Coronavirus, l’Africa meno colpita? Il warning di Le Monde sulle facili illusioni da social

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Coronavirus, l’Africa meno colpita? Il warning di Le Monde sulle facili illusioni da social

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 L’Africa è davvero immunizzata contro il Coronavirus? L’ipotesi è stata sollevata nei primi giorni dell’epidemia, in un misto di speranza e incredulità, tanto che già  un mese fa  il limitato numero di casi rilevati nel continente ha dato origine a tutti i tipi di interpretazioni. 

Secondo il quotidiano parigino Le Monde, sempre attento alle analisi sul cosiddetto terzo mondo e in particolare dell’Africa, per il momento  si sta già discutendo  nelle sedi internazionali sulla possibilità di errori di rilevamento nei Paesi di quel continente. Ancora a gennaio, solo due paesi, il Sudafrica e il Senegal, disponevano di laboratori in grado di localizzare la passata epidemia di  SARS seguendo  la traccia della resistenza demografica del Corona che sembra in generale risparmiare bambini e adolescenti. 

Il quotidiano francese fa notare  che in Africa  l’età media della popolazione è di soli 19,7 anni, rispetto ai 43 anni in Europa, tuttavia il dato manca ancora di  basi scientifiche così come mancano ricerche e studi attendibili per quanto riguarda  gli effetti del clima più caldo che potrebbe limitare la diffusione della pandemia che invece sta dilagando dalla Cina ai Paesi dell’Occidente. 

Ancora oggi le contaminazioni registrate in quel continente rappresentano solo una piccola frazione sul totale del pianeta, ma questa osservazione non dovrebbe alimentare alcun compiacimento. Infatti dopo i primi casi “importati”, la situazione si va deteriorando rapidamente. Sia che l’onda stia arrivando ora  o che sia stata semplicemente sottovalutata, l’Africa non può rimanere immune alla pandemia a lungo termine sulla scorta di seri studi epidemiologici. 

Resta il fatto che, molto più che in Europa – prosegue Le Monde-, i Paesi della regione hanno subito epidemie mortali. L’ultima, Ebola è estinta a malapena nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) causando finora circa 2.260 morti, ma questi tragici salassi inducono a reazioni e abitudini consolidate anche grazie al sostegno internazionale. 

Non a caso i Paesi africani sono stati spesso più veloci dei loro partner occidentali nell’attuare misure preventive come i test di temperatura alle frontiere che in passato sono stati  rapidamente organizzati. Ora più di 40 paesi hanno laboratori in grado di rilevare il virus e misure di coprifuoco e contenimento sono state messe in atto qua là senza attendere la contaminazione.

Le osservazioni di Le Monde ci fanno capire che l’Africa, dal punto di vista epidemiologico, non è il deserto di arretratezza che alcuni immaginano magari alludendo, con palesi interessi politici di allarme fra la popolazione,  ai rischi che l’immigrazione (praticamente ormai quasi bloccata) comporterebbe per il nostro Paese già nell’occhio del ciclone. 

Quanto alle più bizzarre o anche argomentate opinioni sugli effetti mitigatori del clima sull’espandersi o il riaffacciarsi della epidemia , tocca andarci cauti se non vogliamo, senza evidenze scientifiche, dover convivere con il Coronavirus anche sotto l’ombrellone.

#iorestoacasa

Giuliano Longo

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