“Spillover” un libro di David Quammen: la vera pandemia è il dominio umano sull’ambiente

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“Spillover” un libro di David Quammen: la vera pandemia è il dominio umano sull’ambiente

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Il giornalista e divulgatore scientifico Quammen è soprattutto noto per un suo libro del 2012 pubblicato da Adelphi nel 2014, dal titolo “Spillover” che tradotto vuol dire tracimazione, in questo caso virale, quando il virus fa un salto dagli animali selvatici all’uomo (termine scientifico “Zoonosi”) .

Letto nell’attuale situazione pandemica di Coronavirus rappresenta un testo quasi profetico sullo sviluppo prevedibile, e sottolineo prevedibile, di pandemie di origine virale .

Quammen in 600 pagine ci racconta la storia delle varie epidemie Hebra in Australia, Ebola in Africa, Sars in estremo oriente e tante altre sulle quali si sono impegnati migliaia di ricercatori e medici, chi nei laboratori, chi sul campo, lasciandoci spesso la vita. 

Dopo la pubblicazione in inglese il giornalista dichiarava al New York Times: «Non vengono da un altro pianeta e non nascono dal nulla. I responsabili della prossima pandemia sono già tra noi, sono virus che oggi colpiscono gli animali ma che potrebbero da un momento all’altro fare un salto di specie – uno spillover in gergo tecnico – e colpire anche gli esseri umani».

 Il libro, un po’ saggio sulla storia della medicina e un po’ reportage, è stato scritto in sei anni di lavoro durante i quali Quammen ha seguito gli scienziati al lavoro nelle foreste congolesi, nelle fattorie australiane e nei mercati delle affollate città cinesi. L’autore ha intervistato testimoni, medici e sopravvissuti, ha investigato e raccontato con stile quasi da poliziesco la corsa alla comprensione dei meccanismi delle malattie. 

Il 20 marzo scorso veniva intervistato dal quotidiano Il Manifesto nella sua casa in Montana (USA). Val la pena di citare alcuni brani della sua intervista. 

«Molte specie animali – esordisce nell’intervista- sono portatrici di forme di virus uniche. Ed eccoci qui come potenziale nuovo ospite. Così i virus ci infettano. Così, quando noi umani interferiamo con i diversi ecosistemi, quando abbattiamo gli alberi e deforestiamo, scaviamo pozzi e miniere, catturiamo animali, li uccidiamo o li catturiamo vivi per venderli in un mercato, disturbiamo questi ecosistemi e scateniamo nuovi virus”.

Sin qui la descrizione di quella che viene definita “zoonosi” che secondo l’autore rappresenta il 60% delle malattie infettive umane, mentre l’altro 40% proviene da virus o altri agenti patogeni che si sono lentamente evoluti nel tempo insieme all’uomo. Ed è impossibile sradicare la “zoonosi” distruggendo tutta la specie che ha determinato il contagio. 

E’ vero, ad esempio,  che «molti dei virus che hanno causato le zoonosi negli ultimi 60 anni hanno trovato il loro ospite nei pipistrelli, ma questi rappresentano un quarto di tutte le specie di mammiferi sul pianeta, il 25%. È naturale, quindi, che sembrino sovra rappresentati come fonti di virus per l’uomo».

La parte iniziale del libro è dedicata alla ricerca dell’origine di Ebola nella popolazione delle scimmie che tuttavia non giunse mai a risultati certi anche perché riappariva in tempi diversi  in vari luoghi anche lontani centinaia di chilometri con scarse possibilità di contatto, questo perché, ci spiega David «i virus non tornano dall’essere umano all’ospite ma il virus continua a risiedere nell’ospite. E questo è ciò che accade con la maggior parte di queste epidemie. Arrivano, colpiscono gli esseri umani, le persone soffrono, muoiono, gli esperti sanitari rispondono, l’epidemia viene messa sotto controllo, l’epidemia scompare e poi passano diversi anni prima che si ripeta. Dov’è il virus nel frattempo? È nell’ospite».

Riferendosi al Covid-19 ricorda di aver scritto in Spillover che  «siamo stati fortunati con la Sars perché era un virus molto pericoloso: si diffondeva facilmente da un essere umano all’altro e aveva un alto tasso di mortalità, quasi il 10%, eppure, sarebbe stato peggio se le persone fossero state contagiose ancor prima di manifestare i sintomi. E ho scritto allora: Dio non voglia che avremo a che fare con un virus grave come la Sars che si diffonde dalle persone prima che si vedano i sintomi» e questo sembra proprio il caso del Coronavirus. E aggiunge «in questo momento abbiamo esattamente questo caso di virus. Dicono che quando un proiettile ti colpisce non senti mai il colpo, perché il proiettile arriva prima e poi il suono arriva dopo. Questo virus funziona così».

Cosa ci insegna questa pandemia? Quammen non ha dubbi: «Prima di tutto possiamo imparare che le zoonosi possono essere molto pericolose e costose e dobbiamo essere preparati nell’affrontarle. Dobbiamo spendere molte risorse e molta attenzione nella preparazione.Più posti letto in ospedale, più unità di terapia intensiva, più ventilatori, più mascherine, più formazione del personale sanitario, più formazione degli scienziati. Studiare piani di emergenza a livello locale, regionale, nazionale e tutto questo costa denaro. L’altra cosa che dobbiamo imparare è che il modo in cui viviamo su questo pianeta ha delle conseguenze, delle conseguenze negative. Noi dominiamo questo pianeta come nessuna altra specie ha mai fatto. Ma ci sono conseguenze e alcune prendono la forma di una pandemia da coronavirus. Non è una cosa che ci è capitata. È il risultato delle cose che facciamo, delle scelte che prendiamo. Tutti ne siamo responsabili».

Giuliano Longo

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