Elezioni di primavera: contro Gualtieri i Cinquestelle candidano senza molto entusiasmo Rossella Rendina

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Elezioni di primavera: contro Gualtieri i Cinquestelle candidano senza molto entusiasmo Rossella Rendina

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Oggi il Secolo D’Italia on line, diretto da Francesco Storace esordisce chiedendo “ma che fine ha fatto Rossella Rendina? Chi è?”. È la candidata pentastellata nel collegio Roma 1 della camera, quello che fu di Paolo Gentiloni, oggi Commissario Europeo, e per il quale il Pd schiera il ministro dell’economia Roberto Gualtieri

Secondo Storace è inspiegabile l’atteggiamento del Movimento Cinquestelle che candida la Rendina contro il ministro dell’economia del loro governo, ma – aggiunge- “se lo hanno fatto non è stato un colpo di mano della candidata a cui hanno dato anche il simbolo” solo che “non si capisce che cosa stiano facendo per supportarla. La Rendina è sola. Muta. Ha un programma? Lo illustra da qualche parte? Sulla sua pagina facebook c’è qualche fotografia ma per ora poco o nulla”.
Si dice che lei sia già pentita per aver accettato di competere perché  “sperava almeno in una telefonata di Virginia Raggi, ma si deve accontentare solo di Paola Taverna” alla quale, aggiungiamo noi, la sindaca non è mai stata un gran che simpatica.

Eppure per Storace la sindaca sbaglia “perché in questa elezione nel cuore di Roma – il collegio va da Montemario ai rioni del centro storico passando per Prati e lambendo Trastevere – si misura anche lei. E sui voti che prenderà la Rendina non certo su quelli di Gualtieri”.

Teoricamente i grillini, a un anno dalle comunali, non possono subire un’altra batosta modello Emilia Romagna e prima ancora in Umbria, con un movimento in caduta libera nei sondaggi, ma Storace allora sospetta un “patto di puro potere sottoscritto con il Pd che prevede persino il sacrificio di una candidata gettata allo sbaraglio e poi abbandonata”. Scelta a nostro avviso, più che dettata da un oscuro “patto di potere” dalla disperazione per una sconfitta annunciata. Va detto che della Rendina si sa pochino eccetto che è stata scelta dagli esoterici vertici 5stelle senza le mitiche (ormai) consultazione on line, essendo l’unica che si è (coraggiosamente) candidata a quel collegio e in possesso tutti i (misteriosi) requisiti necessari. 

Forse la scarsa attenzione della Raggi alla candidata è dovuta anche alle sue intenzioni future, tanto che nelle scorse settimane circolava la voce (probabilmente diffusa ad arte) che la sindaca intendesse correre alle comunali del 2021 con una propria lista. Lei si sente trascurata dal suo MoVimento al governo da due anni (con alleati diversi) che non riserverebbe la dovuta attenzione alla Capitale, chiacchiere e promesse a parte. Inoltre Virginia si sente messa ai margini della discussione sul futuro del MoVimento che culminerà con gli Stati Generali alle idi di marzo. 

Per ora nel Pd tutto tace anche se di nomi ne circolano alcuni, in ogni caso pare prevalere la strategia di un candidato a sindaco unitario della sinistra romana come è successo con Gualtieri sia pure con molti mal di pancia renziani. E poi Nicola Zingaretti, nella sua proverbiale cautela, non è certo tipo da bruciare prematuramente nomi e personalità a distanza di un anno dal voto e con un quadro di governo piuttosto instabile.

Intanto la destra per le elezioni di primavera schiera Maurizio Leo dei Fratelli D’Italia, più volte deputato, assessore con Alemanno, professore ordinario di diritto tributario della Scuola Nazionale dell’Amministrazione e docente nei reparti d’istruzione della Guardia di Finanza. Le possibilità che riesca a conquistare quel collegio risultano scarse, almeno guardando ai numeri delle ultime elezioni politiche del 2018 dove Gentiloni dilagò con il 40% dei consensi staccando di oltre dieci punti l’antagonista di centrodestra, Luciano Ciocchetti fermo al 30,9. Angiolino Cirulli del Movimento cinque stelle è al 16,7%.
Evidentemente i FdI contano sull’effetto Giorgia che sta recuperando consensi e che non sarà affatto disponibile a subire l’assalto annunciato da Salvini alla Capitale.

Viene quindi da chiedersi se oltre alla grillina Rendina, anche il meloniano Leo sia una candidatura di bandiera non tanto per perdere dignitosamente, ma almeno per sondare l’elettorato, quello più vicino al Pd. In fondo i sacrifici nell’antica Roma servivano anche per predire il futuro di uno scontro che appare sempre più bipolare destra/sinistra perché salvo miracoli, tertium 5stelle non datur…… almeno sino all’eventuale ballottaggio.

Giuliano Longo

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