Spagnola, Asiatica, Coronavirus: ecco le pandemie mondiali degli ultimi 100 anni

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Spagnola, Asiatica, Coronavirus: ecco le pandemie mondiali degli ultimi 100 anni

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Il Governo ha emanato il nuovo Dpcm 11 marzo che prevede ulteriori misure restrittive su tutto il territorio nazionale per contrastare l’emergenza coronavirus.

Il provvedimento avrà validità dal 12 al 25 marzo.

Tra le misure previste sono sospese le attività di bar, pub, ristoranti. Chiusura dei parrucchieri e centri estetici. Resteranno aperti alimentari, benzinai, edicole e tabacchi oltre a farmacie e parafarmacie. Le industrie resteranno aperte ma con “misure di sicurezza”, cioè purché garantiscano iniziative per evitare il contagio.

Chiusi invece i reparti aziendali “non indispensabili” per la produzione. Si incentiva anche la regolazione di turni di lavoro e le ferie anticipate.

Restano confermate tutte le misure restrittive del Dpcm del 9 marzo, definito #Iorestoacasa. Il provvedimento limita gli spostamenti delle persone, blocca le manifestazioni sportive, sospende in tutto il Paese l’attività didattica nelle scuole e nelle università fino al 3 aprile.

Coronavirus

La pandemia di COVID-19 del 2020 in Italia ha avuto ufficialmente inizio il 30 gennaio, quando due turisti cinesi sono risultati positivi per il virus SARS-CoV-2 a Roma. Un focolaio di infezioni di COVID-19 è stato successivamente rilevato a partire da 16 casi confermati in Lombardia il 21 febbraio, aumentati a 60 il giorno successivo con i primi decessi segnalati negli stessi giorni.

Alla data dell’11 marzo 2020 ci sono stati 12 462 casi positivi di coronavirus, tra cui 1 045 persone guarite e 827 persone decedute, e sono stati effettuati 73 154 tamponi per il virus, rendendo l’Italia il secondo paese per numero di infezioni al mondo, dopo la Cina.

Alla fine di febbraio, l’Italia è risultata essere stata colpita più duramente che qualsiasi altro paese in Europa dalla pandemia della COVID-19. L’Italia è stata il primo dei soli due paesi in Europa a sospendere tutti i voli diretti da e verso la Cina, trattando l’epidemia con una delle misure più drastiche nell’UE.

Tra le prime misure di contenimento dell’infezione, 11 comuni dell’Italia settentrionale (in Lombardia e in Veneto) erano stati messi in quarantena. Il Consiglio dei ministri ha emanato un decreto-legge il 23 febbraio 2020 con divieto di accesso e allontanamento nei comuni dove sono presenti focolai e la sospensione di manifestazioni ed eventi; successivamente sono stati emanati quattro decreti attuativi: DPCM del 25 febbraio 2020, DPCM del 1° marzo 2020, DPCM del 4 marzo 2020, DPCM dell’8 marzo 2020 e DPCM delľ11 marzo 2020.

«Nel ventesimo secolo – scrive l’adnkronos – si sono verificate tre pandemie influenzali: nel 1918, 1957, e 1968, che sono state identificate comunemente in base alla presunta area di origine: Spagnola, Asiatica e Hong Kong. Si sa che sono state causate da tre sottotipi antigenici differenti del virus dell’influenza A, rispettivamente: H1N1, H2N2, e H3N2. Sebbene non classificate come pandemie, tre importanti epidemie si verificarono anche nel 1947, nel 1977 e nel 1976. “Le epidemie maggiori non mostrano una periodicità o caratteri prevedibili – sottolinea l’Iss – e differiscono l’una dall’altra. Esistono prove scientifiche a favore dell’ipotesi che le vere pandemie, con modifiche dell’emagglutinina, originino da riassortimento genetico con virus dell’influenza A degli animali”.
 

