Coronavirus, ipotesi apertura negozi metà maggio, poi bar e ristoranti. Ma non si uscirà dai confini regionali

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Coronavirus, ipotesi apertura negozi metà maggio, poi bar e ristoranti. Ma non si uscirà dai confini regionali

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Autorizzare dalla metà di maggio prima l’apertura dei negozi al dettaglio, poi di bar e ristoranti. E’ l’idea sul tavolo del governo, in vista della fase 2. L’ipotesi è che il 4 maggio queste attività restino ancora ferme ma con la possibilità di eccezioni, come consentire la vendita da asporto per la ristorazione, che si aggiungerebbe alle consegne a domicilio, già permesse. Non sarebbero ancora definite date, ma un’ipotesi sarebbe far riaprire i negozi dall’11 maggio, la ristorazione dal 18.

Per i trasporti c’è la possibilità di utilizzare la “leva tariffaria” ovvero il diverso prezzo dei biglietti per evitare ogni tipo di assembramento nel trasporto pubblico nella bozza di lavoro del ministero dei Trasporti alla cabina di regia della Fase 2 che l’Ansa ha potuto visionare. L’obiettivo e’ evitare ogni tipo di assembramento, e dunque, con una “eventuale applicazione di leve tariffarie per distribuire la domanda”, ovvero con tariffe diverse a seconda dell’orario.
Per tutti i passeggeri l’obbligo di tenere guanti e mascherina per tutta la durata del volo aereo; nel caso dei treni e bus, invece, la possibilità di eliminare il controllo dei biglietti e la vendita a bordo: sono queste alcune delle misure, previste in una bozza di lavoro del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per la Fase 2 relativa alla regolamentazione anti contagio da Coronavirus nel settore del trasporto, a quanto apprende l’Ansa.


Chi sperava in una riapertura anticipata prima di maggio dovrà ricredersi. La cabina di regia fra governo e regioni ha dato esito negativo, il lockdown non si chiuderà in anticipo e bisognerà quindi attendere il post “ponte festivo” del 1° maggio.

“Molti cittadini sono stanchi e vorrebbero un significativo allentamento delle misure anti contagio o, addirittura, la loro totale abolizione. Vi sono poi le esigenze delle imprese e delle attività commerciali di ripartire al più presto. Mi piacerebbe poter dire: riapriamo tutto. Subito. Ripartiamo domattina”, ha scritto su Fb il premier Giuseppe Conte. “Ma sarebbe irresponsabile. Farebbe risalire la curva del contagio in modo incontrollato e vanificherebbe tutti gli sforzi che abbiamo fatto sin qui. Tutti insieme”.

Sulle riaperture “ci vuole una strategia nazionale”. Lo ha detto l’assessore regionale al Welfare Giulio Gallera a Mattino Cinque, convinto che “tenere insieme il Paese sia la cosa migliore”, mentre “aprire prima alcuni Regioni e poi altre “non sia la strategia migliore”.

La riapertura dovrebbe dunque essere omogenea per tutta l’Italia, nonostante le richieste di alcuni governatori regionali di poter ripartire prima con alcuni comparti già pronti dal punto di vista della sicurezza dei lavoratori. E’ questo il “succo” dell’ultima dichiarazione del premier Giuseppe Conte giunta poche ore fa.

Stefano Bonaccini, governatore dell’Emilia Romagna, aveva indicato in industria automobilistica, ceramica ed edilizia i settori pronti a rialzare le serrande già da questa settimana, ma alla fine ha prevalso il parere contrario del Ministro della Salute Speranza e di gran parte della task force governativa istituita per disegnare la FASE 2.
Quindi, con tutta probabilità resterà tutto chiuso. Manca infatti ancora la app con il tracciamento dei possibili contagiati per spegnere eventuali nuovi focolai e lo stesso Speranza ha pronto un piano di cinquemila assunzioni di medici e infermieri per potenziare i dipartimenti di igiene delle Asl, che avranno un ruolo cruciale nel controllare sul territorio l’infezione, togliendo peso dalle spalle degli ospedali.

Nelle linee tracciate dal governo le prime a riaprire saranno le industrie che dovranno seguire misure rigide: riprogrammazione delle filiere produttive in funzione del distanziamento sociale, chiusura dei reparti non indispensabili e delle mense, mascherine per tutti e turni di lavoro più brevi, sfruttando anche sabato e domenica, per evitare assembramenti anche sui mezzi pubblici.
Poi, dopo altre due settimane, quindi non prima del 18 maggio, toccherebbe alle attività commerciali, ai bar, ai ristoranti e, forse, agli stabilimenti balneari, sempre se i numeri del contagio rimarranno sotto controllo.

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