Coronavirus: l’Argentina guarda con interesse alla sperimentazione di un ricercatore francese

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Coronavirus: l’Argentina guarda con interesse alla sperimentazione di un ricercatore francese

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Nel mondo è un gran fermento di ricerche per soluzioni terapeutiche che affrontino  la pandemia del Corona-19, ancor prima del vaccino che si prevede minimo fra 18 mesi. Attualmente i vari centri di ricerca collaborano fra di loro e si confrontano continuamente mentre le notizie vengono diffuse dai più autorevoli media internazionali.

Citiamo per esempio il Clarin di Buenos Aires che oggi pubblica l’opinione dell’ex presidente della Società argentina per le malattie infettive, Lautaro De Vedia, che afferma  di essere fiducioso per le prospettive di guarigione, il professore attualmente lavora all’ospedale Muñiz dove sono ricoverati diversi pazienti da Coronavirus che al momento a suo giudizio “evolvono bene”.
Nel corso di una intervista gli viene citata l’esperienza di un  medico francese, piuttosto anti-sistema, che sta sfidando l’industria e la scienza affermando di avere la cura contro il Coronavirus. “Si chiama Didier Raoult, ha i capelli lunghi – scrive il Clarin – sembra uscito da un film sul futuro. Roualt è direttore dell’Istituto mediterraneo di infezioni di Marsiglia eminente al mondo per le malattie infettive trasmissibili”.
La prescrizione di questo medico si basa su una combinazione di due farmaci: l‘idrossiclorochina antimalarica e l’azitromicina antibiotica. L’idrossiclorochina, già sperimentato in altre realtà, è un derivato della clorochina, medicinale economico usato dal 1944 contro la malaria.
L’azitromicina è ancora più familiare. Di solito viene somministrata per trattare i sintomi di polmonite e altri tipi di virosi polmonare con trattamenti generalmente di 3 giorni perché persiste a lungo nell’organismo. La combinazione di entrambi i farmaci per il trattamento del Coronavirus è perfettamente applicabile in Argentina, secondo il dott. De Vedia.
Nel frattempo dalla Francia il dott. Raoult sfida l’opinione corrente perché “Ho la cura – dice – ma non vogliono considerarla anche se è un lavoro serio che può dare speranza”. 
I due farmaci sono comunque usati in Argentina. L’idrossiclorichina è un farmaco molto vecchio, usato nella malaria e avrebbe effetti per contrastare il virus, inoltre, come risulta anche a noi da varie fonti di cui si è data notizia in questi giorni, la sua efficacia nel trattamento in alcuni casi sarebbe possibile

Il medico argentino intervistato ritiene che questo antimalarico risulterebbe efficace in combinazione con l’antibiotico, l’azitromicina, perché in grado di regolare l’attività del sistema immunitario essendo farmaci modulari che regolano con precisione il sistema di difesa dell’organismo  per difendersi in modo più efficace. 

“La combinazione di entrambi i farmaci non è nuova ed un possibile trattamento”, afferma il prof De Vedia che non esclude effetti secondari ma “succede come in ogni cosa, quindi a seconda del tipo di paziente occorre valutare cosa e come somministrare. Nel frattempo la Società argentina delle malattie infettive continua a raccomandare l’uso di farmaci antiretrovirali per la polmonite grave causata da Coronavirus, ma non esiste ancora un trattamento definitivo”. Tuttavia per De Vedia il ricercatore francese “è serio, ma ha ancora bisogno di uno studio su larga scala perché i suoi risultati attuali riguardano solo  un piccolo gruppo di pazienti”.

Ovviamente il presente articolo non ha alcuna pretesa rivelatoria rispetto a ricerche complesse e che impegnano decine di migliaia di ricercatori, ma vuole solo essere un esempio di come anche dall’altra parte del mondo la ricerca e la sperimentazione corrano, per ora precedute dalla inesorabile marcia del virus.

Giuliano Longo

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