Da Le Monde (FR): la paura quotidiana dei dipendenti di pompe funebri

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Da Le Monde (FR): la paura quotidiana dei dipendenti di pompe funebri

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Lo so, può sembrare macabra la notizia, ma di questi lavoratori delle cerimonie funebri e dei rischi che corrono se ne parla poco. In Francia ne scrive il quotidiano Le Monde che ricorda come questa professione, e che si voglia o no almeno Oltralpe non viene considerata prioritaria e non ha protezioni con gli operatori sopraffatti dal numero di decessi dovuti al Coronavirus che devono gestire.

“Non saremo mai visti come eroi anche se prendiamo dei rischi e siamo in prima linea”. Così un operatore del settore, intervistato dal quotidiano tenta di mimetizzare le preoccupazioni della sua categoria.  

Seine-Saint-Denis è uno dei dipartimenti più colpiti dalla crisi sanitaria, l’intervistato ammette di essere “in ginocchio” perché “dieci o dodici ore di lavoro al giorno, non dovrebbero durare due mesi” e fa sapere che ormai le pompe funebri di Seine-Saint-Denis sono sature di defunti colpiti dalla pandemia. 

A Mulhouse (Alto Reno), uno dei principali centri epidemici, parla un “trasportatore” che mantiene l’anonimato perché di questi tragici trasporti funebri si occupa saltuariamente, un precario insomma.

È un massacro. Tutto è capovolto. I tempi di sepoltura possono raggiungere quindici giorni in stanze scarsamente refrigerate” con bare ammassate ai muri delle camere mortuarie. 

Al di là dei problemi di “deposito” e conservazione dei corpi, la crisi ha profondamente cambiato le pratiche degli operatori funebri. Ora sono costretti a distanziare i parenti del defunto e limitare il numero di partecipanti alle cerimonie, specialmente nei cimiteri, contrariamente alla disposizioni d’Italia che addirittura hanno abolito la presenza ai funerali al momento della sepoltura o dell’incenerimento.

Questo lavoro a catena e questo allontanamento sono in contrasto con la nostra professione basata sull’empatia nei confronti delle famiglie“, afferma con tristezza il vicedirettore generale della Confederazione di Undertakers e Marble, primo sindacato dei datori di lavoro nel settore. 

All’accelerazione dei casi di morte nelle case  si aggiunse la “paura” , come ammette il sindacalista,  di “contaminazione”. “I nostri ragazzi vanno a lavorare con la paura nel loro stomaco”. 

Sotto la pressione delle federazioni sindacali del settore, anche in Francia il governo ha vietato drasticamente le pratiche funebri (divieto di servizi igienici mortuari su corpi colpiti o probabilmente colpiti da Covid-19, nonché pratiche di conservazione) e ha imposto l’immediato smaltimento (scusate il termine) delle salme dei deceduti contaminati o sospettati di essere infetto, con un decreto del 2 aprile scorso. 

Ma gli operatori spesso hanno a che fare con “l’area grigia”, ovvero situazioni in cui l’incertezza incombe sulla causa della morte, soprattutto nelle case di cura e nelle proprie case dove anche intere famiglie sono a rischio. 

Questa situazione che priva parenti, amici e conoscenti dell’ultimo addio, tanto che a New York girano già immagini di fosse comuni, dà il segno di una devastazione psicologica delle anime e dei cuori, che nessun eurobond o intervento miliardario della Federal Reserve potrà sanare se non con gli anni. Viene a mancare “una cerimonia degli addii” che solo le più cruente guerre hanno imposto rompendo un habitus antropologico che serve a superare, nei viventi, quel sottile crinale fra vita e morte che incombe, più o meno rimosso, nelle nostre menti.

Giuliano Longo

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