1918: la Spagnola (H1N1) – Si stima che un terzo della popolazione mondiale fu colpito dall’infezione durante la pandemia del 1918–1919. La malattia fu eccezionalmente severa, con una letalità maggiore del 2,5% e circa 50milioni di decessi, alcuni ipotizzano fino a 100 milioni. Negli anni trenta furono isolati virus influenzali dai maiali e dagli uomini che, attraverso studi siero-epidemiologici furono messi in relazione con il virus della pandemia del 1918. Si è visto che i discendenti di questo virus circolano ancora oggi nei maiali. Forse hanno continuato a circolare anche tra gli esseri umani, causando epidemie stagionali fino agli anni ’50,quando si fece strada il nuovo ceppo pandemico A/H2N2 che diede luogo all’Asiatica del 1957. I virus imparentati a quello del 1918 – si legge ancora – non diedero più segnali di sé fino al 1977, quando il virus del sottotipo H1N1 riemerse negli Stati Uniti causando un’epidemia importante nell’uomo.

Dal 1995, a partire da materiale autoptico conservato, furono isolati e sequenziati frammenti di Rna virale del virus della pandemia del 1918, fino ad arrivare a descrivere la completa sequenza genomica di un virus e quella parziale di altri 4. Il virus del 1918 è probabilmente l’antenato dei 4ceppi umani e suini A/H1N1 e A/H3N2, e del virus A/H2N2 estinto. “Questi dati suggeriscono che il virus del 1918 era interamente nuovo per l’umanità”, un po’ come il nuovo coronavirus.

1957: l’Asiatica (H2N2) – Dopo la pandemia del 1918, l’influenza ritornò al suo andamento abituale per tutti gli anni trenta, quaranta e cinquanta, fino al 1957, quando si sviluppò la nuova pandemia. Tranne le persone con più di 70 anni, la popolazione non aveva difese contro il virus. Nonostante non esistesse una sorveglianza epidemiologica, il virus fu studiato nei laboratori di Melbourne, Londra e Washington, dopo il riconoscimento che un’importante epidemia era in corso. Il New York Times in un articolo descrisse l’epidemia che aveva coinvolto circa 250.000 persone in un breve periodo ad Hong Kong. In contrasto a quanto osservato nel 1918, le morti si verificarono soprattutto nelle persone affette da malattie croniche e i meno colpiti furono i soggetti sani.
1957: l’Asiatica (H2N2) – Dopo la pandemia del 1918, l’influenza ritornò al suo andamento abituale per tutti gli anni trenta, quaranta e cinquanta, fino al 1957, quando si sviluppò la nuova pandemia. Tranne le persone con più di 70 anni, la popolazione non aveva difese contro il virus. Nonostante non esistesse una sorveglianza epidemiologica, il virus fu studiato nei laboratori di Melbourne, Londra e Washington, dopo il riconoscimento che un’importante epidemia era in corso. Il New York Times in un articolo descrisse l’epidemia che aveva coinvolto circa 250.000 persone in un breve periodo ad Hong Kong. In contrasto a quanto osservato nel 1918, le morti si verificarono soprattutto nelle persone affette da malattie croniche e i meno colpiti furono i soggetti sani.

1968: Influenza Hong Kong (H3N2) – Come nel 1957, la nuova pandemia provenne dal Sud Est Asiatico e anche questa volta fu la stampa a dare l’allarme con la notizia di una grande epidemia in Hong Kong data dal Times di Londra. Nel 1968, come nel ’57 le comunicazioni con la Cina continentale erano poco efficienti. Il virus – conclude l’adnkronos – fu poi introdotto nella costa occidentale degli Usa con elevati tassi di mortalità, contrariamente all’esperienza dell’Europa dove l’epidemia, nel 1968–1969, non si associò ad elevati tassi di mortalità. In Italia l’eccesso di mortalità attribuibile a polmonite ed influenza associato con questa pandemia fu stimato di circa 20.000 decessi».

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