperti, a patto di evitare raduni, le misure igieniche e di distanziamento bastano e la mascherina non serve”. Però attenzione perché le mascherine possono dare una sensazione di falsa sicurezza, mentre  “le cose più importanti da fare restano comunque lavarsi le mani con frequenza e mantenere la distanza.  Bisogna poi adottare alcune accortezze: la mascherina non deve essere toccata, perché la superficie esterna potrebbe essere infetta (va quindi tolta dagli elastici) e deve essere cambiata spesso, sopratutto in estate con il caldo e il sudore”.

Guardando al futuro – prosegue- il vaccino “è la soluzione ottimale, probabilmente la soluzione finale. Si tratta di un virus abbastanza stabile tra l’altro, quindi la ricerca di un vaccino è relativamente semplice. Sulla piattaforma dell’Oms ci sono circa 80 candidati e 5 o 6 vaccini sembrano promettenti” .

E infine un giudizio sull’operato del nostro governo “in Italia il governo si è affidato all’evidenza scientifica e le decisioni politiche prese si sono rivelate appropriate, altrove la politica non supportata dalla scienza ha messo in pericolo i Paesi – conclude Ranieri Guerra-. Ognuno porta la sua opinione, e questo può essere un dialogo che arricchisce, ma alla fine c’è un accumulo di evidenze che vanno studiate, interpretate e messe a disposizione di coloro che prendono decisioni, perché siamo in presenza di un’epidemia grave”.

Giuliano Longo

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