Formula 1 virtuale: nuova frontiera o semplice palliativo?

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Formula 1 virtuale: nuova frontiera o semplice palliativo?

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Il coronavirus ha fermato quasi tutte le attività mondiali, comprese quelle sportive. Nemmeno la Formula 1 è scampata a ciò, con il Gran Premio d’Australia annullato all’ultimo momento a causa degli alti rischi di contagio tra piloti e addetti ai lavori (infetti sono stati trovati tra i meccanici McLaren e Haas) e l’inizio del campionato rimandato, al momento, al 14 giugno in Canada, sul circuito cittadino di Montreal, anche se le attuali condizioni socio-sanitarie possono cambiare da un momento all’altro, sia nel bene che nel male.

E allora cosa fare nel frattempo? Come ovviare a questo problema, che rischia di danneggiare l’intero brand F1 a causa dell’inattività prolungata? Una soluzione parziale è stata trovata, anche se sicuramente farà discutere in molti: tenere gare virtuali fatte con i videogiochi, precisamente F1 2019, prodotto dalla Codemasters.

L’ambito dei cosiddetti Esports è molto variegato, e la Formula 1 virtuale rappresenta solo uno dei tanti aspetti di queste discipline che toccano cifre da capogiro (nelle finali del campionato mondiale 2016 del gioco online League of Legends la squadra vincitrice, la coreana SK Telecom T1, ha ricevuto più di 2 milioni di dollari). Al di là dei pregiudizi, inoltre, si tratta di un “mestiere” massacrante, che richiede ore ed ore di allenamento al giorno, per il quale i vari giocatori devono a volte devono prepararsi adeguatamente anche al livello fisico, come nel caso di Brendon Leigh, primo campione del mondo di Formula 1 virtuale nel 2017 (riconfermatosi nel 2018), il quale, ingaggiato dalla Mercedes per correre sotto le loro insegne nella F1 Esports Series, ha dovuto poi sottoporsi ad una dieta e ad esercizi simili a quelli dei piloti reali.

È stato dunque deciso di sfruttare queste potenzialità per poter creare una serie di gare virtuali in modo tale da sopperire alla mancanza di quelle reali (sempre grazie a F1 2019), e domenica 5 aprile si è dunque tenuto il Gran Premio virtuale d’Australia in due categorie: la prima destinata ai piloti professionisti “reali” (tra i quali spiccano Charles Leclerc, Alexander Albon, Lando Norris, George Russell, Stoffel Vandoorne e Antonio Giovinazzi), l’altra a quelli eSports ufficiali.

Entrambe le competizioni si sono rivelate molto interessanti, con Leclerc che ha conquistato una vittoria abbastanza agevole nella sua classe, mentre quella dei piloti virtuali ha visto trionfare il danese Frederik Rasmussen, sotto contratto con la Red Bull Racing Esports, davanti al ferrarista nonché nostro connazionale David Tonizza.

Trattandosi di un videogioco, ovviamente, non è realistico al 100%: i vari corridori si sono potuti permettere manovre al limite che nella realtà si sarebbero tradotte con testacoda, incidenti gravi e penalità, ma tutto sommato il risultato è stato soddisfacente e interessante. I problemi legati alle tecnologie videoludiche, inoltre hanno portato sull’orlo dell’esaurimento diverso piloti, tanto che Lando Norris ha addirittura disinstallato F1 2019 dal suo computer in diretta streaming sulla piattaforma Twitch, a causa dei vari crash e bug che gli impedivano di prendere parte alla competizione.

Quindi possiamo definirlo un sostituto della Formula 1 o una sua pallida imitazione? Nessuna delle due cose, in realtà, in quanto, come abbiamo ben visto, si tratta di uno sport virtuale, per cui sostanzialmente diverso, con le sue particolarità. E pur prefiggendosi come una simulazione quanto più possibile vicina alla realtà F1 2019 non è esente da difetti, come abbiamo ben visto. Sicuramente ci sono alternative migliori sul mercato per chi prefigge una verosimiglianza pressoché completa con le vetture vere (basti pensare ai vari Assetto Corsa, rFactor 2, Project Cars ecc.), ma al momento i titoli prodotti da Codemasters restano l’unica alternativa per chi vuole godersi un’esperienza ufficiale completa con la serie regina dell’automobilismo, e comunque di ottima qualità, anche solo per farsi una gara senza troppi pensieri.

Insomma, attenti dunque alla retorica che vorrebbe le gare virtuali come la “salvezza” per gli appassionati di Formula 1 a digiuno di corse, ma non bisogna neanche negare il loro potenziale d’intrattenimento, e questa quarantena forzata potrebbe introdurre ad esse tanti nuovi fans. Non solo un gioco, quindi, ma qualcosa di più.

Simone Pacifici

 

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