Coronavirus: per il quotidiano La Croix nell’Asia centrale la pandemia è soprattutto una questione di politica

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Coronavirus: per il quotidiano La Croix nell’Asia centrale la pandemia è soprattutto una questione di politica

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Dimenticare le devastanti conseguenze “globali” di questa pandemia anche nelle aree apparentemente più periferiche del mondo, potrebbe rappresentare lo specchio deformato di una realtà che non è solo Occidentale, Cinese e, dagli ultimi dati sulla sua diffusione, Russa. Senza contare i dati, forse inattendibili dall’Africa e di altre aree del mondo in via di sviluppo non ultima l’America Latina, soprattutto il Brasile dove il presidente Bolsonaro vieta addirittura la diffusione dei dati costante all’opposizione di molti governatori degli stati.

Oggi ad esempio La Croix quotidiano cattolico francese (paragonabile a l’Avvenire per intenderci) affronta la lo stato della situazione pandemica nell’Asia Centrale, ovvero fra quelle repubbliche un tempo sovietiche. 

Secondo il quotidiano  il rigoroso confinamento regge nelle grandi città in Kazakistan e Kirghizistan, con una semplice quarantena in Uzbekistan e la negazione dell’epidemia in Turkmenistan e Tagikistan, con il risultato che ciascuna delle ex repubbliche sovietiche dell’Asia centrale ha scelto diverse opzioni per affrontare la diffusione del Covid-19. 

Voi direte che in fondo la questione non è così importante di fronte al dramma che sta vivendo l’Occidente, se non fosse che alcune  di queste repubbliche controllano in parte la fornitura energetica di gas , compreso l’Hagerbagian, di cui poco si sa,  che tuttavia si affaccia sul Caucaso e ha stabilito solidi rapporti con l’Italia soprattutto con l’ENI. 

Non solo, ma questi sono anche geo-strategicamente decisivi per l’Occidente negli equilibri fra Cina,  Russia e Iran a ridosso delle insolubili turbolenze belliche dell’Afganistan. 

Ebbene, cosa scrive La Croix  gli appassionati di calcio che non possono più sopportare il blocco  possono ora seguire i risultati dei campionati in Turkmenistan e Tagikistan, due paesi dell’Asia centrale guidati da presidenti onnipotenti che si rifiutano di porre fine agli eventi sportivi. E per una buona ragione: queste ex repubbliche sovietiche sono tra le poche nazioni del pianeta, insieme alla Corea del Nord  a dichiarare ufficialmente zero casi di coronavirus” anche se ci risulta che ultimamente il leader nordcoreano Kim Jong – on (peraltro in grave condizioni dopo una operazione, come stanno battendo le agenzie)  cominci ad ammettere la pandemia fra i suoi inviolabili confini . 

Tornando alle repubbliche centroasiatiche La Croix aggiunge: “Se non arriva quasi nessuna notizia dal Turkmenistan, uno dei regimi più totalitari e chiusi del pianeta, le informazioni dal Tagikistan suggeriscono una realtà diversa da quella rappresentata dalle dichiarazioni ufficiali”. Infatti ”la situazione non è allarmante, ma sappiamo che  persone sono morte a causa del coronavirus in Tagikistan, riferisce il ricercatore Olivier Ferrando, ex direttore dell’Istituto francese per l’Asia centrale.Inoltre “i risultati dei test vengono documentati secondo necessità e i casi vengono riclassificati come polmonite.” che a pensarci bene, sarebbe il sogno di Trump che aizza gruppi armati contro gli stati che intendono prorogare o mantenere il blockdown. 

Circondato  tra la Cina a est, l’Afghanistan a sud e l’Uzbekistan a ovest, il Tagikistan è il paese più povero dell’ex Unione Sovietica. Quando l’epidemia si intensificò il regime, guidato per 28 anni da Emomalii Rah si rifiutò di chiudere il confine con la vicina Cina, che detiene la maggior parte del debito tagiko e controlla parte del settore minerario. 

Il Tagikistan – prosegue La Croix- non può permettersi di seguire l’esempio del ricco vicino Kazakistan, la cui governance è altrettanto autoritaria  oggi è messa in crisi dal crollo delle forniture di gas, mentre “il presidente tagiko preferisce negare la realtà piuttosto che parlare delle debolezze economiche e sanitarie del Paese” , osserva Galiya Ibragimova, politologo, specialista per l’Asia centrale.

Passiamo al vicino Kirghizistan che ha già subito due rivoluzioni che hanno portato all’istituzione di un sistema parlamentare. Di fronte al coronavirus, il paese ha scelto la trasparenza con rapporti quotidiani sulla pandemia (466 casi di covid-19 e 5 morti) e un confinamento  alla”francese/italiana“ nelle due grandi città del paese, Bishkek e Osh. “Le autorità hanno persino imposto l’uso di dichiarazioni da stampare a casa anche se gli abitanti sono molto poco collegati e non hanno certamente una stampante”, 

Ma qualunque sia la politica scelta dai loro leader, gli stati dell’Asia centrale sembrano meno minacciati di quelli europei di fronte all’epidemia. La popolazione dei giovani per metà ha meno di 25 anni e l’isolamento del mondo rurale, che concentra la maggior parte degli abitanti, potrebbero in definitiva limitare la diffusione del virus.

Con una grande incognita, per quei paesi la Cina è Vicina, molto vicina e non è detto che finiranno  per subire le pressioni sanitarie dei due grandi e incombenti fratelli. Cina e Russia.

Giuliano Longo

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