Coronavirus: modello Germania? Effettuati tanti test all’inizio della pandemia limitando il numero dei decessi

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Coronavirus: modello Germania? Effettuati tanti test all’inizio della pandemia limitando il numero dei decessi
Foto Claudio Furlan - LaPresse 17 Marzo 2020 Milano (Italia) News Milano durante l’emergenza coronavirus Nella foto: Via Paolo Sarpi al tramonto Photo Claudio Furlan/Lapresse 17 March 2020 Bergamo (Italy) Milan during the coronavirus outbreak In the photo: sunset in Via Paolo Sarpi

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Una interessante analisi di quanto va succedendo in Germania sotto i colpi del Coronavisus, la propone il quotidiano Francese Le Monde con una intervista dal suo corrispondente a Berlino Thomas Wieder. Il giornalista cita il conteggio fornito dal Robert-Koch Institute of Public Health, secondo il quale l’epidemia ha ucciso 2.799 persone in Germania, in effetti molto meno che nel Regno Unito (circa 11.000), che in Francia (14.000), che in Spagna (17.000) o in Italia (20.000). Quindi il tasso di mortalità (cioè il numero di decessi rispetto al numero di casi identificati), in Germania è molto più basso che altrove dall’inizio dell’epidemia, anche è anche lì va crescendo. 

Secondo il giornalista ci sono diverse spiegazioni per questo dato discordante, ma decisivo è stato lo screening sui contagi che è stato fatto tempestivamente e in modo massiccio  rispetto a molti altri paesi (anche se lontano dai livelli della Corea del Sud). Questo ha permesso di identificare le persone infette    in particolare i portatori asintomatici – attuando misure di isolamento che hanno indubbiamente impedito al virus di diffondersi troppo rapidamente, specialmente fra gli anziani. Questa possibilità verrebbe confermata dal fatto che in Germania, rispetto agli altri paesi, l’età media delle persone risultate positive per Covid-19  è relativamente bassa: circa 49 anni (in Italia e Francia, è circa 62 anni). Per fare un confronto: il 17% delle persone che hanno contratto il virus in Germania ha più di 70 anni, rispetto al 36% in Italia.

Wieder fa poi notare che la Germania ha circa 33 letti di terapia ogni 100.000 abitanti, mentre l’Italia ne ha 12,  la Francia 11 e la Spagna 10. E’ quindi evidente che con meno persone infette a rischio diminuiscono le morti. 

Va anche notato che 2.000 dei 2.800 decessi in Germania sono stati registrati nelle tre regioni dove si concentra  poco meno della metà della popolazione del Paese. Soprattutto per la Baviera e il Baden-Württemberg, le regioni più ricche (in questo senso ci sono analogie con la Lombardia), ma anche regioni con popolazione molto “densa” come nella Renania Settentrionale-Vestfalia. Laddove invece la popolazione è meno fitta gli abitanti circolano meno che altrove. Si consideri per fare un esempio, che dei sei maggiori aeroporti internazionali  cinque sono nell’ex Germania occidentale.

E ancora, alla fine della scorsa settimana, c’erano circa 2.300 pazienti in reparti di terapia intensiva con il 78% di essi assistito da un respiratore artificiale, percentuale elevata rispetto ad altre realtà europee almeno all’inizio della pandemia. 

C’è poi un aspetto istituzionale che riguarda il decentramento dei Lander. Weider ricorda che il federalismo tedesco inizialmente è stato piuttosto criticato a causa dei ritardi che comporta in termini di processo decisionale. Ma, costituzionalmente, il governo federale non ha il potere per vietare gli assembramenti: è una decisione che deve essere presa dai Länder. Di conseguenza, in alcuni, come Berlino, ci sono voluti quasi quattro giorni per l’adozione da parte delle autorità regionali delle “raccomandazioni” del governo federale.  

Per tagliare la testa al toro su questa delicata questione Weider conclude «qui stiamo toccando qualcosa di molto sensibile in Germania, legato alla storia e alla cultura politica del Paese, dove l’idea della concentrazione del potere suscita ancora grande sfiducia….  penso che l’eccezionale popolarità di cui gode oggi Angela Merkel (circa l’80% delle opinioni favorevoli) è in parte legata al rispetto del suo governo, fino ad ora, per il tradizionale equilibrio di potere tra Stato federale e Länder».

Insomma, come vedete non tutto il mondo è lo stesso paese anche se l’Europa, in questa fase di svolta epocale, dovrebbe almeno provarci.

Giuliano Longo

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