Il film coreano “Parasite” di Bong Joon-ho vince l’Oscar: la recensione di Cinque

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Il film coreano “Parasite” di Bong Joon-ho vince l’Oscar: la recensione di Cinque

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Parasite, diretto dal regista sudcoreano Bong Joon-ho, è la prima pellicola in lingua straniera nella storia degli Stati Uniti a vincere la statuetta d’oro degli Oscar come miglior film. La commedia drammatica è stata la protagonista della notte di Hollywood: delle sei candidature ottenute ha vinto quattro riconoscimenti, ottenendo anche l’Oscar come miglior film internazionale, miglior regista e miglior sceneggiatura originale.
Il film di Bong ha sconfitto le pellicole 1917, Once Upon a Time in Hollywood, Jojo Rabbit, The Irishman, Joker, Marriage Story e Le Mans 66 – La Grande sfida, come Miglior film. La vittoria di Parasite è storica: nel corso dei 92 anni di premi Oscar, appena dieci pellicole in lingua straniera erano state candidate come miglior film ma nessuna di queste era riuscita nell’intento di vincere il premio.

Il film aveva vinto anche la Palma d’oro per il miglior film al Festival di Cannes 2019.

La pellicola racconta la storia di una lotta di classe: da una parte i quattro membri della famiglia di Ki-taek che vivono in un sotterraneo pieno di parassiti con un’unica finestra sul mondo davanti alla quale un passante continua a far pipì e gli altri, la famiglia del signor Park proprietario di una multinazionale informatica, che vivono in una villa d’autore con una grande vetrata che dà su un giardino alla giapponese. Due finestre su due realtà: una miseramente povera, l’altra eccessivamente ricca.

I primi sbarcano il lunario, alla caccia del wifi che ‘rubano’ ai vicini che li tiene connessi alle poche possibilità di guadagnarsi il pane, facendo lavoretti mal pagati, mentre i secondi fanno una vita agiata con due figli, il più piccolo dei quali ha subito un trauma da bambino.

La famiglia ricca vive nella casa disegnata da un famoso architetto ed arredata in modo molto sofisticato, quasi a voler significare che sono ricchi ma non “parvenue”, ma quello che vogliono veramente è circondare il loro mondo con un muro (il muro della casa è inquadrato più volte) e non permettono a nessuno di attraversarlo. Non sono interessati al mondo esterno, alla metropolitana e alle persone che puzzano. Vogliono spingere tutti fuori da quella linea e vogliono rimanere al sicuro dietro di essa. E lo fanno anche non accettando in casa persone che non siano presentate da qualcuno di cui si fidano e questo sarà la loro fine. La puzza ha un ruolo determinante nel film ed è l’identificatore della classe di provenienza.

Qual è il legame tra le due famiglie? Un amico del figlio di Ki-taek ha bisogno di essere sostituto come insegnante d’inglese della figlia del signor Park e la tragicommedia comincia.

Ki-woo entra nella casa e incontra la bella figlia Yeon-kyo di cui il suo amico era innamorato e capendo subito i punti deboli della famiglia riesce a far entrare madre, padre e sorella come governante, autista e insegnante d’arte. E qui inizia la vita in comune delle due famiglie ed è il figlio più piccolo che lancia il grido d’allarme dicendo ‘hanno tutti la stessa puzza’.

Ma la situazione precipita quando, la famiglia assente per un campeggio, appaiono altri due poveracci che avevano usato lo stesso escamotage prima e che sono stati scalzati dal nuovo gruppo e che, invece di allearsi con loro, come sarebbe naturale, iniziano a farsi la guerra facendo crollare tutto.

Lotta tra poveri che porta alla dissoluzione con l’unica speranza che il figlio Ki-woo possa scalare la scala sociale e rimettere a posto le cose. Ma questa è una utopia molto americana che forse in Corea del Nord è ancora un’utopia.

Le scene nella parte bassa della città, invasa dall’acqua delle fogne, con la figlia seduta sul water connessa al wifi con l’acqua puzzolente che le scorre sotto ed il campo di fortuna allestito per dare ricovero a tutti quelli che sono rimasti senza casa accentuano sempre di più la divisione ricchi/poveri.

Dice il regista che noi abbiamo antenne di classe molto sensibili che ci fanno riconoscere subito l’appartenenza di una persona che incontriamo per strada, in aeroporto o altrove. Spesso anche osservando i pacchetti che portano o come vestono ci chiediamo quanto guadagnano quasi che solo la situazione economica possa connotare una persona.

Il film, che è anche un thriller, evocando vividamente la forte disperazione del tardo capitalismo, colpisce anche con la sua forza predittiva rappresentando, il party in giardino è un capolavoro, la forza distruggente della lotta di classe.

Un film che dura due ore e non perde nemmeno un momento d’attenzione. Premio sicuramente meritato.

Anna Maria Felici

 

Regista

Bong Joon-ho

Attori

Song Kang-ho, Sun-kyun Lee, Yeo-jeong Jo, Choi Woo-Sik, Park So-dam, Hyae Jin Chang

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