CORONAVIRUS, CHI FUMA È PROTETTO DAL COVID-19? ECCO LA CLAMOROSA IPOTESI DI UN OSPEDALE DI PARIGI

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CORONAVIRUS, CHI FUMA È PROTETTO DAL COVID-19? ECCO LA CLAMOROSA IPOTESI DI UN OSPEDALE DI PARIGI

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Fumare, si sa ormai da anni, è davvero nocivo per la nostra salute. La bionda, infatti, miete migliaia di vittime ogni anno e l’allerta delle organizzazioni sanitarie è costanemente ai massimi livelli. Ogni giorno, però,  negli ultimi tempi e con l’esplosione della pandemia si susseguono nuove scoperte relative proprio al COVID-19, il virus che ormai da mesi sta paralizzando l’intero Pianeta. Il mondo scientifico continua a lavorare incessantemente sul vaccino che si spera possa arrivare quanto prima.
Tuttavia, alcuni studi mettono in campo altre scoperte, come per esempio quella fatta in Francia la quale potrebbe avere risvolti davvero clamorosi. Secondo quanto riporta ilmeteo.it «stiamo parlando di un’osservazione clinica fatta dall’ospedale di Parigi di La Pitié-Salpetrière dalla quale è emerso che solamente il 4,4% dei 343 pazienti Covid-19 ricoverati (età media 65 anni) è un fumatore.
La domanda nasce quindi spontanea: chi fuma è in qualche modo maggiormente protetto dal COVID-19? La ricerca, pubblicata sul sito Qeios, ha esaminato il profilo di 139 pazienti che hanno consultato un medico con sintomi non gravi (età media 44 anni). E il risultato è stato simile: solo 5,3% di essi è un fumatore».

«A prima vista,si legge ancora sul sito – è un dato che stravolge i pensieri della maggior parte dei virologi, secondo cui il tabacco è tra i fattori di rischio di fronte a una malattia come il Coronavirus che provoca gravi insufficienze respiratorie e che attacca dunque sopratutto i polmoni.
Gli autori dello studio francese, tra cui l’epidemiologa Florence Tubach, scrivono: “Il nostro studio trasversale suggerisce che i fumatori hanno una probabilità molto più bassa di sviluppare un’infezione sintomatica o grave rispetto alla popolazione generale”.
“L’effetto è significativo: il rischio è diviso per cinque per i pazienti ambulatoriali e per quattro per i pazienti ricoverati. Raramente lo vediamo in medicina” ha aggiunto la d.ssa Tubach.
I ricercatori ipotizzano che il recettore nicotinico dell’acetilcolina abbia un ruolo centrale nel propagarsi del virus e che sia all’origine della varietà di sintomi del Covid-19, tra cui la perdita dell’olfatto e disturbi neurologici.

“Sulla base di questi risultati, non dobbiamo concludere che ci sia un effetto protettore del fumo di tabacco, che contiene molti agenti tossici ha avvertito l’epidemiologa. In parole povere, la nicotina potrebbe avere un effetto protettivo. Ovviamente per verificare l’ipotesi, l’ospedale parigino ha lanciato una sperimentazione basata sull’applicazione di cerotti alla nicotina con dosaggi diversi e con diversi scopi: preventivo, per capire se possono funzionare per proteggere il personale medico-sanitario e terapeutico su pazienti ricoverati, al fine di diminuire la sintomatologia, o su quelli in rianimazione.

Il direttore generale della Sanità, Jerome Salmon, ha ricordato tuttavia che il tabagismo provoca 75mila vittime ogni anno in Francia e che è un fattore aggravante per patologie cardiovascolari, respiratorie e tumori. Identica prudenza arriva dall’Italia».

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