Coronavirus: dalla medicina cubana consigli pratici ai diabetici per affrontare la pandemia

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Coronavirus: dalla medicina cubana consigli pratici ai diabetici per affrontare la pandemia

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La medicina a Cuba viene considerata fra una delle più efficienti del mondo, nonostante l’embargo USA che ha impedito recentemente l’esportazione di respiratori di produzione americana in quel Paese. Di questa risaputa esperienza internazionale ne è prova l’invio a Torino e in Lombardia di alcune decine di medici e infermieri specializzati per affrontare l’epidemia di Covid-19. 

Oggi il quotidiano cubano Gramma  pubblica una serie di considerazioni sui rischi Coronavirus per i diabetici e scrive:  a proposito dei dubbi generati dal rapporto tra il diabete mellito e la malattia Covid -19, la dottoressa  Ileydis Iglesias Marichal, riconosciuta specialista  in endocrinologia, ha chiarito che il contagio colpisce qualsiasi persona, ma che il paziente diabetico  ha la maggiori possibilità di un’evoluzione difficile.

La  dottoressa ha precisato che il diabete non è la sola malattia a rischio di complicazioni di fronte a un’infezione respiratoria provocata dal nuovo virus, ma che il sistema immunologico dei pazienti  diabetici è più debole e permette un ciclo di fluttuazioni importanti ai livelli del glucosio.

«Con la presenza di un’infezione, il glucosio aumenta nel sangue e questo stimola un ambiente favorevole per lo sviluppo di qualsiasi germe patogeno, e l’azione di questo non permette la diminuzione di questi livelli. Inoltre questa situazione  fa peggiorare la malattia e conduce a un’evoluzione sfavorevole».

La direttrice dell’Istituto Nazionale d’Endocrinologia ha ricordato  che a Cuba  «più di un milione di persone sono diabetiche e tra loro 900.000 sono diagnosticate, ma la differenza sono i malati che non conoscono la loro patologia. Nei diabetici, il pancreas genera un deficit d’insulina, e questo danneggia altri organi e deprime il sistema immunologico.

Il quadro sociale si complica  perchè è noto che fra i diabetici c’è una forte percentuale di persone con più di 60 anni tanto tanto  che in quasi tutte le famiglie c’è un diabetico che spesso presenta altre patologie croniche non trasmissibili e assumono alte dosi di medicinali.

Per questo motivo, la dottoressa ha proposto che si realizzi l’isolamento in casa delle persone diabetiche: «non dev’essere il diabetico che va a comprare il pane o a condurre il menage familiare, mentre deve mantenere la calma perché qualsiasi grado d’ansietà, depressione, paura o preoccupazione genera un incremento della glicemia». Inoltre deve mantenere con cura il trattamento con i  farmaci abituali per non dover andare a rinnovare il certificato dei medicinali fuori dalla sua abitazione.

La dottoressa ha suggerito, nella misura del possibile, di non fare cambi alle dosi terapeutiche prescritte, ma soprattutto di calcolare la quantità di pastiglie sufficiente  «non è il momento di fare cambiamenti dagli gli schemi del trattamento» ha detto  Iglesias Marichal.

Inoltre ha consigliato di idratarsi frequentemente, prassi che il diabetico deve attuare con grande costanza perché  l’acqua fa calare gli indici di glucosio nel sangue,  purifica l’organismo dalle sostanze tossiche e fa diminuire le secrezioni prodotte dalle infezioni respiratorie.

Ha consigliato anche di passare il tempo in distrazioni positive per non trasformare l’ansia che potrebbe assalire dentro casa con un consumo esagerato di alimenti, soprattutto carboidrati, che fanno alzare l’indice di zucchero nel sangue.

Inoltre la permanenza nelle abitazioni può creare problemi per lo scarso esercizio fisico e per questo è necessario  sviluppare abitudini come camminare in casa con esercizi di ginnastica domestica o addirittura danzare. 

Infine ha consigliato di non andare dal medico se non è strettamente necessario per evitare l’esposizione alle malattie respiratorie, rivolgendosi  a quello di famiglia più vicino.

In conclusione « il paziente diabetico prenda distanza dagli assembramenti, ingerisca acqua, mantenga i suoi medicinali, stia calmo e resti in casa».

Allo scopo di valorizzare questi pratici consigli si consideri che nel 2016 i diabetici in Italia erano oltre 3 milioni 200 mila in Italia, il 5,3% dell’intera popolazione (16,5% fra le persone di 65 anni e oltre).  La diffusione del diabete è quasi raddoppiata in trent’anni (coinvolgeva il 2,9% della popolazione nel 1980). Anche rispetto al 2000 i diabetici sono 1 milione in più e ciò è dovuto sia ’invecchiamento della popolazione che ad altri fattori, tra cui l’anticipazione delle diagnosi (che porta in evidenza casi prima sconosciuti) e l’aumento della sopravvivenza dei malati di diabete. 

 Nell’ultimo decennio, infatti, la mortalità per diabete si è ridotta di oltre il 20% in tutte le classi di età. Inoltre, confrontando le generazioni, nelle coorti di nascita più recente la quota di diabetici aumenta più precocemente che nelle generazioni precedenti, a conferma anche di una progressiva anticipazione dell’età in cui si diagnostica la malattia.

Giuliano Longo

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