Coronavirus, per La Croix, quotidiano cattolico francese, l’OMS dovrebbe avere un ruolo guida contro la pandemia, ma non ha mezzi

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Coronavirus, per La Croix, quotidiano cattolico francese, l’OMS dovrebbe avere un ruolo guida contro la pandemia, ma non ha mezzi

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Nella sua intervista a La Croix Joel Ruel de le Centre national de la recherche scientifique (CNRS) mette in guardia sul danno del Covid-19 nei paesi emergenti e nei cosiddetti Stati fragili. Per l’economista “c’è una palese mancanza di solidarietà a tutti i livelli. A livello internazionale, pochissimi paesi basano la loro reazione sulle raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS)” che serve principalmente come contatore per nuovi casi e morti. 

A livello dell’Unione europea, – prosegue – la chiusura delle frontiere da parte di diversi Stati membri costituisce una misura pressoché inefficace per il contenimento del virus  “poiché se tutti devono essere confinati su entrambi i lati del confine, in modo che nessuno lo attraversi tranne che per estrema  necessità“ più che efficace è destinata soprattutto a inviare un messaggio politico che crea una assenza di solidarietà fra i vari Paesi europei.
Negli Stati Uniti, Donald Trump ha chiesto ai governatori degli stati di procurarsi da soli le attrezzature necessarie: maschere, respiratori, ecc. Si potrebbe attribuire questa generale mancanza di coordinamento all’emergenza, ma secondo Ruet è la conseguenza di una linea di nazionalismo estremo e questa mancanza di solidarietà globale, rappresenta la debolezza del sistema multilaterale, di cui l’OMS dovrebbe essere il fulcro in caso di pandemie.

Fra gli organismi sovranazionali l’OMS senza mezzi materiali e giuridici “è il segno che la questione della salute pubblica è stata trascurata. Ogni paese ha ritenuto di essere in grado di far fronte a una possibile epidemia”, ma Ruet si chiede se nella ricerca del vaccino non si debba procedere a “un raggruppamento rapido, totale e trasparente della ricerca in materia e, quindi, a un raggruppamento della sua produzione”. A medio termine, potrebbe essere creato un comitato permanente, sulla falsariga del famoso Giec, il gruppo internazionale di esperti sul clima.”un gruppo interdisciplinare che riunisca  medici, ricercatori, scienziati sociali, economisti, storici …” che dovrebbe operare non solo  in caso di pandemia, “ma su base regolare “ definendo protocolli di rischio. 

Attualmente non esiste un fondo per i paesi più deboli costretti a trovare soluzioni in caso di emergenza, come  è successo per l’epidemia di Ebola in Africa occidentale. Per fare un esempio, l’economista cita la  Francia che ha inviato materiali di protezione in Cina che oggi da quel Paese vengono forniti all’ Europa e di in particolare all’Italia. “E allora perché  non creare uno stock globale (di forniture, ndr)? Non si tratterebbe di conservare miliardi di maschere in un determinato paese. Tuttavia, un organismo potrebbe sovrintendere all’ assegnazione sulla base del volontariato dei paesi fornitori. Le maschere andrebbero quindi dove i bisogni sono più urgenti”.

Alla domanda quale scenario prevede per i cosiddetti stati “fragili” di fronte al Covid-19? Lo scenario peggiore, risponde, riguarda Siria o Iraq, dove un ritiro militare per proteggere le truppe dall’epidemia “potrebbe portare a una grave destabilizzazione  lasciando libero controllo a Daesh”. Così nel Sahel, dove sono presenti truppe non solo francesi, se questi Stati fossero colpiti da una crisi sanitaria tutto diverrebbe possibile per i terroristi. Ma soprattutto ci sono Paesi dove dilagano le baraccopoli , e in queste aree di emarginazione il contenimento dell’epidemia è  impossibile.

L’intervistato insiste che a una pandemia globale vanno date risposte globali e credere che l’Occidente sia protetto da una ondata di ritorno del virus dai cosiddette paesi terzi, è una illusione. Chi crede di sbarrare la diffusione del virus con la chiusura dei confini che vale come misura immediata, non comprende che questa pandemia determinerà un nuovo  paradigma storico, dove la redistribuzione della ricchezza, in modo più o meno caotico e ribellistico,  sarà fondamentale per le sorti dell’umanità. Ben altro che un piano Marshall per i Paesi ricchi che già vedono accalcarsi milioni di cittadini penalizzati dalla diseguaglianza sociale.
Giuliano Longo

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